Ci siamo, il FOMC ha iniziato la sua riunione di due giorni e le speculazioni sul mercato continuano in attesa della conferenza stampa di Ben Bernanke di domani. Un mercato, quello di oggi, che ignora i dati economici che arrivano da Stati Uniti, Europa e Cina, come sottolinea Mark Otto, Designated Market Maker per Knight Capital Americas. Al mercato non piace l’incertezza e la volatilita’ ha dominato nelle ultime due settimane. Da domani ritornera’ la calma sui mercati? Ben Bernanke riportera’ il sereno o alimentera’ le preoccupazioni degli investitori? Mark ricorda che le aspettative sono nella gran parte dei casi per una conferma del linguaggio utilizzato fino a questo momento dal FOMC, per poter lasciare tutte le opzioni sul tavolo in attesa di nuove indicazioni economiche.
Il sondaggio mensile del Wall Street Journal, condotto tra economisti del settore privato, mostra che le aspettative sono in media per un inizio delle riduzioni degli stimoli ad ottobre e per una fine del QE3 non prima del maggio del 2014 (quindi non sono per quella brusca interruzione temuta dal mercato). Dallo stesso sondaggio emerge che le previsioni per il Pil sono per un 2,3% per il 2013 e per un 2,8% per il prossimo anno. Stime meno ottimiste di quelle elaborate dalla Federal Reserve. Che per ora – almeno fino a domani – sono per una crescita al 2,6% quest’anno e al 3,2% nel 2014. Ma si tratta delle stime pubblicate in marzo che potrebbero essere ritoccate domani. E proprio a queste stime il mercato guardera’ con molta attenzione perche’ dai numeri dipendera’ la possibilita’ di un calo delle operazioni di acquisto di bond. Se le previsioni verranno confermate il mercato credera’ che la Fed sia pronta per diminuire gli stimoli a fine anno; se le previsioni saranno riviste al ribasso il mercato credera’ che la Fed manterra’ invariate le operazioni ancora per mesi. Piu’ trasparenza? Non proprio.
Mark mi ricorda che in media le aspettative sarebbero per una riduzione del QE3 da $85 miliardi mensili a $50 miliardi e si chiede in realta’ se forse non sarebbe piu’ saggio da parte della Federal Reserve iniziare a ridurre le operazioni gradualmente cominciando prima e abbassando il totale degli acquisti di soli $10 miliardi di dollari mensili alla volta per testare il mercato e adattarsi alle reazioni dello stesso.
Aspettiamoci intanto volatilita’ oggi e domani mattina. I livelli dello S&P 500 da monitorare secondo Mark: resistenze 1658 e 1669; supporti 1631, 1613, 1697 (media a 50 giorni).
Si e’ conclusa con un bilancio negativo una settimana molto volatile. E’ tornata l’incertezza sui mercati, alimentata dai dubbi sulla tempistica di un’eventuale riduzione delle operazioni di stimolo della Federal Reserve ma soprattutto, come mi dice Peter Cardillo, Chief Market Economist per Rockwell Global Capital, dai movimenti del mercato giapponese. Lo yen, il Nikkei hanno registrato movimenti pesantissimi, l’azionario e’ entrato in fase orso, ribassista, ovvero del 20% al di sotto dei massimi toccati in maggio. Peter nota pero’ come, volatilita’ a parte, i mercati azionari europei e statunitensi siano riusciti a reagire e a rispondere (vedi giovedì) ai dati economici positivi. Dati che hanno confermato che l’economia continua a crescere ad un ritmo abbastanza modesto che quindi non preoccupa la Federal Reserve.
Il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al ribasso le stime sulla crescita economica americana per il 2014 dal 3% al 2,7% ed esorta la Federal Reserve a gestire con cautela l’uscita dalle operazioni di stimoli. La debolezza della congiuntura in Cina ha potenzialmente un impatto globale e potrebbe quindi portare le banche centrali a non considerare per ora un allentamento delle operazioni di supporto. Per quanto riguarda l’economia USA, secondo Peter l’effetto dei tagli automatici alla spesa si notera’ ancora nei prossimi mesi ma non c’e’ il pericolo recessione a meno che non vedremo un crollo in Asia, evento che cambierebbe le dinamiche a livello globale. I dati di venerdi’ non sono stati poi cosi’ negativi, la produzione industriale e’ rimasta invariata, una conferma che il settore manifatturiero si muove in controtendenza rispetto ai settori immobiliare e dei servizi. La fiducia dei consumatori e’ scesa a sorpresa ma e’ ancora su livelli alti, non c’e’ stato un crollo, una perdita di 10-12 punti di colpo, sottolinea Peter.
La prossima settimana dopo la riunione del FOMC potremmo avere delle indicazioni in piu’ sul futuro del QE3. Secondo Peter la Federal Reserve confermera’ le attuali operazioni e potrebbe essere piu’ trasparente sul futuro. Non e’ da escludere, dice Peter, una mappa per spiegare quello che la banca centrale fara’ da qui alla fine dell’anno. Una mappa potrebbe senza dubbio stabilizzare, seppur momentaneamente, il mercato. Mercato che ha nonostante la volatilita’ non si e’ spostato molto dai massimi. Secondo Peter vedremo gli indici muoversi entro una banda tra l’1% e il 3% per tutta l’estate. Quando arrivera’ maggiore chiarezza dalla Federal Reserve il mercato si adeguera’ lentamente.
La volatilita’ e l’incertezza sono tornate a dominare i mercati finanziari. Oggi gli indici di Borsa non riescono – seppur ci abbiano provato in apertura – ad invertire la tendenza e a tornare al rialzo dopo due sedute consecutive di flessioni. Il dollaro, che aveva mostrato segnali di rafforzamento prima dell’apertura, e’ tornato ad indebolirsi contro lo yen. E le speculazioni sul futuro del QE3 continuano. Il programma di acquisti di bond della Federal Reserve e’ destinato a diminuire, sottolinea Gregory Keating, Managing Director per James E. Coffey Securities, e fino a che non accadra’ aspettiamoci ancora tanta volatilita’ sui mercati. Una volatilita’ presente dallo scorso 22 maggio, quando il Presidente della Federal Reserve Ben Bernanke ha ipotizzato una futura riduzione degli stimoli. Da allora l’azionario mondiale ha perso 2.500 miliardi di dollari. Lo yen si e’ apprezzato di oltre il 7% dopo aver toccato il 22 maggio scorso i minimi di 4 anni e mezzo.
Secondo Gregory l’incertezza e’ data anche dalla situazione geopolitica – Turchia – e dai guadagni accumulati da inizio anno che spingono gli operatori a prese di profitto. Del resto il mese di giugno negli ultimi tre anni e’ stato un mese difficile per l’azionario.
Aspettiamoci movimenti laterali fino alla prossima settimana, fino alla riunione del FOMC, a meno che non avremo sorprese – sia negative che positive – dai dati economici in arrivo tra domani e venerdi’ (Sussidi di disoccupazione, vendite al dettaglio e poi l’indice di fiducia dei consumatori elaborato dall’Universita’ del Michigan).
Prepariamoci ad un inizio settimana molto tranquillo per la Borsa americana, manchera’ probabilmente direzione fino a che non inizieranno ad arrivare i dati economici attesi dagli operatori. Dati che forniranno qualche elemento in piu’ per indovinare quello che fara’ la Federal Reserve in materia di politica monetaria. Sembra che le aspettative per ora siano per lo status quo fino al quarto trimestre e poi la Federal Reserve iniziera’ a rallentare il ritmo degli acquisti di bond dal mercato. Era emerso da un sondaggio condotto da Bloomberg News la settimana scorsa e ritroviamo lo stesso risultato in uno studio condotto da
Anche Kenneth Polcari, Direttore delle operazioni sul floor per O’Neil Securities, ritiene che la Fed non interverra’ fino a dopo l’estate e sottolinea come il supporto ad un ridimensionamento del QE3 stia arrivando non solo da esponenti all’interno della Fed ma anche da figure esterne importanti come Bill Gross (PIMCO) e Alan Greenspan (ex Presidente Fed). Voci che potrebbero far parte di un’operazione per testare il mercato, registrarne la reazione ed eventualmente prepararlo all’inizio delle riduzioni degli acquisti di bond. Fase destinata ad arrivare presto e che potrebbe durare a lungo per evitare l’interruzione improvvisa degli stimoli e quindi un terremoto sui mercati.
Wall Street oggi reagisce molto poco alla decisione di Standard & Poor’s di rivedere al rialzo le prospettive, ovvero l’outlook, sul debito statunitense a stabili da negative (vale a dire che ci sono adesso meno possibilita’ di una riduzione del rating sul debito nel breve periodo). Kenny ritiene che il mercato presti sempre meno attenzione a quello che segnala la Standard & Poor’s, la stessa agenzia che aveva assegnato il rating AAA ai prodotti legati ai mutui subprime e che ha ridotto il rating sul debito degli Stati Uniti e provocato quindi uno scossone.. E’ anche vero che la poca reazione di oggi potrebbe dipendere dalla mancanza di importanti segnali sull’economia oggi e domani e quindi la poca volonta’ di partecipazione da parte degli operatori. Soprattutto dopo una settimana molto intensa che ha visto dapprima un forte scivolone dei listini e poi un netto recupero nelle sedute di giovedi’ e venerdi’, accompagnato da un aumento dei volumi, partito dopo che lo S&P 500 ha testato con successo la soglia dei 1600 punti, ricorda Kenny. Che pero’ ritiene che i dati di venerdi’, seppur positivi per il mercato, saranno soggetti a revisione il mese prossimo per via di aggiustamenti stagionali.
In settimana secondo Kenny vedremo lo S&P 500 muoversi entro una banda di oscillazione limitata tra 1620 e 1650. Questa mattina lo S&P aveva subito provato a raggiungere 1650 per poi ripiegare e passare in territorio negativo.
Se entro la fine della settimana i dati pubblicati risulteranno deludenti lo S&P 500 potrebbe scendere sotto 1620 e testare di nuovo 1600 per confermare che niente e’ cambiato nell’impostazione del mercato.
Seconda migliore seduta da inizio anno per il Dow Jones che recupera, come gli altri due principali indicatori della Borsa americana, le perdite accumulate negli ultimi giorni. La settimana termina con un bilancio positivo, la prima su tre.
Hanno contribuito alla volatilita’ nei giorni scorsi le attese per i dati sull’occupazione di maggio. Dati ‘good enough’ per il mercato e per l’economia. L’economia americana ha creato il mese scorso piu’ posti di lavoro del previsto, 175 mila contro i 149 mila calcolati dagli economisti. Il tasso di disoccupazione e’ invece aumentato a sorpresa al 7,6% per effetto della maggiore partecipazione alla forza lavoro da parte dei disoccupati socraggiati che avevano da tempo abbandonato la ricerca di un posto di lavoro
Dati neutrali per i mercati, sottolinea Peter Cardillo, Chief Market Economist per Rockwell Global Capital, nel senso che non cambiano la situazione e non dovrebbero spingere la Fed a diminuire il ritmo di acquisti di bond dal mercato.
Peter pero’ guarda anche agli altri mercati. l’obbligazionario, il mercato dei metalli e quello dei cambi hanno reagito alle parole dell’ex Presidente della Federal reserve Alan Greenspan che nel corso di un’intervista rilasciata all’emittente tv CBNC ha indicato che la Fed dovrebbe iniziare a ridurre gli stimoli anche senza un’ accelerazione della crescita economica. I rendimenti del decennale hanno supoerato il 2,13%. Vuol dire che il dato di oggi, continua Peter, terra’ vivo il dibattito tra i membri della Fed e la volatilita’ riscontrata nelle ultime settimane continuera’. L’obbligazionario, i mercati delle materie prime e dei cambi credono che la Fed sia pronta ad intervenire mentre l’azionario crede che la Fed continuera’ con gli stimoli.
Possiamo aspettarci volatilita’ anche nelle prossime settimane, fino a che non avremo maggiore chiarezza sulle future intenzioni della Federal Reserve. Secondo Peter gli indici si muoveranno entro una banda oscillazione limitata, tra il 2% e il 3%, anche se i movimenti saranno rapidi e potrebbero portare nervosismo sui mercati.
La prossima settimana guarderemo ad altri dati economici importanti, i piu’ attesi quelli sulla produzione industriale e sulle vendite al dettaglio.
Il mercato azionario oggi si muove a due velocita’. Da una parte ritroviamo il Dow Jones per la gran parte della seduta al rialzo, seppur piuttosto volatile, e dall’altra invece vediamo deboli sia il Nasdaq che lo S&P 500. Una dimostrazione forse della ricerca in questo momento da parte degli investitori dei titoli delle grandi aziende che garantiscono dividendi a discapito dei titoli di aziende a media e piccola capitalizzazione, in preparazione di un giugno debole per l’azionario americano. E’ quanto sottolinea Kenneth Polcari, Direttore delle operazioni sul floor per O’Neil Securities.
E’ chiaro il nervosismo dei mercato dopo una lunga fase di guadagni. Un mercato stanco, esausto, secondo Kenny, che ha bisogno di trovare nei fondamentali una giustificazione a questo lungo movimento. Maggio si e’ concluso positivamente ma la discesa degli indici dell’ultima ora di scambi di venerdi’ preoccupa gli operatori. Un movimento dato da diversi fattori, due innanzitutto: la fine del trimestre e il ribilanciamento degli indici MSCI, sottolinea Kenny. Tecnicamente sono state sfondate tante soglie importanti. Lo S&P 500 ha prima testato il livello chiave 1645 nel primo pomeriggio di venerdì da cui ha iniziato rapidamente la sua discesa. Ha raggiunto 1635 in cerca di un supporto e poi e’ arrivato a 1628 fino alla campanella di chiusura. Una flessione a fine giornata molto marcata e repentina che alimenta ulteriormente le paure legate ad un forte ritracciamento. Paura innescata anche dall’Hindenburg Omen, una teoria secondo cui se si verificano alcuni indicatori tecnici in un certo periodo di tempo potrebbero segnalare un’alta probabilita’ di un crash del mercato. Se ne parla a Wall Street perche’ ultimamente si vedono gli stessi segnali riscontrati nell’ottobre del 2007.
Quali sono i segnali di Hinderburg Omen? Una serie di indicatori di mercato devono ripresentarsi due volte a distanza di massimo 36 giorni per poter anticipare un serio declino del mercato entro i successivi 40 giorni. Questo articolo elenca i dettagli.
Tornando invece alla seduta di oggi sembra davvero che l’effetto bad news-good news si tornato sui mercati. L’attivita’ manifatturiera continua a contrarsi e non solo negli Stati Uniti. L’indice ISM e’ sceso a sorpresa sotto i 50 punti, fattore preoccupante ma che per ora tranquillizza sulla continuita’ degli stimoli della Federal Reserve. E oggi il Presidente della Fed di Atlanta, Dennis Lockhart, ha dichiarato nel corso di un’intervista rilasciata a Bloomberg Tv, che un eventuale aggiustamento delle operazioni di acquisto di bond non equivale ad un cambiamento di politica monetaria che restera’ quindi accomodante.
Secondo Kenny i dati economici che arriveranno in settimana saranno cruciali per determinare la direzione del mercato. Tecnicamente se lo S&P 500 scendera’ sotto i 1600 punti (media a 50 giorni) e non trovera’ un supporto scendera’ fino a 1530..
Mercoledi’ leggeremo i primi numeri sull’occupazione nei dati ADP sul settore privato – Kenny si aspetta 175 mila nuovi posti di lavoro – che anticiperanno quelli completi del Governo sul mercato del lavoro che potrebbero mostrare 165 mila occupati in piu’. Numero ancora lontano dai 250-300 mila posti necessari ogni mese per poter vedere un solido recupero dell’occupazione.
A Wall Street maggio positivo per la prima volta dal 2009. Forte flessione nell’ultima ora di scambi
Nell’ultimo minuto di contrattazioni il Dow Jones ha perso 30 punti e ha portato il bilancio della seduta a -207, il peggiore da aprile scorso. Movimento che pero’ ha solo ridimensionato e non ha cancellato le perdite accumulate nel mese di maggio, +1,9% e sesto mese di guadagni consecutivo per il Dow Jones, +3,8% per il Nasdaq. Lo S&P 500 ha chiuso il primo mese di maggio positivo dal 2009, il guadagno e’ stato del 2% e il settimo consecutivo – non accadeva dal settembre del 2009 – grazie alla spinta di finanziari, industriali e tecnologia.
Non e’ stata una gran sorpresa riscontrare tanta volatilita’ alla fine della seduta con gli investitori che si preparano al mese di giugno e ad un estate che probabilmente vedra’ indici poco mossi. Secondo Peter Cardillo, Chief Market Economist per Rockwell Global Capital, in giugno vedremo gli indici muoversi entro un tragding range e la tendenza durera’ tutta l’estate, vedremo degli storni ma solo limitati, vedremo un mercato fermo. Fino alla fine dell’anno, nell’ultimo trimestre Peter si aspetta una fase di forti rialzi.
Nelle scorse settimane si e’ notato un aumento della volatilita’, ricorda Peter, dovuta per la gran parte all’incremento dei rendimenti dei titoli di Stato. Un effetto secondo Peter delle dichiarazioni dei vari componenti della Federal Reserve che hanno portato a speculazioni su una possibile imminente riduzione delle operazioni di acquisto di bond dal mercato. La Federal Reserve non cambiera’ la sua politica monetaria e non interrompera’ il QE3 almeno fino a fine anno e quindi ha voluto, in queste settimane, solo testare il mercato per vederne la reazione. E’ vero che alcuni dati economici hanno sorpreso positivamente le attese – come quelli sulla fiducia dei consumatori e sul settore manifatturiero nell’area di Chicago – ma non bastano alla Federal Reserve per interrompere gli stimoli. Altri dati hanno mostrato un calo a sorpresa delle spese per consumo (il primo in un anno) e redditi personali piatti. L’economia globale rallenta e la congiuntura statunitense non puo’ essere sostenuta da esportazioni e attivita’ manifatturiera, ha bisogno di una crescita della domanda interna, della ripresa dei consumi. Il mercato questa settimana ha festeggiato il miglioramento marcato della fiducia dei consumatori in maggio, un indice che pero’ subisce l’influenza del wealth effect – dei guadagni dell’azionario e del miglioramento del mercato immobiliare che creano la percezione di maggiore “ricchezza” in chi investe in Borsa e in proprieta’ immobiliari.
La prossima settimana saranno tanti i dati economici da monitorare. A partire dall’indice ISM sull’attivita’ manifatturiera – che potrebbe mostrare un miglioramento dato che tutte le componenti dell’indice relativo all’area di Chicago hanno registrato una crescita – fino a quelli di venerdi’ sul mercato del lavoro. Peter si aspetta una creazione di 175 mila nuovi posti di lavoro, che conferma ancora una lenta ripresa dell’occupazione. Anche se il tasso di disoccupazione dovesse scendere al 7,3% rimane ancora lontano dal 6,5% auspicato da Ben Bernanke per poter interrompere il QE3. Fino a che il tasso non scendera’ al 7%, dice Peter, la Federal Reserve non iniziera’ a diminuire gli stimoli.
Le flessioni di ieri sono solo un ricordo lontano, gli indici sono tornati a guadagnare terreno. Le pesanti flessioni della Borsa di Tokyo non hanno influenzato l’umore degli operatori soprattutto dopo le indicazioni riferite dall’agenzia Reuters secondo cui il fondo pensione del governo giapponese, che gestisce piu’ di mille miliardi di dollari, intende cambiare strategia e investire in titoli azionari.
I dati economici pubblicati questa mattina confermano da una parte il recupero in atto del mercato immobiliare, con i dati sui compromessi di vendita in aumento ad aprile, e dall’altra mostrano una crescita economica nei primi tre mesi dell’anno costante ma piu’ debole rispetto ai dati precedenti del governo. Numeri questi ultimi che insieme ai dati sulle nuove richieste di sussidio di disoccupazione forse allontanano un po’ i timori per un’imminente diminuzione delle operazioni di acquisto di bond dal mercato da parte della Federal Reserve.
Dal punto di vista tecnico lo S&P 500 si avvia a chiudere il mese entro una banda di oscillazione simile a quella della settimana scorsa. Siamo in una fase di consolidamento, mi dice Derek Orth, Designated Market Maker per Brendan E. Cryan & Company. L’indice ha recuperato dai 1640 della settimana scorsa e torna introno a 1660. Se riuscira’ a chiudere sopra 1665 sara’ difficile prevedere la prossima direzione per via del pattern di consolidamento a triangolo. La resistenza successiva da monitorare secondo Derek e’ 1690 che, se raggiunta, potrebbe innescare una nuova asset allocation con possibile uscita dall’obbligazionario verso l’azionario. Per quanto riguarda i supporti, Derek individua 1625 e poi 1590-1600.
L’uscita dai titoli difensivi e che garantiscono alti dividendi, in previsione di tassi di interesse piu’ alti, e’ prematura secondo Derek. Che invece nota che la tecnologia continua a performare molto bene con l’indice SOX che ieri in controtendenza con gran parte del mercato e’ riuscito a chiudere in territorio positivo. Il SOX si sta prendendo una pausa e se riuscira’ a superare i 472 allora il prossimo obiettivo saranno i massimi del 2007 ancora non raggiunti intorno ai 500.
Le ultime giornate del mese saranno tranquille, aspettiamoci un po’ di window dressing da parte degli investitori e forse un po’ di volatilita’ domani per il ribilanciamento dell’indice Russell 2000.
Il toro riprende a correre al rientro dal lungo fine settimana del Memorial Day, con lo S&P 500 che torna a guadagnare dopo la prima flessione settimanale in un mese – provocata dalle dichiarazioni del Presidente della Federal Reserve Ben Bernanke. Da altre banche centrali (BOJ e BCE) sono arrivate invece delle rassicurazioni, ovvero una conferma dell’attuale politica monetaria. Come sottolinea Mark Otto, Designated Market Maker per Knight Capital Americas, si tratta di indicazioni che sono bastate ad agevolare una partenza in territorio positivo.
I dati economici pubblicati in mattinata hanno dato un’ulteriore spinta, o almeno cosi’ sembrerebbe. Il mercato immobiliare conferma la fase di recupero in corso, i prezzi degli immobili in 20 aree metropolitane sono aumentati in marzo su base annua al ritmo maggiore dall’aprile del 2006. I tassi di interesse sono bassi e lo saranno ancora almeno nell’immediato futuro, i prezzi degli immobili aumentano ma restano abbastanza bassi da attirare acquirenti, la corsa del mercato azionario contribuisce al wealth effect. Tutti fattori che insieme bastano a sostenere il mercato immobiliare.
Ma la vera sorpresa e’ arrivata dall’indice del Conference Board sulla fiducia dei consumatori che ha evidenziato un miglioramento superiore alle previsioni piu’ ottimistiche degli economisti e fino a livelli che non si notavano dal 2008. Chiaro il ruolo del wealth effect creato dai guadagno dell’azionario e dal recupero del mercato immobiliare (abbastanza da sostenere i consumi nel lungo periodo?).
Indicazioni incoraggianti dall’economia quindi che pero’ potrebbero essere interpretati come dei segnali di rafforzamento che la Federal Reserve potrebbe citare per giustificare un’ eventuale diminuzione delle operazioni di stimolo. Non oggi. Mark sottolinea che nonostante le speculazioni sulle future decisioni della Federal Reserve il mercato azionario americano e’ ancora il posto migliore per gli investimenti. Il futuro e’ incerto ma per ora si continua a salire. Lo S&P 500 ha guadagnato oltre il 15% da inizio anno..
I titoli finanziari appaiono oggi particolarmente positivi. Moody’s ha cambiato le sue prospettive (outlook) sul sistema bancario statunitense a stabili da negative (per la prima volta dal 2008) perche’ diminuiscono i pericoli legati all’economia. Secondo Moody’s il Pil crescera’ tra l’1,5% e il 2,5% fino al prossimo anno, fattore che permettera’ alle banche di evitare perdite.
In settimana diversi i dati economici in arrivo. Il dato che potrebbe muovere il mercato in caso di netta sorpresa o forte delusione e’ quello sulla seconda revisione del Pil del primo trimestre in arrivo giovedi’.

NEW YORK, NY – MAY 24: Members from all five branches of the U.S. Armed Forces rings the Opening bell at the New York Stock Exchange on May 24, 2013 in New York City. (Photo by Dario Cantatore/NYSE Euronext)
Pochi volumi di scambio qui a Wall Street alla vigilia del lungo fine settimana del Memorial Day, la seduta di oggi non e’ una buona indicazione di quella che e’ la direzione del mercato ma sicuramente conferma quanto riscontrato anche ieri. Il toro continua a correre, non ha intenzione di fermarsi. Lo dice anche Peter Cardillo, Chief Market Economist per Rockwell Global Capital, che nota come il mercato azionario americano dimostri ancora la sua forza e la sua tenuta soprattutto se paragoniamo le flessioni riscontrate questa settimana ad altre Borse mondiali rispetto a quella statunitense.
Non c’e’ molto da leggere nelle parole di Ben Bernanke, secondo Peter, il mercato (con gli indici sui massimi) cercava una scusa per prendersi una pausa. La scusa e’ arrivata: il messaggio contrastato di Bernanke e il maggior numero di membri del FOMC a favore di un rallentamento del QE3, evidenziato dalle minute della Federal Reserve. L’economia americana continua a crscere ma ad un ritmo ancora lento. I dati economici sono per la gran parte contrastanti, come il dato di oggi sugli ordini di beni durevoli che, seppur migliore delle attese, mostra debolezza se consideriamo alcune sue componenti. Bernanke ha ripetuto ancora che la disoccupazione resta alta e lontana dagli obiettivi della Federal Reserve. Mentre l’inflazione resta bassa e sotto controllo. Tutto questo non giustificherebbe una revisione al ribasso degli acquisti di bond dal mercato, almeno per ora.
Il toro potrebbe ricominciare a correre gia’ la prossima settimana ma prima si dovranno valutare i dati economici in arrivo. Nei prossimi giorni leggeremo i numeri realtivi al comparto immobiliare, alla fiducia dei consumatori, alle spese per consumo e redditi personali. Ma i dati in grado di dare una spinta ulteriore al toro saranno quelli sul mercato del lavoro di maggio in arrivo la settimana successiva. Dati molto positivi potrebbero portare nervosismo sui mercati, dati deboli o almeno intorno alle aspettative potrebbero risvegliare il toro.