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Lo S&P 500 e il Nasdaq restano positivi mentre il titolo Ibm trascina il Dow Jones al ribasso

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Indici contrastati ad inizio settimana a Wall Street con l’azionario che torna a contrattare dopo quattro settimane consecutive di flessioni – non accadeva da tre anni – e il recupero dello scorso venerdì. Oggi a pesare sul Dow Jones e’ il titolo Ibm, che ha influenza nettamente minore sullo S&P 500 che troviamo invece in territorio positivo. Una dimostrazione che non bastano i conti solo di Ibm – che confermano le paure legate al caro dollaro e alla debolezza dell’Europa – ad innescare il panico sul mercato, sottolinea Kenny Polcari, Direttore delle operazioni sul floor per O’Neil Securities. Bisognera’ aspettare i numeri che arriveranno questa settimana e la prossima per capire davvero quale sia stato l’impatto del rafforzamento del dollaro sugi utili societari e soprattutto sulle prospettive future.
E vedremo anche se i listini riusciranno a recuperare dopo una settimana nera. In cui i tre listini di riferimento sono scesi sotto la media a 200 giorni. Fattore che ha innescato le vendite, che sono poi continuate dopo l’arrivo delle notizie preoccupanti dall’economia europea e dall’attività di fusione e acquisizione (tax inversion), il cui futuro e’ adesso in dubbio, spiega Kenny. Che ritiene che le forti vendite siano state provocate dalla necessita’ di sbarazzarsi di asset liquidi (quindi treasuries e azioni Usa) in un momento di forte volatilità e alta incertezza.

Le banche centrali sono intervenute per rassicurare i mercati e la Fed, attraverso i suoi esponenti, ha ipotizzato un’estensione delle operazioni di acquisto di bond. Una promessa che pero’ serve solo a rimarginare le ferite, un cerotto sul problema, sottolinea Kenny. Le operazioni della Fed negli ultimi 5-6 anni hanno arricchito i ricchi e non hanno fatto niente per aiutare la classe media. La banca centrale non può creare occupazione ma le riforme del Governo possono aiutare in questo senso, aggiunge Kenny. E di fatto la paura principale per i mercati e’ l’inabilita’ delle banche centrali di sostenere la crescita, possibile invece solo con le riforme strutturali in Europa e le riforme fiscali negli Stati Uniti. Del resto lo ha indicato di recente Mario Draghi e lo aveva sottolinea Ben Bernanke prima di lasciare la presidenza della Federal Reserve.
Se l’esito delle elezioni di midterm portera’ ad una maggiorana repubblicana, sia alla Camera dei Rappresentanti che al Senato, non e’ da escludere uno sblocco a Washington con maggiore probabilità di compromesso tra Casa Bianca e Congresso, secondo Kenny.

Oggi gli indici tentato di confermare i guadagni archiviati venerdi’, cercano la propria strada, dice Kenny, che non prevede che lo S&P 500 tornera’ a testare 1810 ma non esclude che 1850 possa diventare il prossimo supporto importante, almeno fino alla fine della stagione degli utili.
Questa settimana pochi i dati economici importanti in calendario, quindi l’attenzione sarà tutta rivolta sulle trimestrali.

Torna la volatilita’ a Wall Street, preoccupata per la crescita economica globale

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L’azionario americano ha registrato la peggiore settimana dal 2012. La terza consecutiva di flessioni e persi, proprio nelle ultime tre settimane, circa mille miliardi di dollari in valore. Venerdi’ le vendite sono state accompagnate da forti volumi, a circa meta’ seduta erano del 67% superiori alla media degli ultimi 30 giorni, e ancora da forte volatilità che ha contraddistinto i mercati nelle ultime tre sedute.
E’ stata una settimana molto difficile, sottolinea Peter Cardillo, Chief Market Economist per Rockwell Global Capital, gli indici hanno perso soglie tecniche molto importanti e lo S&P 500 potrebbe testare nei prossimi giorni la media a 200 giorni. L’incertezza e’ data dal rallentamento dell’attività economica globale e dalle possibili conseguenze per la congiuntura statunitense. A preoccupare e’ soprattutto l’Europa, sottolinea Peter, in particolare dopo i dati molto deboli arrivati dalla Germania che fanno temere per il crollo di quella che rimane la fortezza dell’economia europea. Il Presidente della Bce Mario Draghi ha ribadito ancora una volta di voler fare il possibile per salvare l’euro e incrementare l’inflazione, quest’ultimo commento, dice Peter, e’ una conferma che il pericolo deflazione e’ presente in Europa. Il mercato e’ preoccupato perché teme che anche con il supporto della Bce non si vedranno grandi risultati in Europa, le cui difficoltà non sono cicliche bensì strutturali e senza riforme probabilmente non si potrà avere un recupero.

Anche la Federal Reserve ha indicato di essere preoccupata per la situazione europea, come si legge sui verbali dell’ultima riunione del FOMC. La banca centrale americana ha fatto riferimento anche al dollaro, la cui forza a lungo andare potrebbe minare il recupero degli Stati Uniti. Peter ritiene tuttavia che la forza del biglietto verde rifletta da una parte i fondamentali positivi e dall’altra sia un’anticipazione del cambiamento della politica monetaria della Fed nei prossimi 6 mesi o forse anche un anno.

Nonostante la perdita di soglie importanti, che hanno portato al cambiamento del quadro tecnico per i listini, Peter non crede che gli indici stiano entrando in un periodo di correzione vera e propria, non scenderemo quindi oltre il 10%. Soprattutto perché siamo appena agli inizi della stagione di trimestrali e risultati positivi potrebbero essere in grado di supportare alcuni settori e quindi i listini. Due grandi multinazionali, Alcoa e Pepsi, questa settimana hanno mostrato che gli effetti del dollaro forte non si sono ancora notati – le loro stime sono rimaste ottimistiche anche per i prossimi mesi. La prossima settimana leggeremo i conti di altre grandi multinazionali, di colossi della tecnologia e poi gli utili delle banche, sarà quindi una settimana in grado di indicare la direzione del resto della stagione dei conti.
Lo S&P 500 potrebbe arrivare a testare i 1900 punti, mi dice Peter, che non crede che continueremo a perdere terreno anche se scenderemo al di sotto di quel livello. A meno che, spiega Peter, i dati in arrivo dall’Europa non continueranno a deludere.

Il dollaro forte e le tensioni ad Hong Kong influenzano il mercato con gli investitori cauti in attesa dei dati di venerdì

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Investitori cauti all’inizio di una nuova settimana, l’ultima del mese di settembre e del terzo trimestre. Cautela e non panico, sottolinea Kenneth Polcari, direttore delle operazioni sul floor per O’Neil Securities (che oggi ha suonato la campanella, vedi foto), che ricorda il sell off di giovedì che ha portato alla rottura di soglie tecniche, del rimbalzo di venerdì senza volumi e quindi con poca convinzione. Nel fine settimana gli investitori hanno avuto tempo per riflettere per poi ritrovarsi lunedì mattina a dover valutare le notizie in arrivo da Hong Kong (le proteste) e l’effetto del continuo apprezzamento del dollaro, per effetto dell’indebolimento delle altre valute e non della ripresa economica, che portano oggi oro e materie prime ad apprezzarsi.
Siamo a fine trimestre, oggi e domani le ultime due sedute e non e’ da escludere ancora cautela e debolezza con i gestori di fondi che escono dalle proprie posizioni. Settembre storicamente e’ un mese debole, nessuna sorpresa per Kenny quindi vedere lo S&P 500 perdere circa un punto e mezzo percentuale, fino a questo momento.
Kenny oggi monitora con attenzione 1975, l’area di supporto di bereve periodo che lo S&P 500 ha rotto giovedi’, recuperato venerdi’ e riperso questa mattina in apertura contrattazioni. Secondo Kenny ritroveremo lo S&P 500 all’interno del trading range 1955-1975 per un periodo, con l’indice che testera’ 1955 in cerca di buyers e quindi di una base per tornare a salire. Non vedremo probabilmente molta convinzione fino ai dati sul mercato del lavoro in arrivo venerdì e fino alla stagione di trimestrali – che inizia la prossima settimana, con l’attenzione degli investitori che passera’ dai dati macro a dati micro.

Il responsabile delle strategie di Deutsche Bank, David Bianco, si aspetta che il prossimo movimento del 5% dello S&P 500 sara’ al rialzo e non al ribasso e consiglia di approfittare della debolezza di questo periodo, precedente alle elezioni mid-term, per comprare. Secondo Bianco la Federal Reserve agira’ sul livello dei tassi di interesse molto lentamente il prossimo anno e quindi senza shock per i mercati. Per Deutsche Bank lo S&P 500 terminerà il 2014 a quota 2050 e resterà in una banda di oscillazione tra 1950 e 2100 nei prossimi sei mesi. Il dollaro forte avrà un impatto negativo sulle aziende che operano nei settori energia e industriale e Bianco predilige i titoli a maggiore capitalizzazione e settori come health care e tecnologia, rispetto a quelli ciclici – come quello industriale – e sceglie finanziari piuttosto che titoli energetici.

Risk off a Wall Street con le vendite che tornano sui titoli a minore capitalizzazione e su quelli Internet

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Seduta di ribassi a Wall Street con le vendite che tornano a concentrarsi sui titoli a minore capitalizzazione e su quelli del settore Internet. L’economia torna in primo piano con la possibilità di un intervento di stimolo dalla Cina che si allontana dopo i commenti del Ministro delle Finanze secondo cui non e’ questo il momento per intervenire. Nonostante le forti speculazioni relative ad una nuova fase di debolezza per il settore manifatturiero cinese che verranno evidenziate domani dal dato HSBC PMI. La conversazione quindi torna di nuovo sulle banche centrali, sottolinea Kenneth Polcari, direttore delle operazioni sul floor per O’Neil Securities, con la mancanza di nuovi stimoli che riporta nervosismo tra gli investitori. I mercati asiatici hanno reagito nella notte, deboli anche quelli europei (che ancora seguono le ripercussioni del referendum in Scozia) e qui negli Stati Uniti gli investitori abbandonano quei titoli ad alto rischio e restano ancorati a quelli sicuri (vedi le blue chips) e ai titoli di Stato. Lo S&P 500 sembra bloccato entro una banda di oscillazione tra la media a 50 giorni (1975) e i 2000 punti che sono diventati adesso area di resistenza. Sara’ così ancora per le prossime due settimane, dice Kenny, fino all’inizio della stagione di trimestrali.

Intanto questa settimana il mercato seguirà con attenzione non solo i dati economici che saranno pubblicati nei prossimi giorni ma anche i discorsi di alcuni esponenti della Federal Reserve, tra oggi e giovedì. Molto seguiti, sottolinea Kenny, non tanto dagli investitori a lungo termine, oramai preparati ad un cambiamento di politica monetaria, ma soprattutto dai traders che cercheranno tra le parole dei componenti della banca centrale dei riferimenti in grado di innescare maggiore volatilità sui mercati. Sara’ interessante capire quali siano le diverse posizioni dei presidenti dei vari distretti della Fed, capire se siano in linea con quelli di Janet Yellen.
Il Presidente della Fed di New York William Dudley ha oggi confermato ancora che le decisioni di politica monetaria dipenderanno dai prossimi dati economici e che la banca centrale monitora eventuali segnali di una bolla speculativa perche’ la stabilita’ finanziaria e’ una condizione necessaria per una efficace politica monetaria.
I dati di questa mattina intanto evidenziano ancora una certa debolezza con le vendite di case esistenti in calo inaspettato ad agosto e per la prima volta in cinque mesi e una flessione dell’attività’ manifatturiera nell’area di Chicago.

Il basso livello dei tassi di interesse preoccupa i Paesi del G20 che dall’Australia avvertono della possiblita’ di un aumento dei rischi sui mercati finanziari con i Governi che puntano sugli stimoli per incrementare la crescita. Concorda Kenny anche se sottolinea che, alla fine della fase di stimoli qui negli Stati Uniti e con prospettive di tassi di interesse bassi, resta da vedere se l’economia riuscirà a recuperare o se Janet Yellen dovra’ trovare altri strumenti per supportarla. Continua invece il supporto di Bank of Japan e di Bce che portano all’apprezzamento del dollaro. Quindi un dollaro che resta forte solo per effetto dell’indebolimento di yen ed euro e non perché ci sia dietro la spinta dell’economia, un fattore che potrebbe provocare dei problemi in futuro se la congiuntura non migliorera’.

Inizio settimana debole a Wall Street dopo i record. Apple e vendite al dettaglio in calendario

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Seduta di ribassi a Wall Street, pochi gli spunti in giornata e pochi i motivi per continuare a correre dopo i recenti record e le cinque settimane di guadagni per lo S&P 500. L’attenzione resta puntata sulle banche centrali e sul futuro dei tassi di interesse qui negli Stati Uniti come evidente dai movimenti dei listini verso i minimi della seduta in reazione ad una pubblicazione della Fed di San Francisco che sottolinea come l’opinione pubblica abbia male interpretato per quanto tempo la Fed manterrà invariati i tassi di interesse. Secondo un sondaggio citato dalla stessa Fed di San Francisco emerge come gli interpellati si aspettino un periodo di tassi fermi più prolungato rispetto ai componenti del FOMC.

I listini tuttavia non si sono mossi considerevolmente dai livelli dell’ultima settimana, come si diceva oggi pochi spunti e non sono molte le indicazioni economiche questa settimana, salvo i tanto attesi dati sulle vendite al dettaglio. Intanto iniziano già ad arrivare i commenti di analisti e responsabili delle strategie sull’andamento dei listini nell’ultimo trimestre dell’anno. Solo pochi mesi dopo aver previsto una correzione, Goldman Sachs oggi ha alzato la raccomandazione sull’azionario americano a sovrappesare perché ritiene che vedremo nei prossimi tre mesi dei guadagni grazie al miglioramento degli utili e all’aumento dei dividendi. E’ un periodo di bilanci, come sottolinea Kenneth Polcari, Direttore delle operazioni sul floor per O’Neil Securities, siamo alla fine del trimestre, siamo in attesa dell’inizio della stagione degli utili tra poche settimane e gli investitori stanno valutando come i fondi hanno performato, quanto hanno investito e quanto investiranno negli ultimi mesi dell’anno per capire quanto interesse possiamo aspettarci sul mercato. Gli analisti stanno ridimensionato le previsioni sugli utili – e come sempre quindi vedremo i singoli titoli reagire adesso così potranno guadagnare alla pubblicazione dei conti, ricorda Kenny – e l’economia e’ in graduale miglioramento, due fattori che servono quindi come base per sostenere i listini. Ma, fondamentali a parte, il supporto delle banche centrali resta la chiave, la Bce e’ intervenuta con un bazooka, anche se non con quello più grande dato che Draghi ha avvertito di avere pronti altri assi nella manica se necessario, sottolinea Kenny. Gli investitori quindi aspetteranno pazienti per un po’ di tempo in attesa di vedere se le operazioni Bce avranno effetto sull’economia europea. Intanto qui negli Stati Uniti non aspettiamoci grandi fuochi d’artificio sui mercati, Kenny prevede per fine anno lo S&P 500 tra 2000 e 2025 quindi nei prossimi mesi potremmo vedere solo qualche oscillazione. Movimento che comunque porterebbe ad un guadagno dell’8,5% per il 2014, del 10,5% se si considerano i dividendi, un ritorno quindi a ritmi normali per il mercato e scena dubbio lontani dal +30% del 2013.

Apple e Alibaba domineranno nelle prossime due settimane. Se la presentazione di Apple di domani avra’ effetto soprattutto sulla tecnologia e sul Nasdaq, il debutto di Alibaba sarà un evento in grado di innescare reazioni su diversi fronti. Oltre ad essere la più grande Ipo di sempre, sottolinea Kenny, innescherà tanto interesse per diverse ragioni. Dara’ esposizione al mercato cinese all’investitore medio, i traders avranno opportunità importanti dato che sarà un titolo molto liquido, e gli investitori a lungo termine utilizzeranno l’evento per valutare la performance del titolo in relazione anche a quella dell’economia cinese e prendere quindi decisioni più sul lungo periodo. Un debutto, quello di Alibaba, che si spinge quindi oltre i confini e fondamentalmente innescherà tanto interesse e muoverà tanti soldi. Secondo Kenny il prezzo di Alibaba verra’ fissato il 17 settembre con debutto il 18 anche se secondo altre indiscrezioni l’Ipo avverrà il 19 settembre. Sara’ un mese intenso per il mercato delle Ipo, entro la fine di settembre sono pronte a debuttare poco meno di 40 società qui al NYSE, un fattore da non sottovalutare visto l’entusiasmo che creano i debutti e soprattutto le opportunità per gli investitori di rientrare sul mercato.

Questa settimana sara’ quindi relativamente calma. Oltre alla presentazione della Apple, in calendario anche l’intervento di Mario Draghi all’Eurogruppo a Milano e i numeri sulle vendite al dettaglio USA venerdì che forniranno dettagli sui consumi a poche settimane dall’inizio della stagione degli acquisti natalizi – che quindi negli Stati Uniti sembra iniziare prima ogni anno.

Ultime due settimane di agosto, bassi volumi, movimenti esagerati e nessun motivo per superare i massimi

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La Federal Reserve ritiene che il mercato del lavoro stia recuperando ad un ritmo maggiore delle attese ma la maggioranza dei membri del FOMC non e’ ancora convinta che sia abbastanza da poter cambiare i piani sul futuro dei tassi di interesse. E’ quanto emerge dai verbali dell’ultima riunione del FOMC che conferma ancora una Fed divisa e pronta ad elaborare una strategia di uscita, anche se la gran parte dei componenti ha ancora bisogno di ulteriori indicazioni per poter pensare ad un intervento.
L’azionario ha reagito, seppur non in maniera marcata, con un ribasso alla pubblicazione delle minute, per poi recuperare ampiamente il terreno perduto.
Nessuna sorpresa quindi, il mercato conferma l’intenzione di voler rimanere ancorato ai massimi, siamo davvero a pochi punti dai record di luglio per lo S&P 500 e non ci sono al momento motivi per superarli o per allontanarci sensibilmente da quel livello. Come fa notare anche Kenneth Polcari, Direttore delle operazioni sul floor per O’Neil Securities, che ricorda che siamo alle ultime due settimane di agosto ovvero periodo di vacanze in Europa e Stati Uniti e che i bassi volumi portano a reazioni esagerate da parte dei listini. I timori legati alla debole situazione economica in Europa riportano tra gli operatori le speculazioni su un possibile imminente intervento da parte della Bce mentre rimangono ancorate le aspettative per tassi fermi negli Stati Uniti per un periodo prolungato. Fattori che agevolano il rientro degli investitori sul mercato in questo momento, sottolinea Kenny. Le attese sono per il simposio annuale dei banchieri centrali a Jackson Hole in Wyoming, solitamente non in grado di muovere i mercati ma che potrebbe fornire senza dubbio qualche sorpresa.
Il tema del simposio quest’anno sara’ la dinamica del mercato del lavoro e secondo Kenny Janet Yellen non potra’ soffermarsi troppo su temi strettamente legati solo agli Stati Uniti, il suo intervento sara’ a più’ ampio raggio. Le sorprese potrebbero arrivare da Mario Draghi, almeno sono queste le speculazioni che circolano sul mercato, vista la situazione particolarmente difficile per l’economia europea, aggiunge Kenny.

Wall Street recupera ma e’ piu’ un movimento opportunistico che un cambiamento di direzione

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Tornano a guadagnare gli indici di Borsa americani e ancora una volta riescono a recuperare dopo una seduta appesantita da timori geopolitici anche se dati i volumi molto sottili il movimento di oggi e’ più un segnale opportunistico che un cambiamento deciso di direzione, secondo Kenny Polcari, Direttore delle operazioni sul floor per O’Neil Securities. Un mercato in grado di rialzarsi e di ponderare oggettivamente la situazione, secondo Kenny, che racconta come gli investitori, dopo l’iniziale reazione nervosa, si siano resi conto che la situazione non e’ ancora fuori controllo e siano tornati a concentrarsi sulle trimestrali e sui dati economici. E’ avvenuto anche nel corso della seduta di ieri quando i listini hanno recuperato dai minimi sulla scia di segnali positivi dalla comunità internazionale, a lavoro per risolvere la situazione a Gaza e arrivare ad una soluzione in Ucraina. E il mercato monitora soprattutto la situazione Israele-Gaza, dice Kenny che ritiene che sia la situazione in Medio Oriente a spaventare i mercati. I buyers non vogliono allontanarsi dal mercato ed e’ per questo che abbiamo visto reazioni nervose al ribasso, ma più contenute rispetto al passato, nonostante i timori geopolitici c’e’ sempre qualcuno pronto ad entrare ed acquistare sul mercato, sottolinea Kenny. Il recupero di oggi non e’ aggressivo, e’ dato più da un allontanamento dei sellers che ad un invasione di buyers aggressivi.

Lo S&P 500 oggi tenta di testare nuovamente 1985, il massimo intraday toccato qualche settimana fa. L’indice e’ rimasto fermo entro il range 1960-1980 nelle ultime settimane e adesso dovra’ scegliere se andare avanti e testare nuovi massimi o indietreggiare. Secondo Kenny non c’e’ al momento molto supporto alle vendite e quindi l’indice si dirigerà verso i 2000 punti dove troverà una resistenza naturale e dara’ quindi tempo all’economia di recuperare ancora e giustificare almeno un po’ di più le attuali valutazioni. Per adesso intanto arrivano indicazioni positive dagli utili che nella gran parte dei casi hanno battuto le stime degli analisti anche a livello di fatturato. Quindi per ora nessuna sorpresa per il mercato che potrebbe trovarsi spiazzato solo in caso di utili particolarmente deludenti nelle prossime settimane. Se non vedremo utili inferiori alle attese, dice Kenny, allora l’azionario globale si confermerà ancora il posto migliore per gli investimenti.
I volumi bassi in questo momento sono un’altra indicazione che gli operatori, e soprattutto i maggiori gestori, sono ancora molto pazienti e non hanno motivo per entrare aggressivamente sul mercato prima di avere un quadro internazionale ed economico più chiaro.

Tentativo di recupero a Wall Street, debolezza e cautela in attesa della riunione della Fed

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Tentano un recupero gli indici di Borsa americani dopo la debolezza riscontrata all’inizio delle contrattazioni. Una debolezza che aveva già caratterizzato le Borse in Europa e in Asia, mercati sotto pressione ancora per via delle tensioni in Iraq e del conseguente aumento del prezzo del petrolio, oggi fino ai massimi di nove mesi. Qui negli Stati Uniti, sottolinea Kenneth Polcari, Direttore delle operazioni sul floor per O’Neil Securities, l’operazione societaria tra Medtronics e Covidien da $43 miliardi annunciata nel fine settimana conferma che siamo acora nel pieno di un periodo vivo per le operazioni societarie, grazie all’alto livello di liquidità’ in mano alle aziende e ai bassi tassi di interesse. Un fattore quindi che, insieme ai dati economici migliori del previsto pubblicati in mattinata, contribuisce a mitigare l’effetto negativo delle tensioni geopolitiche sui mercati. L’Iraq secondo Kenny non definirà’ la direzione del mercato almeno nel breve periodo e l’apprezzamento del greggio e’ solo il frutto di timori legati al livello delle scorte di petrolio e non e’ dato da un surriscaldamento dell’economia a livello globale.

Gli investitori sembrano focalizzarsi sui segnali di ripresa economica in attesa di sentire cosa dira’ questa settimana la Federal Reserve. Wall Street sconta intanto la revisione al ribasso delle stime sul Pil Usa da parte del Fondo Monetario Internazionale, che arriva una settimana dopo il ritocco al ribasso delle stime da parte della Banca Mondiale, e le previsioni di tassi fermi per un periodo più lungo rispetto alle attese qui negli Stati Uniti. Da una parte, dice Kenny, abbiamo chi si aspetta un aumento dei tassi di interesse perché vede un miglioramento delle condizioni economiche – il Governatore della BOE Mark Carney la settimana scorsa ha annunciato la possibilità di tassi più alti ed ha testato così il mercato in cerca di una reazione – e dall’altra chi, come Kenny, non si aspetta un ritocco fino alla seconda meta’ del 2015 dato che stanno per arrivare gli stimoli da Bce, BOJ e forse dalla Cina, in grado di allentare la pressione sulla Fed. Sapremo di più mercoledì da Janet yellen al termine della riunione di due giorni del FOMC. Secondo Kenny arriverà un’altra riduzione degli acquisti di bond da $10 miliardi mensili, una conferma che i tassi resteranno bassi, che la Fed continuerà a monitorare l’inflazione e l’occupazione insieme all’andamento dell’economia non solo negli Stati Uniti ma anche a livello globale.
Il Presidente della Federal Reserve non potra’ ignorare, dice Kenny, la situazione geopolitica e farà riferimento al prezzo del petrolio e ad eventuali conseguenze sulla debole ripresa dell’economia. Il mercato quindi aspetta e al momento non ci sono motivi per acquistare.
Venerdi’ scenderanno sul mercato americano le quattro streghe, le scadenze tecniche trimestrali che porteranno alti volumi ed un aumento della volatilità soprattutto durante la prima e l’ultima ora di scambi. Prima di venerdì vedremo già la volatilità aumentare e noteremo dei riposizionamenti in preparazione non solo delle scadenze ma anche del ribilanciamento degli indici Russell della prossima settimana.
Aspettiamoci, secondo Kenny, un mercato in settimana che si muoverà entro una banda molto limitata senza grandi oscillazioni al rialzo o al ribasso. Tutto può cambiare in un momento pero’, attenzione agli sviluppi geopolitici.

Settimana record a Wall Street con lo S&P 500 che sfiora 1950 dopo l’annuncio Bce e i dati sull’occupazione

Settimana record per Wall Street con il Dow Jones e lo S&P 500 su massimi di sempre. Gli eventi più attesi della settimana – la riunione della Bce e i dati sull’occupazione USA – non hanno deluso le aspettative degli investitori. La Bce ha annunciato delle misure aggressive abbastanza da rassicurare i mercati, come sottolinea anche Peter Cardillo, Chief Market Economist per Rockwell Global Capital, che non solo stimoleranno l’attivita’ di credito e l’inflazione ma daranno anche una spinta ai mercati globali perche’ confermano che i tassi di interesse resteranno bassi per lungo tempo non solo negli Stati Uniti ma anche in Europa.
E’ risultato in linea con le attese di Peter il dato sull’occupazione che mostra che in maggio l’economia americana e’ riuscita a recuperare i posti di lavoro che aveva perso dalla recessione e che quindi conferma che continua la fase di recupero, seppur lenta, della congiuntura statunitense.

NEW YORK, NY - JUNE 6:   Jayshree Ullal, President and CEO & Andy Bechtolsheim, Founder, Chief Development Officer and Chairman of Arista Networks ring the Opening bell at The New York Stock Exchange on June 6, 2014 in New York City.  (Photo by Ben Hider/NYSE Euronext)

NEW YORK, NY – JUNE 6: Jayshree Ullal, President and CEO & Andy Bechtolsheim, Founder, Chief Development Officer and Chairman of Arista Networks ring the Opening bell at The New York Stock Exchange on June 6, 2014 in New York City. (Photo by Ben Hider/NYSE Euronext)

E’ soprattutto la decisione di intervenire da parte di Mario Draghi a dare una spinta ai mercati e a riportare l’ottimismo tra quei gestori che fino a poco tempo temevano il pericolo deflazione in Europa. Lo S&P 500 tuttavia con il movimento di venerdì e’ arrivato a sfiorare i 1950, e si e’ fermato quindi a soli 50 punti dall’obiettivo di 2000 punti fissato da Peter Cardillo per la fine dell’anno. Peter a questo punto ritiene che arriveremo a 2000 prima del previsto, addirittura prima delle scadenze tecniche della fine di giugno, ma resteremo per lungo tempo intrappolati tra 1900 e 2000 con un mercato che continuerà ad essere favorito da una rotazione verso i settori value, quelli che pagano dividendi più alti rispetto ai rendimenti dell’obbligazionario.

La prossima settimana sara’ ancora positiva ma non vedremo un avanzamento dei listini paragonabile alla settimana appena conclusasi, sottolinea Peter. Tanti i dati economici in arrivo e i più attesi quelli sulle vendite al dettaglio, sui prezzi alla produzione, sul settore immobiliare. E’ il mese delle scadenze tecniche – trimestrali e semestrali – quindi e’ possibile una spinta ulteriore al rialzo ad un mercato già impostato verso i guadagni. La volatilità tuttavia, secondo Peter, resterà ancora bassa e per questo bisognerà monitorare ancora con molta attenzione il livello – preoccupante – del VIX.

Titoli Internet e small cap supportano il recupero dopo due settimane di flessioni. Seduta molto calma, volumi bassissimi

IMG_1400BenHider140519In mancanza di dati economici e di grossi spunti gi investitori a Wall Street colgono l’occasione per digerire gli ultimi movimenti e per valutare la direzione dei listini nelle prossime settimane dopo il raggiungimento di nuovi massimi. Ad inizio seduta ad influenzare la direzione degli indici erano stati i movimenti al ribasso in nottata sulle piazze asiatiche e su quelle europee, sottolinea Kenny Polcari, Direttore delle operazioni sul floor per O’Neil Securities. I volumi di scambio restano contenuti e ricordano che ancora c’e’ mancanza di convinzione sul mercato.
Anche oggi ad influenzare la direzione dei listini sono stati i movimenti delle small caps e dei titoli Internet più colpiti negli ultimi mesi, che hanno recuperano terreno ed hanno agevolato il ritorno degli indici in territorio positivo.
Nei prossimi giorni gli investitori seguiranno con attenzione le indicazioni che arriveranno dai diversi esponenti della Federal Reserve in attesa dei dati economici importanti che arriveranno verso la fine della settimana. Dati importanti non solo dagli Stati Uniti ma anche dall’Asia e dall’Europa. Kenny sottolinea come l’Europa sia tornata al centro dell’attenzione con la Bce pronta ad intervenire e l’economia che cresce ancora diverse velocità nei diversi paesi dell’Unione.

I verbali dell’ultima riunione del FOMC forniranno mercoledì importanti indicazioni sulla visione economica dei singoli membri del comitato direttivo di politica monetaria della Fed. L’attenzione sembra spostarsi adesso sul mercato immobiliare che dopo un anno e mezzo di segnali di recupero torna ad indebolirsi. Anche i dati di venerdì, nonostante migliori del previsto, sottolinea Kenny, hanno mostrato un aumento delle spese di costruzione ma soprattutto in appartamenti destinati agli affitti, quindi non in vendita – un segnale poco incoraggiante.

Kenny pensa che la fase di riassestamento dei titoli Internet e small-cap non sia terminata dato che se alcuni titoli hanno già subito una correzione, altri hanno registrato solo perdite contenute ed hanno quindi spazio per scendere ancora. Secondo Kenny quando il mercato entrerà in una fase di debolezza vedremo di nuovo gli investitori uscire da quei titoli per spostarsi verso altri, anche verso quelli obbligazionari, nonostante i rendimenti così bassi – oggi i rendimenti del decennale sono arrivati al 2,5%.
La pazienza sembra essere al momento la parola chiave per gli investitori, in mancanza di eventi e notizie in grado di guidare il mercato. Una pazienza che appare chiara dalla quasi mancanza di volumi sul mercato con i gestori che preferiscono non uscire dalle proprie posizioni ed aspettare una nuova fase di rialzi. Fase che potrebbe arrivare in autunno dopo un’estate in cui vedremo gli indici oscillare intorno ai massimi e poca volatilità, in attesa di decollare prima della fine dell’anno, dice Kenny.