Archive for the 'Interviews' Category

Effetto Giappone e debolezza small cap influenzano Wall Street ad inizio settimana

BEN_0590_141117

Le notizie giunte dal Giappone hanno colto il mercato di sorpresa, la contrazione del Pil per il secondo trimestre consecutivo porta il Paese in recessione e sorprende gli economisti che si aspettavano nel terzo trimestre un’espansione superiore al 2%. I mercati asiatici sono stati i primi a reagire e abbiamo visto ribassi anche in Europa e debolezza qui negli Stati Uniti dove le notizie di operazioni societarie non riescono a dare una spinta decisa ai listini.
Kenny Polcari, Direttore delle operazioni sul floor per O’Neil Securities, sottolinea che questa ultime indicazioni dimostrano che il recupero globale e’ ancora a rischio e che il mercato adesso si aspetta un nuovo intervento dalla Banca del Giappone mentre spera in un’azione decisa dalla Bce in Europa. Questa settimana l’attenzione degli investitori si concentrerà sui dati in cerca della conferma di un recupero lento seppur costante. Avremo i numeri relativi ad inflazione, attività manifatturiera, mercato immobiliare.

Il calo del prezzo del petrolio continua, Kenny lo definisce uno stimolo per tutti. Dai consumi ai trasporti – vedi le aerolinee – anche se resta meno positivo per le società che operano nel settore energetico. Che pero’ sta creando consolidamento in alcune aree, come nel caso della combinazione tra Hulliburton e Baker Hughes, accolta con favore dal mercato con gli investitori in cerca di nuove opportunità.
Kenny prevede in futuro trattative tra le diverse aziende del settore che dovranno adattarsi alla nuova dinamica globale di domanda e offerta, al ruolo degli Stati Uniti e al prezzo del petrolio – che potremmo vedere su questi livelli per un lungo periodo. Tuttavia Kenny si aspetta un intervento dall’Opec, pensa che il cartello si ritroverà’ costretto ad intervenire sulla produzione per facilitare l’aumento dei prezzi.

Anche questa settimana, come quella scorsa, gli indici potrebbero muoversi entro una banda di oscillazione molto limitata, mi dice Kenny, che non esclude nelle prossime settimane un ritracciamento seguito da un recupero che poterà lo S&P 500 a finire l’anno tra 2025 e 2050. Si tratterebbe di un guadagno tra l’11% e il 12% rispetto al 2013, un ritorno alla normalità, sottolinea Kenny.

A Wall Street continua la corsa, presto lo S&P 500 a 2050 e poi 2100 a fine anno?

The Taoiseach (Irish Prime Minister) Enda Kenny rings the Opening bell at the New York Stock Exchange on November 14, 2014 in New York City. (Photo by Ben Hider/NYSE)

Quarta settimana consecutiva di guadagni per i listini azionari americani anche se le ultime cinque sedute sono state supportate dai volumi più bassi degli ultimi due mesi e si sono registrati i movimenti più contenuti dal 1979, con aumenti e perdite dello 0,1% per quattro sedute consecutive. Poca convinzione? Pochi motivi per continuare a guadagnare?
Peter Cardillo, Chief Market Economist per Rockwell Global Capital, pensa che la corsa continuera’, lo S&P 500 si sta avvicinando ai 2050 e chiudera’ l’anno a 2100. Per Peter pero’ la vera sorpresa del 2014 sara’ il Nasdaq che si avvia a toccare i massimi di 14 anni e al di sopra dei 5 mila punti.
La spinta 14 anni fa era arrivata dal boom delle dot com, questa volta il movimento sarà invece sostenuto dai fondamentali, da un nuovo gruppo di giganti tecnologici che hanno confermato la propria esistenza con forti utili, secondo Peter.

Siamo a poche settimane dall’inizio della stagione degli acquisti natalizi, molto importante per il settore della grande distribuzione e per l’intera economia del Paese – che si basa per tre quarti proprio sui consumi. Sara’ una stagione positiva secondo Peter, viste le indicazioni arrivate dagli ultimi dati sulle vendite al dettaglio che hanno mostrato un aumento superiore alle attese e, soprattutto, non alimentato dalla domanda di auto ma dall’effetto del calo del costo della benzina che permette agli americani di spendere di più nei negozi. La componente delle spese per consumo contribuirà significativamente al Pil del quarto trimestre, mi dice Peter, che si aspetta una crescita nel periodo al 3% perché gli Stati Uniti subiranno poco l’impatto del rallentamento globale. Gli ultimi dati arrivati dall’Europa confermano che la situazione resta ancora tesa con la crescita ancora stagnante e il problema deflazione sempre più insistente, soprattutto dopo il calo del prezzo del petrolio. Per Peter quindi un’azione aggressiva da parte della Bce e’ scontata e non e’ da escludere l’introduzione di eurobonds.
Qui negli Stati Uniti la flessione del prezzo del petrolio lascerà spazio di manovra alla Federal Reserve che potrebbe quindi lasciare i tassi fermi fino ad oltre la meta’ del 2015.

Anche la prossima settimana sara’ tranquilla probabilmente e gli indici si muoveranno ancora in un trading range limitato, mi dice Peter. I dati economici in arrivo forniranno indicazioni sul mercato immobiliare, sulla produzione industriale e sulla direzione economica nei prossimi 3-6 mesi (il super indice). Tutti numeri che secondo Peter confermeranno che l’economia cresce ad un ritmo sufficiente da sostenere i guadagni dell’azionario.

Cautela a Wall Street in attesa delle elezioni di midterm

IMG_8355_141103

Dopo i nuovi massimi toccati venerdì e i guadagni delle ultime due settimane, gli operatori si prendono una pausa, a l’inizio di una settimana densa di indicazioni importanti.Non e’ una sorpresa, secondo Kenneth Polcari, direttore delle operazioni sul floor per O’Neil Securities, e i bassi volumi indicano una fase di riflessione per gli investitori che sono passati in poco tempo da un mercato ansioso ad uno entusiasta. Entusiasmo innescato dall’intervento a sorpresa della Banca del Giappone di venerdì che ha sostenuto i guadagni prima in Asia poi in Europa e poi negli Stati Uniti. Intervento quindi accolto con favore, liquidità e’ sempre la benvenuta dai mercati, che sia in dollari, in euro o in yen, sottolinea Kenny. Che ricorda che dopo la decisione della Banca del Giappone gli operatori sono tornati a speculare su come interverrà la Bce per stimolare l’economia. Subito dopo l’annuncio della BOJ lo yen si e’ deprezzato – con conseguente apprezzamento del dollaro – e i prezzi di greggio e oro sono tornati a scendere, tutti fattori in grado di aiutare l’economia nipponica. Se la Bce farà lo stesso, sottolinea Kenny, il dollaro si apprezzerà ancora. Un potenziale problema per gli Stati Uniti perché il biglietto verde si apprezza per le ragioni sbagliate e non per il netto rafforzamento dell’economia americana.

Ma la cautela presente oggi sui mercati e’ da attribuire alle attese per le elezioni di domani per il rinnovo della Camera dei Rappresentati e di parte del Senato. Secondo i sondaggi i repubblicani potrebbero conquistare il controllo del Congresso, rafforzando la propria maggioranza alla Camera e strappando, seppur con un margine minimo, il Senato ai democratici.
Fattore che porterebbe quindi ad un cambiamento degli equilibri a Washington e muterebbe le dinamiche tra Casa Bianca e Congresso nelle decisioni su temi cari a Wall Street come la riforma del sistema fiscale. Non necessariamente un cambiamento negativo o controproducente secondo Kenny dato che il Presidente Obama, agli ultimi due anni del suoi mandato, potrebbe decidere di optare per i compromessi e abbandonare le battaglie per poter poi lasciare la Casa Bianca con risultati importanti in tasca. E’ chiaro che per il momento Wall Street sconti una vittoria dei repubblicani, e non e’ la sola, e spera soprattutto in un risultato decisivo dall’inizio quindi senza l’ambiguità che porterebbe forte volatilità’ sui mercati.

Per il momento comunque non ci sono grandi ragioni per estendere i guadagni che hanno portato venerdì a nuovi massimi. Le elezioni saranno al centro dell’attenzione questa settimana ed eclisseranno almeno in parte eventuali reazioni ai dati economici – sempre molto attesi quelli sull’occupazione, in arrivo venerdì in grado di innescare il dibattito sulla validità della decisione della Fed di interrompere il QE e sulla tempistica di un aumento dei tassi di interesse. Kenny e’ ancora convinto che non vedremo alcun ritocco al costo del denaro fino all’autunno del 2015.
Attenzione quindi nei prossimi giorni alla reazione dei listini al risultato elettorale. Se non sarà chiaro e decisivo lo S&P 500 potrebbe tornare a testare i 2000 punti – numero tondo e quindi soglia psicologica – anche se il vero supporto tecnico e’ 1975, più realistico. Se invece i risultati elettorali non saranno ambigui lo S&P 500 potrebbe tornare a testare i 2020 e, soprattutto in caso di dati economici positivi, continuare a salire. L’anno si concluderà sui livelli attuali secondo Kenny, un guadagno di oltre il 10%, quindi un ritorno alla normalità per l’indice dopo il boom del 2013.

Siamo alla fine del QE3. La Fed ottimista su occupazione e inflazione

IMG_4538_141029

 

La Fed ha confermato, mette fine al piano di riacquisto di bond dal mercato, il QE3 terminera’ il primo nvembre quando la Fed acquistera’ gli ultimi titoli per 15 miliardi di dollari.
Il quadro di inflazione e di occupazione cambia leggermente per la banca centrale americana e il rinnovato ottimismo, nonostante il rallentamento globale, preoccupa gli operatori.

I problemi di sottoutilizzo nell’occupazione stanno diminuendo (singificativo cambaiemnto nelle parole del comunicato rispetto a settembre) e il recente calo dei prezzi potrebbe essere solo tempraneo perche’ innescato dal calo dei costi energetici.
Quindi le prospettive di miglioramento dell’occupazione rassicurano, come la conferma degli obiettivi di inflazione, segnalano che la Fed potrebbe alzare i tassi prima del previsto?
Tuttavia resta invariato nel comunicato il riferimento a tassi sui livelli attuali per un periodo di tempo considerevole.
Niente piu’ liquidita’ in arrivo dalla Fed, e ora il mercato si concentra sulla tenpistica del’aumento dei tassi di interesse. La volatitlita’ delle ultime settimane aveva innescato speculazioni su una possible estensione degli stimoli ma non e’ successo.
Non e’ sorpreso Peter Cardillo, Chief Market Economist per Rockwell Global Capital, a sua volta ottimista sullo stato dell’economia. Peter prevede che il Pil nel terzo trimestre sara’ più basso rispetto al secondo trimestre ma la crescita sarà’ al 2,75%, abbastanza robusta e guidata da tutti i maggiori comparti dell’economia americana.

Per quanto riguarda il mercato Peter osserva che siamo vicini a nuovi massimi ma il mercato resta ancora sopravvalutato in termini tecnici. Una fase di ritracciamento sarebbe quindi utile e salutare per il mercato, conclude Peter, che si aspetta ancora per fine anno uno S&P 500 tra 2050 e 2100.

Lo S&P 500 e il Nasdaq restano positivi mentre il titolo Ibm trascina il Dow Jones al ribasso

IMG_7143_141020

 

Indici contrastati ad inizio settimana a Wall Street con l’azionario che torna a contrattare dopo quattro settimane consecutive di flessioni – non accadeva da tre anni – e il recupero dello scorso venerdì. Oggi a pesare sul Dow Jones e’ il titolo Ibm, che ha influenza nettamente minore sullo S&P 500 che troviamo invece in territorio positivo. Una dimostrazione che non bastano i conti solo di Ibm – che confermano le paure legate al caro dollaro e alla debolezza dell’Europa – ad innescare il panico sul mercato, sottolinea Kenny Polcari, Direttore delle operazioni sul floor per O’Neil Securities. Bisognera’ aspettare i numeri che arriveranno questa settimana e la prossima per capire davvero quale sia stato l’impatto del rafforzamento del dollaro sugi utili societari e soprattutto sulle prospettive future.
E vedremo anche se i listini riusciranno a recuperare dopo una settimana nera. In cui i tre listini di riferimento sono scesi sotto la media a 200 giorni. Fattore che ha innescato le vendite, che sono poi continuate dopo l’arrivo delle notizie preoccupanti dall’economia europea e dall’attività di fusione e acquisizione (tax inversion), il cui futuro e’ adesso in dubbio, spiega Kenny. Che ritiene che le forti vendite siano state provocate dalla necessita’ di sbarazzarsi di asset liquidi (quindi treasuries e azioni Usa) in un momento di forte volatilità e alta incertezza.

Le banche centrali sono intervenute per rassicurare i mercati e la Fed, attraverso i suoi esponenti, ha ipotizzato un’estensione delle operazioni di acquisto di bond. Una promessa che pero’ serve solo a rimarginare le ferite, un cerotto sul problema, sottolinea Kenny. Le operazioni della Fed negli ultimi 5-6 anni hanno arricchito i ricchi e non hanno fatto niente per aiutare la classe media. La banca centrale non può creare occupazione ma le riforme del Governo possono aiutare in questo senso, aggiunge Kenny. E di fatto la paura principale per i mercati e’ l’inabilita’ delle banche centrali di sostenere la crescita, possibile invece solo con le riforme strutturali in Europa e le riforme fiscali negli Stati Uniti. Del resto lo ha indicato di recente Mario Draghi e lo aveva sottolinea Ben Bernanke prima di lasciare la presidenza della Federal Reserve.
Se l’esito delle elezioni di midterm portera’ ad una maggiorana repubblicana, sia alla Camera dei Rappresentanti che al Senato, non e’ da escludere uno sblocco a Washington con maggiore probabilità di compromesso tra Casa Bianca e Congresso, secondo Kenny.

Oggi gli indici tentato di confermare i guadagni archiviati venerdi’, cercano la propria strada, dice Kenny, che non prevede che lo S&P 500 tornera’ a testare 1810 ma non esclude che 1850 possa diventare il prossimo supporto importante, almeno fino alla fine della stagione degli utili.
Questa settimana pochi i dati economici importanti in calendario, quindi l’attenzione sarà tutta rivolta sulle trimestrali.

Torna la volatilita’ a Wall Street, preoccupata per la crescita economica globale

Orlando Washington,Lyndie Greenwood

L’azionario americano ha registrato la peggiore settimana dal 2012. La terza consecutiva di flessioni e persi, proprio nelle ultime tre settimane, circa mille miliardi di dollari in valore. Venerdi’ le vendite sono state accompagnate da forti volumi, a circa meta’ seduta erano del 67% superiori alla media degli ultimi 30 giorni, e ancora da forte volatilità che ha contraddistinto i mercati nelle ultime tre sedute.
E’ stata una settimana molto difficile, sottolinea Peter Cardillo, Chief Market Economist per Rockwell Global Capital, gli indici hanno perso soglie tecniche molto importanti e lo S&P 500 potrebbe testare nei prossimi giorni la media a 200 giorni. L’incertezza e’ data dal rallentamento dell’attività economica globale e dalle possibili conseguenze per la congiuntura statunitense. A preoccupare e’ soprattutto l’Europa, sottolinea Peter, in particolare dopo i dati molto deboli arrivati dalla Germania che fanno temere per il crollo di quella che rimane la fortezza dell’economia europea. Il Presidente della Bce Mario Draghi ha ribadito ancora una volta di voler fare il possibile per salvare l’euro e incrementare l’inflazione, quest’ultimo commento, dice Peter, e’ una conferma che il pericolo deflazione e’ presente in Europa. Il mercato e’ preoccupato perché teme che anche con il supporto della Bce non si vedranno grandi risultati in Europa, le cui difficoltà non sono cicliche bensì strutturali e senza riforme probabilmente non si potrà avere un recupero.

Anche la Federal Reserve ha indicato di essere preoccupata per la situazione europea, come si legge sui verbali dell’ultima riunione del FOMC. La banca centrale americana ha fatto riferimento anche al dollaro, la cui forza a lungo andare potrebbe minare il recupero degli Stati Uniti. Peter ritiene tuttavia che la forza del biglietto verde rifletta da una parte i fondamentali positivi e dall’altra sia un’anticipazione del cambiamento della politica monetaria della Fed nei prossimi 6 mesi o forse anche un anno.

Nonostante la perdita di soglie importanti, che hanno portato al cambiamento del quadro tecnico per i listini, Peter non crede che gli indici stiano entrando in un periodo di correzione vera e propria, non scenderemo quindi oltre il 10%. Soprattutto perché siamo appena agli inizi della stagione di trimestrali e risultati positivi potrebbero essere in grado di supportare alcuni settori e quindi i listini. Due grandi multinazionali, Alcoa e Pepsi, questa settimana hanno mostrato che gli effetti del dollaro forte non si sono ancora notati – le loro stime sono rimaste ottimistiche anche per i prossimi mesi. La prossima settimana leggeremo i conti di altre grandi multinazionali, di colossi della tecnologia e poi gli utili delle banche, sarà quindi una settimana in grado di indicare la direzione del resto della stagione dei conti.
Lo S&P 500 potrebbe arrivare a testare i 1900 punti, mi dice Peter, che non crede che continueremo a perdere terreno anche se scenderemo al di sotto di quel livello. A meno che, spiega Peter, i dati in arrivo dall’Europa non continueranno a deludere.

Il dollaro forte e le tensioni ad Hong Kong influenzano il mercato con gli investitori cauti in attesa dei dati di venerdì

_MG_9519_140929

 

Investitori cauti all’inizio di una nuova settimana, l’ultima del mese di settembre e del terzo trimestre. Cautela e non panico, sottolinea Kenneth Polcari, direttore delle operazioni sul floor per O’Neil Securities (che oggi ha suonato la campanella, vedi foto), che ricorda il sell off di giovedì che ha portato alla rottura di soglie tecniche, del rimbalzo di venerdì senza volumi e quindi con poca convinzione. Nel fine settimana gli investitori hanno avuto tempo per riflettere per poi ritrovarsi lunedì mattina a dover valutare le notizie in arrivo da Hong Kong (le proteste) e l’effetto del continuo apprezzamento del dollaro, per effetto dell’indebolimento delle altre valute e non della ripresa economica, che portano oggi oro e materie prime ad apprezzarsi.
Siamo a fine trimestre, oggi e domani le ultime due sedute e non e’ da escludere ancora cautela e debolezza con i gestori di fondi che escono dalle proprie posizioni. Settembre storicamente e’ un mese debole, nessuna sorpresa per Kenny quindi vedere lo S&P 500 perdere circa un punto e mezzo percentuale, fino a questo momento.
Kenny oggi monitora con attenzione 1975, l’area di supporto di bereve periodo che lo S&P 500 ha rotto giovedi’, recuperato venerdi’ e riperso questa mattina in apertura contrattazioni. Secondo Kenny ritroveremo lo S&P 500 all’interno del trading range 1955-1975 per un periodo, con l’indice che testera’ 1955 in cerca di buyers e quindi di una base per tornare a salire. Non vedremo probabilmente molta convinzione fino ai dati sul mercato del lavoro in arrivo venerdì e fino alla stagione di trimestrali – che inizia la prossima settimana, con l’attenzione degli investitori che passera’ dai dati macro a dati micro.

Il responsabile delle strategie di Deutsche Bank, David Bianco, si aspetta che il prossimo movimento del 5% dello S&P 500 sara’ al rialzo e non al ribasso e consiglia di approfittare della debolezza di questo periodo, precedente alle elezioni mid-term, per comprare. Secondo Bianco la Federal Reserve agira’ sul livello dei tassi di interesse molto lentamente il prossimo anno e quindi senza shock per i mercati. Per Deutsche Bank lo S&P 500 terminerà il 2014 a quota 2050 e resterà in una banda di oscillazione tra 1950 e 2100 nei prossimi sei mesi. Il dollaro forte avrà un impatto negativo sulle aziende che operano nei settori energia e industriale e Bianco predilige i titoli a maggiore capitalizzazione e settori come health care e tecnologia, rispetto a quelli ciclici – come quello industriale – e sceglie finanziari piuttosto che titoli energetici.

Risk off a Wall Street con le vendite che tornano sui titoli a minore capitalizzazione e su quelli Internet

BEN_0982_140922

Seduta di ribassi a Wall Street con le vendite che tornano a concentrarsi sui titoli a minore capitalizzazione e su quelli del settore Internet. L’economia torna in primo piano con la possibilità di un intervento di stimolo dalla Cina che si allontana dopo i commenti del Ministro delle Finanze secondo cui non e’ questo il momento per intervenire. Nonostante le forti speculazioni relative ad una nuova fase di debolezza per il settore manifatturiero cinese che verranno evidenziate domani dal dato HSBC PMI. La conversazione quindi torna di nuovo sulle banche centrali, sottolinea Kenneth Polcari, direttore delle operazioni sul floor per O’Neil Securities, con la mancanza di nuovi stimoli che riporta nervosismo tra gli investitori. I mercati asiatici hanno reagito nella notte, deboli anche quelli europei (che ancora seguono le ripercussioni del referendum in Scozia) e qui negli Stati Uniti gli investitori abbandonano quei titoli ad alto rischio e restano ancorati a quelli sicuri (vedi le blue chips) e ai titoli di Stato. Lo S&P 500 sembra bloccato entro una banda di oscillazione tra la media a 50 giorni (1975) e i 2000 punti che sono diventati adesso area di resistenza. Sara’ così ancora per le prossime due settimane, dice Kenny, fino all’inizio della stagione di trimestrali.

Intanto questa settimana il mercato seguirà con attenzione non solo i dati economici che saranno pubblicati nei prossimi giorni ma anche i discorsi di alcuni esponenti della Federal Reserve, tra oggi e giovedì. Molto seguiti, sottolinea Kenny, non tanto dagli investitori a lungo termine, oramai preparati ad un cambiamento di politica monetaria, ma soprattutto dai traders che cercheranno tra le parole dei componenti della banca centrale dei riferimenti in grado di innescare maggiore volatilità sui mercati. Sara’ interessante capire quali siano le diverse posizioni dei presidenti dei vari distretti della Fed, capire se siano in linea con quelli di Janet Yellen.
Il Presidente della Fed di New York William Dudley ha oggi confermato ancora che le decisioni di politica monetaria dipenderanno dai prossimi dati economici e che la banca centrale monitora eventuali segnali di una bolla speculativa perche’ la stabilita’ finanziaria e’ una condizione necessaria per una efficace politica monetaria.
I dati di questa mattina intanto evidenziano ancora una certa debolezza con le vendite di case esistenti in calo inaspettato ad agosto e per la prima volta in cinque mesi e una flessione dell’attività’ manifatturiera nell’area di Chicago.

Il basso livello dei tassi di interesse preoccupa i Paesi del G20 che dall’Australia avvertono della possiblita’ di un aumento dei rischi sui mercati finanziari con i Governi che puntano sugli stimoli per incrementare la crescita. Concorda Kenny anche se sottolinea che, alla fine della fase di stimoli qui negli Stati Uniti e con prospettive di tassi di interesse bassi, resta da vedere se l’economia riuscirà a recuperare o se Janet Yellen dovra’ trovare altri strumenti per supportarla. Continua invece il supporto di Bank of Japan e di Bce che portano all’apprezzamento del dollaro. Quindi un dollaro che resta forte solo per effetto dell’indebolimento di yen ed euro e non perché ci sia dietro la spinta dell’economia, un fattore che potrebbe provocare dei problemi in futuro se la congiuntura non migliorera’.

Inizio settimana debole a Wall Street dopo i record. Apple e vendite al dettaglio in calendario

IMG_4150_140908

Seduta di ribassi a Wall Street, pochi gli spunti in giornata e pochi i motivi per continuare a correre dopo i recenti record e le cinque settimane di guadagni per lo S&P 500. L’attenzione resta puntata sulle banche centrali e sul futuro dei tassi di interesse qui negli Stati Uniti come evidente dai movimenti dei listini verso i minimi della seduta in reazione ad una pubblicazione della Fed di San Francisco che sottolinea come l’opinione pubblica abbia male interpretato per quanto tempo la Fed manterrà invariati i tassi di interesse. Secondo un sondaggio citato dalla stessa Fed di San Francisco emerge come gli interpellati si aspettino un periodo di tassi fermi più prolungato rispetto ai componenti del FOMC.

I listini tuttavia non si sono mossi considerevolmente dai livelli dell’ultima settimana, come si diceva oggi pochi spunti e non sono molte le indicazioni economiche questa settimana, salvo i tanto attesi dati sulle vendite al dettaglio. Intanto iniziano già ad arrivare i commenti di analisti e responsabili delle strategie sull’andamento dei listini nell’ultimo trimestre dell’anno. Solo pochi mesi dopo aver previsto una correzione, Goldman Sachs oggi ha alzato la raccomandazione sull’azionario americano a sovrappesare perché ritiene che vedremo nei prossimi tre mesi dei guadagni grazie al miglioramento degli utili e all’aumento dei dividendi. E’ un periodo di bilanci, come sottolinea Kenneth Polcari, Direttore delle operazioni sul floor per O’Neil Securities, siamo alla fine del trimestre, siamo in attesa dell’inizio della stagione degli utili tra poche settimane e gli investitori stanno valutando come i fondi hanno performato, quanto hanno investito e quanto investiranno negli ultimi mesi dell’anno per capire quanto interesse possiamo aspettarci sul mercato. Gli analisti stanno ridimensionato le previsioni sugli utili – e come sempre quindi vedremo i singoli titoli reagire adesso così potranno guadagnare alla pubblicazione dei conti, ricorda Kenny – e l’economia e’ in graduale miglioramento, due fattori che servono quindi come base per sostenere i listini. Ma, fondamentali a parte, il supporto delle banche centrali resta la chiave, la Bce e’ intervenuta con un bazooka, anche se non con quello più grande dato che Draghi ha avvertito di avere pronti altri assi nella manica se necessario, sottolinea Kenny. Gli investitori quindi aspetteranno pazienti per un po’ di tempo in attesa di vedere se le operazioni Bce avranno effetto sull’economia europea. Intanto qui negli Stati Uniti non aspettiamoci grandi fuochi d’artificio sui mercati, Kenny prevede per fine anno lo S&P 500 tra 2000 e 2025 quindi nei prossimi mesi potremmo vedere solo qualche oscillazione. Movimento che comunque porterebbe ad un guadagno dell’8,5% per il 2014, del 10,5% se si considerano i dividendi, un ritorno quindi a ritmi normali per il mercato e scena dubbio lontani dal +30% del 2013.

Apple e Alibaba domineranno nelle prossime due settimane. Se la presentazione di Apple di domani avra’ effetto soprattutto sulla tecnologia e sul Nasdaq, il debutto di Alibaba sarà un evento in grado di innescare reazioni su diversi fronti. Oltre ad essere la più grande Ipo di sempre, sottolinea Kenny, innescherà tanto interesse per diverse ragioni. Dara’ esposizione al mercato cinese all’investitore medio, i traders avranno opportunità importanti dato che sarà un titolo molto liquido, e gli investitori a lungo termine utilizzeranno l’evento per valutare la performance del titolo in relazione anche a quella dell’economia cinese e prendere quindi decisioni più sul lungo periodo. Un debutto, quello di Alibaba, che si spinge quindi oltre i confini e fondamentalmente innescherà tanto interesse e muoverà tanti soldi. Secondo Kenny il prezzo di Alibaba verra’ fissato il 17 settembre con debutto il 18 anche se secondo altre indiscrezioni l’Ipo avverrà il 19 settembre. Sara’ un mese intenso per il mercato delle Ipo, entro la fine di settembre sono pronte a debuttare poco meno di 40 società qui al NYSE, un fattore da non sottovalutare visto l’entusiasmo che creano i debutti e soprattutto le opportunità per gli investitori di rientrare sul mercato.

Questa settimana sara’ quindi relativamente calma. Oltre alla presentazione della Apple, in calendario anche l’intervento di Mario Draghi all’Eurogruppo a Milano e i numeri sulle vendite al dettaglio USA venerdì che forniranno dettagli sui consumi a poche settimane dall’inizio della stagione degli acquisti natalizi – che quindi negli Stati Uniti sembra iniziare prima ogni anno.

Ultime due settimane di agosto, bassi volumi, movimenti esagerati e nessun motivo per superare i massimi

L1008713BenHider140429

La Federal Reserve ritiene che il mercato del lavoro stia recuperando ad un ritmo maggiore delle attese ma la maggioranza dei membri del FOMC non e’ ancora convinta che sia abbastanza da poter cambiare i piani sul futuro dei tassi di interesse. E’ quanto emerge dai verbali dell’ultima riunione del FOMC che conferma ancora una Fed divisa e pronta ad elaborare una strategia di uscita, anche se la gran parte dei componenti ha ancora bisogno di ulteriori indicazioni per poter pensare ad un intervento.
L’azionario ha reagito, seppur non in maniera marcata, con un ribasso alla pubblicazione delle minute, per poi recuperare ampiamente il terreno perduto.
Nessuna sorpresa quindi, il mercato conferma l’intenzione di voler rimanere ancorato ai massimi, siamo davvero a pochi punti dai record di luglio per lo S&P 500 e non ci sono al momento motivi per superarli o per allontanarci sensibilmente da quel livello. Come fa notare anche Kenneth Polcari, Direttore delle operazioni sul floor per O’Neil Securities, che ricorda che siamo alle ultime due settimane di agosto ovvero periodo di vacanze in Europa e Stati Uniti e che i bassi volumi portano a reazioni esagerate da parte dei listini. I timori legati alla debole situazione economica in Europa riportano tra gli operatori le speculazioni su un possibile imminente intervento da parte della Bce mentre rimangono ancorate le aspettative per tassi fermi negli Stati Uniti per un periodo prolungato. Fattori che agevolano il rientro degli investitori sul mercato in questo momento, sottolinea Kenny. Le attese sono per il simposio annuale dei banchieri centrali a Jackson Hole in Wyoming, solitamente non in grado di muovere i mercati ma che potrebbe fornire senza dubbio qualche sorpresa.
Il tema del simposio quest’anno sara’ la dinamica del mercato del lavoro e secondo Kenny Janet Yellen non potra’ soffermarsi troppo su temi strettamente legati solo agli Stati Uniti, il suo intervento sara’ a più’ ampio raggio. Le sorprese potrebbero arrivare da Mario Draghi, almeno sono queste le speculazioni che circolano sul mercato, vista la situazione particolarmente difficile per l’economia europea, aggiunge Kenny.