L’effetto Bernanke (delayed) affossa le Borse mondiali. Wall Street si prende una pausa

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E ancora una volta la Borsa americana si dimostra determinata a voler continuare la sua corsa. Dopo le flessioni di ieri – che hanno in parte innescato le vendite su tutte le Borse mondiali – gli indici di Wall Street hanno aperto questa mattina in flessione per poi recuperare gran parte del terreno perduto. Che cosa e’ successo? Non sono sicura che i dati sul mercato immobiliare siano stati cosi’ potenti da risollevare il mercato – nonostante abbiano mostrato il secondo maggiore aumento mensile dalla recessione delle vendite di case nuove ad aprile. Mi sembra più probabile che i movimenti di oggi siano parte di una fase di pausa dopo le flessioni degli indici si ieri che pero’ non hanno messo a repentaglio livelli tecnici importanti. Secondo Derek Orth, Desiganted Market Maker per Brendan E. Cryan and Company, proprio guardando ai livelli tecnici raggiunti ieri era facile prevedere per oggi una pausa e un supporto. Secondo Derek fino a che non scenderemo sotto quota 1600 non vedremo un segnale forte di correzione. 1646 puo’ essere definita un’area solida per una pausa e possiamo scendere anche fino a 1625 senza intaccare gli attuali equilibri.
E’ anche vero che il recupero di oggi potrebbe essere attribuibile ad un terzo fattore: gli investitori che aspettavano di entrare sul mercato hanno trovato oggi – dopo i movimenti di ieri – una buona occasione per farlo.
Non saranno in tanti a farlo domani pero’. E’ il venerdi’ prima del lungo fine settimana del Memorial Day e forse per aprire nuove e importanti posizioni si aspettera’ fino al rientro martedi’.

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Bernanke confonde i mercati – la Fed si prepara a diminuire gli acquisti di bond?

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La Federal Reserve continua ad inviare messaggi contrastanti. E questa volta direttamente dal Presidente della Federal Reserve Ben Bernanke che, durante la sua testimonianza davanti alla commissione economica congiunta del Congresso ha confermato la totale supervisione della banca centrale senza cambiamenti alla politica monetaria e durante la risposta ad una domanda dei legislatori ha indicato che nei prossimi mesi effettuera’ una revisione del ritmo degli acquisti di bond dal mercato.
Cosa e’ successo? Le dichiarazioni dei vari esponenti della Fed dei giorni scorsi sono servite a testare il mercato? Valutare le reazioni?
Il deputato repubblicano del Texas, Kevin Brady, ha chiesto a Bernanke: “allora, attuerete una politica monetaria piu’ restrittiva entro fine estate”? Bernanke, dopo aver tentennato per qualche secondo, ha risposto che dipendera’ dai dati economici, il ritmo di acquisto di bond potrebbe rallentare entro le prossime riunioni del FOMC.

Le dichiarazioni di Bernanke non stupiscono alcuni degli economisti che hanno predetto – e sono in diversi – che la Fed iniziera’ a diminuire l’entita’ degli acquisti di bond dal mercato a partire da settembre. Una diminuzione non vuol dire abbandonare gli stimoli e, come ha specificato anche Bernanke, gli acquisti possono sempre essere ritoccati al rialzo se necessario.
Il Presidente della Federal Reserve di New York, William Dudley, questa mattina aveva forse anticipato il messaggio di Bernanke. Nel corso di un’intervista rilasciata a Bloomberg News aveva indicato che potrebbero volerci alcuni mesi per stabilire il ritmo della ripresa economica e quindi valutare un possibile ritocco agli stimoli.
E dai verbali dell’ultima riunione della Fed – e qui nessuna sorpresa – diversi membri del FOMC si sono schierati a favore di una diminuzione del QE3 gia’ dal mese prossimo.
Ho parlato questa mattina, subito dopo l’inizio dell’intervento di Bernanke, con Gregory Keating, Managing Director per James E. Coffey Securities, che ha fatto notare che obiettivamente le condizioni economiche, seppur sulla carta, sono in miglioramento e la Federal Reserve dovra’ iniziare eventualmente a ridurre il ritmo degli aiuti. La politica monetaria della Federal Reserve resta l’unico elemento al momento in grado di influenzare la direzione dell’azionario, ricorda Greg, sia nel breve che nel lungo periodo. E’ un mercato che continua a correre ed e’ l’unico in grado di garantire buoni rendimenti al momento. Attenzione domani ai dati sui sussidi di disoccupazione e poi aspettiamoci tanta calma fino al rientro dal Memorial Day martedi’ prossimo.

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Non bastano le operazioni societarie, l’azionario Usa si prende una pausa dopo i recenti guadagni

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Pochi volumi e movimenti altalenanti oggi per gli indici di Borsa che hanno tentato di raggiungere nuovi massimi sostenuti dalle notizie relative ad operazioni societarie. Un tentativo fallito, prevale cautela dopo quattro settimane consecutive di guadagni per lo S&P 500. Un rally troppo veloce, concorda Kenneth Polcari, Direttore NY Floor per O’Nel Securities, a questo ritmo a fine anno gli indici raddoppieranno e chiaramente non e’ possibile. Secondo diversi analisti, responsabili delle strategie, economisti, i titoli azionari Usa sono ancora convenienti, l’economia e’ in via di miglioramento, non c’e’ ragione di pensare ad un ritracciamento. Ma sappiamo che il mercato non ci crede o quanto meno e’ confuso e cerca segnali piu’ chiari. La settimana scorsa, ad esempio, i dati economici negativi avevano innescato guadagni perche’ alimentano aspettative relative a nuovi interventi di stimolo della Fed. E, sottolinea Kenny,i dati invece positivi di venerdi’ hanno sostenuto i guadagni perche’ non si tratta di dati esageratamente superiori alle attese e quindi non bastano alla Federal Reserve per cambiare idea sul QE3… Confusione? Incertezza? Cautela? E la Federal Reserve non sembra aiutare. Diversi i membri della banca centrale americana che negli ultimi giorni hanno segnalato pubblicamente le proprie opinioni in termini di politica monetaria. Opinioni in qualche caso davvero discordanti come quella del presidente della Fed di Minneapolis, secondo cui bisognerebbe aumentare l’entita’ degli acquisti di bond, in netto contrasto con quella del Presidente della Fed di Dallas, Richard Fisher, secondo cui il QE3 andrebbe allentato al piu’ presto.
Questa settimana, povera di dati economici, avremo nuove informazioni dalla Federal Reserve: diversi gli interventi in calendario da parte di alcuni dei componenti della banca centrale ma soprattutto aspettiamo il discorso del Presidente Ben Bernanke al Congresso sullo stato dell’economia. Secondo Kenny le domande dei legislatori saranno probabilmente incentrate sull’efficacia del piano di acquisto di bond della Fed e sull’impatto reale degli stimoli sulla congiuntura americana…
Ed e’ vero, come ricorda Kenny, che le opinioni dei membri della Fed possono fornirci qualche dettaglio in piu’ sul dibattito in corso all’interno del FOMC, ma Ben Bernanke e’ l’unico in grado di segnalare quello che fara’ la Federal Reserve. Nelle ultime settimane Bernanke ha piu’ volte ribadito che nonostante l’economia stia mostrando segnali di recupero siamo ancora lontani dal ritmo di crescita auspicato dalla Fed – quindi aspettiamoci ancora il supporto da parte della stessa.

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Quarta settimana di guadagni per gli indici di Wall Street. L’effetto Fed continua

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A Wall Street gli indici guadagnano per la quarta settimana consecutiva e sembrano non voler interrompere la lunga corsa che li ha portati su livelli record anche in questi giorni.
Il dibattito semi-pubblico in corso tra i diversi membri della Federal Reserve conferma che non c’e’ ancora una posizione unanime sulla tempistica dell’eventuale interruzione delle operazioni di stimolo. Se per Ben Bernanke non ci sara’ un ritiro del QE3 fino a che il tasso di disoccupazione non scendera’ sotto il 6,5%, per altri – vedi per esempio il Presidente della Fed di San Francisco John Williams – la Fed gia’ da questa estate potrebbe iniziare a diminuire le operazioni di acquisto di bond dal mercato.
E’ vero che questa settimana abbiamo avuto dati economici deludenti soprattutto da settori come occupazione (sussidi) e immobiliare (nuovi cantieri) e oggi invece una sorpresa positiva dall’indice preliminare sulla fiducia dei consumatori per il mese in corso (il “wealth effect” creato dai guadagni dell’azionario, non e’ quello a cui punta la Fed?).
Secondo Peter Cardillo, Chief Market Economist per Rockwell Global Capital, il dibattito tra i membri della Fed e’ solo retorica politica. Se i dati economici dovessero peggiorare ulteriormente la Federal Reserve, dice Peter, non solo non interrompera’ gli acquisti di bond ma alzera’ il totale di acquisti mensili da $85 mld a $100 mld. I dati sui sussidi di disoccupazione di ieri confermano che il mercato del lavoro cresce ancora ad un ritmo troppo lento che non e’ in grado per ora di garantire una discesa nel breve del tasso di disoccupazione al 6,5%. Inoltre l’effetto dei tagli automatici sembra non svanire per il momento e si nota nella gran parte dei dati pubblicati nelle ultime settimane. Un effetto, dice Peter, non solo sui fondamentali ma soprattutto psicologico che ritroveremo ancora per diverso tempo sull’andamento dell’economia.
Intanto i numeri relativi all’inflazione hanno mostrato ancora prezzi sotto controllo che permettono alla Federal Reserve di continuare con le operazioni di stimolo. Le notizie che arrivano dall’Europa non sono ancora incoraggianti, la recessione nell’area euro e’ paragonabile a quella del dopoguerra, dura da tempo e ha un impatto sulla congiuntura globale. La crescita globale in atto non basta a risollevare l’Europa. Il livello di occupazione qui negli Stati Uniti non basta a supportare la crescita economica ad un livello auspicabile tra il 2,5% e il 3% ricorda Peter.

La prossima settimana avremo ancora dati economici importanti. Il piu’ importante, secondo Peter, l’indice PMI flash in arrivo giovedi’. Ma seguiremo anche il discorso di Ben Bernanke al Congresso e leggeremo i verbali dell’ultima riunione del FOMC. Secondo Peter avremo la conferma che la banca centrale americana e’ pronta ad intervenire ancora se necessario e il mercato continuera’ a guadagnare.

Intanto il dollaro continua a salire, il dollar index e’ arrivato ai massimi di tre anni. L’oro e’ in calo per la settima seduta consecutiva per via non solo del dollaro forte ma anche dopo i chiari segnali di inflazione sotto controllo arrivati nei giorni scorsi.
Interessante notare, ricorda Peter, che il mercato ha visto importanti guadagni anche con un dollaro cosi’ forte, la correlazione tra rischio e dollaro e’ svanita per ora com era successo negli anni ’80 e negli anni ’90 quando il dollaro era molto forte e il mercato azionario era positivo.

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I dati deludono e la Borsa Usa guadagna. Tecnicamente (e non solo) ci sono ragioni per guadagnare ancora

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I dati economici deludono ancora. Le nuove richieste di sussidio di disoccupazione sono aumentate la settimana scorsa a sorpresa e fino ai massimi di sei settimane. Il numero di nuovi cantieri per l’edilizia aperti ad aprile e’ sceso del 16,5% (fino ai minimi di cinque mesi), la flessione piu’ accentuata dal febbraio del 2011. Dal comparto manifatturiero arrivano ancora segnali preoccupanti con l’attivita’ in contrazione a sorpresa nell’area di Philadelphia (e le componenti dell’indice della Fed di Philadelphia, relative a nuovi ordini e occupazione, nettamente peggiori delle attese).
Insomma, numeri deludenti per la seconda seduta consecutiva, gia’ ieri i dati peggiori del previsto avevano inizialmente pesato sui listini in apertura ma poi gli operatori hanno interpretato i dati come una prova ulteriore che la Federal Reserve avra’ bisogno di continuare ad acquistare bond dal mercato. Aspettative quindi che sostengono ancora l’azionario con il raggiungimento ieri di nuovi massimi per Dow Jones e S&P 500. Sono in tanti a non credere ancora nel rally in corso, mi ricorda Derek Orth, Designated Market Maker per Brendon E. Cryan and Company, ma la rottura di supporti importanti per lo S&P 500 lascia pensare ad un rally duraturo. Dal punto di vista tecnico infatti secondo Derek lo sfondamento di 1625 punti e’ un segnale rialzista, un movimento significativo che indica la forza dietro al rally.
Le valutazioni dei titoli restano interessanti, l’azionario si conferma la destinazione migliore per gli investimenti per diversi motivi: il rapporto prezzo/utili, le aziende godono di ampia liquidita’ e intraprendono riacquisti azionari e distribuiscono dividendi per attirare nuovi investitori. Nonostante i dati economici negativi, c’e’ spazio per guadagnare ancora secondo Derek. E la prospettiva di ulteriori operazioni di stimolo in futuro sosterra’ i listini.

La tecnologia continua a correre, l’indice SOX dei semiconduttori ha ampiamente superato i 470 punti (soglia vista l’ultima volta nel 2011), sta testando al momento questo livello e se riuscira’ a superarlo andra’ facilmente verso i 500 punti.

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Seduta di guadagni a Wall Street, innescati dai commenti di David Tepper. Il rally continuera’, le valutazioni restano interessanti

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David Tepper dimostra ancora una volta la sua influenza sul mercato. Il co-fondatore e gestore del’hedge fund Appaloosa Management dice pubblicamente quello che tanti operatori a Wall Street pensano gia’ da tempo: non bisogna temere un’interruzione delle operazioni di acquisto di bond da parte della Feredal Reserve.

Se la Fed non inizia a rallentare il ritmo degli aiuti entreremo in un mercato hyper-drive (pericoloso) scondo Tepper e, per garantire una crescita stabile (e non pericolosa), la Fed deve mollare la presa.
E’ vero che la banca centrale americana non ha indicato per ora l’intenzione di interrompere il QE3, nonostante il Wall Street Journal abbia riferito venerdi’ che un piano di uscita sarebbe gia’ pronto anche se niente e’ ancora deciso sulla tempistica – ancora al centro del dibattito tra i membri del FOMC. Il quotidiano ha citato il Presidente della Fed di Philadelphia Charles Plosser che oggi ha confermato la sua posizione: la Fed dovrebbe iniziare ad allentare le operazioni di stimolo al piu’ presto.

I commenti di David Tepper hanno sostenuto oggi in parte i listini, era gia’ successo in passato. Nel settembre del 2010, anche in quell’occasione nel corso di un’intervista rilasciata alla CNBC, Tepper aveva innescato quello che e’ stato definito poi il “Tepper Rally” dopo aver dichiarato che il programma di acquisto di bond della Fed avrebbe garantito un rafforzamento dell’azionario. E cosi’ e’ stato, con il Dow Jones e lo S&P 500 che da allora hanno guadagnato circa il 45% e toccato – solo la settimana scorsa – nuovi massimi assoluti.
Secondo David Tepper il rally continuera’ e ci sono ancora $400 miliardi nell’economia in cerca di una destinazione e l’azionario resta ancora il posto migliore per investire. L’hedge fund Appaloosa l’anno scorso ha garantito un ritorno del 30%. Tepper ha dichiarato di avere in portafoglio ancora Apple, che perfomera’ in linea con il mercato e dovrebbe rimanere un titolo solido se il prossimo prodotto che verra’ lanciato dal gruppo sara’ rivoluzionario. Tepper e’ ancora positivo sui bancari, Citigroup e’ il titolo che gode della maggiore percentuale in portafoglio.

Tepper non e’ il solo a pensare che l’azionario sia ancora interessante e che la valutazioni siano ancora molto basse. Il gestore ha utilizzato, per esprimere il suo punto di vista, un grafico elaborato dal blog Liberty Street Economics (sul sito della Federal Reserve di New York) sull’andamento dell’Equity Rick Premium (la differenza tra le aspettative di ritorni dall’azionario e dall’obbligazionario) che dimostra che i titoli azionari sono i piu’ economici degli ultimi 50 anni. Eccolo qui.

 

 

 

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Terza settimana consecutiva di rialzi a Wall Street, attenzione al cambio dollaro-yen

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Nonostante le flessioni di ieri lo S&P 500 chiude la sua terza settimana consecutiva di guadagni. Tecnicamente non e’ cambiato molto questa settimana, sottolinea Peter Cardillo, Chief Market Economist per Rockwell Global Capital, gli indici hanno oscillato in una banda limitata in attesa di un evento in grado di definire un eventuale cambio di direzione. Ci troviamo in una situazione favorevole per l’azionario, dice Peter, con tassi di interesse bassissimi. E nonostante il continuo dibattito tra i vari membri della Federal Reserve sulla tempistica dell’allentamento delle operazioni di stimolo, i dati economici ancora mostrano una crescita debole (Peter conferma le sue aspettative per un Pil tra l1,5% e l’1,75% nel trimestre in corso) e un mercato del lavoro in lento recupero e non ci sono quindi gli elementi per la banca centrale per interrompere le operazioni di acquisto di bond.

La settimana appena conclusasi e’ stata davvero povera di eventi, la prossima invece sara’ densa di dati economici che riguarderanno tutti i settori: le vendite al dettaglio, la fiducia dei consumatori, il super indice, il settore immobiliare, l’attivita’ manifatturiera (con i primi dati di maggio). Ma secondo Peter non saranno solo i dati economici a muovere il mercato ma soprattutto i livelli del cambio dollaro-yen. Livello che per ora non ha un impatto sulle esportazioni americane ma che porta anche all’indebolimento di altre valute. Un movimento, quello del dollaro, che ha un impatto sulle contrattazioni anche oggi con le flessioni dei prezzi delle materie prime e la discesa dei titoli legati alle stesse. Peter avverte che se il dollar index tocchera’ i massimi dell’anno si notera’ immediatamente l’effetto sui mercati.

Maggio rimarra’ abbastanza positivo, secondo Peter, e non e’ da escludere un ribasso contenuto tra il 2% e il 3% la prossima settimana ma e’ da escludere una correzione tra il 10% e il 12% questo mese a meno che non avremo un repentino cambio di direzione da parte della Federal reserve.
Nel brevissimo termine intanto attenzione ad eventuali indicazioni dal meeting dei ministri delle finanze del G7 entro domani.

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No news, good news – l’azionario Usa continua a correre

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Gli indici di Borsa americani non sembrano voler interrompere la sequenza di guadagni che ha portato lo S&P 500 a chiudere su livelli record per quattro sedute consecutive e il Dow Jones per la prima volta in assoluto sopra i 15 mila punti in chiusura – soglia che aveva pero’ gia’ raggiunto nella seduta di venerdi’.
“No news is good news” (nessuna notizia, buona notizia) sembra valere per il mercato, sottolinea Gregory Keating, Managing Director per James E. Coffey Securities, con gli indici che continuano a correre anche in una settimana piuttosto calma senza importanti dati economici in calendario e in assenza di notizie particolari – visto che siamo ormai alla fine della stagione di trimestrali.
Il movimento degli indici non trova fondamento nella reale situazione economica, lo ripetiamo sempre e lo ricorda anche Gregory Keating, che guarda al rally con un po’ di scetticismo con la convinzione pero’ che il mercato azionario sia al momento l’unica soluzione per gli investitori in cerca di guadagni. Investitori che, anche se poco convinti, entrano sul mercato per paura di perdere il momento d’oro.
Per il resto della settimana non aspettiamoci forti volumi, vedremo probabilmente gli indici salire ancora a meno che dalla Federal Reserve non arriveranno indicazioni di futuro allentamento delle operazioni di acquisto di bond.

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Dow Jones riconquista i 15 mila punti – effetto banche centrali?

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Continua la corsa degli indici di Borsa americani, il Dow Jones ci riprova e torna sui 15 mila punti. Oggi nessuno spunto di rilievo qui negli Stati Uniti ma le notizie che arrivano dall’estero bastano a supportare il mercato. La banca centrale australiana ha tagliato a sorpresa i tassi di interesse di un quarto di punto. Intervento che segue di pochi giorni quello della Bce e che, insieme alle operazioni di Federal Reserve e Banca del Giappone, garantisce maggiore liquidita’ sui mercati.
Mark Otto, Designated Market Maker per Knight Capital Americas, ritiene che l’ottimismo sia stato innescato oggi anche dai movimenti della Borsa giapponese con il Nikkei su nuovi massimi – la reazione ai dati economici positivi sull’occupazione americana si nota solo oggi data la chiusura di ieri della Borsa di Tokyo – e dai dati economici positivi in Germania.

Lo S&P 500 intanto rimane ben ancorato al di sopra dei 1600 punti. 1597 era il livello importante da superare, ricorda Mark, e negli ultimi due giorni abbiamo individuato 1617 come resistenza. Nei prossimi giorni Mark vorrebbe vedere l’indice solidificare la propria posizione introno ai 1600 per poi riprendere a correre. Nelle ultime due sedute abbiamo notato, sottolinea Mark, l’inizio di una rotazione settoriale. I titoli difensivi avevano supportato il rally nelle ultime settimane e adesso iniziamo a vedere guadagni consistenti per tecnologia e finanziari. Un segnale incoraggiante?
Aspettiamoci pochi eventi in grado di fare la differenza questa settimana, potremmo vedere gli indici muoversi in una banda molto limitata. Guarderemo ancora all’estero nei prossimi giorni, Mark aspetta diversi dati dalla Cina tra cui quelli sulla bilancia commerciale, sull’inflazione, il livello dei prestiti e sulla massa monetaria.
Ricordo ancora che tra domani a venerdi’ ascolteremo anche gli interventi di diversi esponenti della Federal Reserve e speriamo che a nessuno venga l’idea di ipotizzare un allentamento delle operazioni di acquisto di bond. Potrebbe interrompere questa sequenza di sedute record…

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Settimana povera di spunti a Wall Street e gli indici corrono ancora

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Dopo una partenza piuttosto incerta gli indici hanno deciso di estendere i guadagni della settimana scora con lo S&P 500 che crea nuovi massimi e il Dow Jones che tenta di riavvicinarsi ai 15 mila punti.
Sara’ una settimana di consolidamento per la Borsa americana, pochi gli spunti nei prossimi giorni, siamo alla fine della stagione di trimestrali e non sono molti i dati economici in calendario. Tra mercoledi’ e venerdi’ sono previsti gli interventi di diversi esponenti della Federal Reserve che saranno ascoltati con attenzione dalla comunita’ finanziaria, mi dice kenneth Polcari, Direttore delle operazioni sul floor per O’Neil Securities.
Kenny ritiene che la reazione degli indici di venerdi’ ai dati economici sia stata esagerata. I numeri sull’occupazione sono migliori delle attese ma la crescita di posti di lavoro non e’ tale da fare davvero la differenza. In tanti, e’ vero, si aspettavano dati deludenti soprattutto dopo aver letto i numeri dell’ADP sull’occupazione del settore privato e dopo che la federal; riserve ha promesso ancora QE con possibilita’ di rivedere il programma al rialzo se necessario (economia in deterioramento?). I volumi di venerdi’ (ancora bassi) mostrano che i gestori non hanno partecipato al rally, sostenuto invece da operazioni da trader a trader come sottolinea Kenny. Che si aspetta nei prossimi giorni un possibile ritracciamento fino a 1570 per lo S&P 500, pari a circa il 2% al di sotto dei livelli attuali.

Non sarebbe una cattia idea prendersi una pausa dal mercato azionario in questo momento secondo i responsabili delle strategie di Goldman Sachs che in una nota pubblicata venerdi’ hanno previsto per lo S&P 500 il raggiungimento di 1570 nei prossimi mesi e una chiusura dell’anno a 1625. Non siamo molto lontani da questo livello..e allora cosa aspettarsi da qui a dicembre 2013? Movimenti per la gran parte laterali secondo Kenny con gli indici che saranno guidati dalle singole notizie economiche. Con la costante certezza da parte degli investitori che la Federal Reserve sara’ sempre pronta ad intervenire se necessario e continuera’ ad iniettare la liquidita’ necessaria a drogare ancora questo mercato.

I titoli difensivi hanno supportato il rally nelle ultime settimane ma venerdi’ ed oggi si notano buoni guadagni per altri comparti come la tecnologia – recupero dato dalle buone opportunita’ di acquisto create da mesi di debolezza.
In questa settimana tranquilla Kenny ritiene che lo S&P 500 non scendera’ sotto i 1570-1595 e non superera’ 1515-1520.

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