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Gli utili spingono Nasdaq e S&P 500 su livelli record, una correzione in arrivo in maggio?

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Chiusura record per S&P 500 e Nasdaq alla fine di una settimana densa di indicazioni trimestrali importanti che hanno influenzato l’andamento dei listini – in particolare hanno pesato venerdì sul Dow Jones, che per l’intera seduta ha avuto difficoltà a rimenare in territorio positivo. Un andamento quindi a due velocità per gli indici dovuto, come sottolinea Peter Cardillo, Chief Market Economist per Rockwell Global Capital, al fatto che sono di più le società industriali rispetto a quelle tecnologiche a non aver centrato le stime sul fatturato e ad aver comunicato previsioni deboli per il resto dell’anno. La stagione degli utili fino ad adesso si e’ dimostrata piuttosto debole, aggiunge Peter, e quindi non giustifica le valutazioni attuali del mercato. Per questo motivo la tanto attesa correzione arriverà presto, forse in maggio, una conferma del vecchio detto di Wall Street “sell in May and go away”.

Il movimento che ha portato il Nasdaq su livelli record, e quindi a superare i massimi toccati 15 anni fa, e’ legato in parte all’andamento degli utili ma soprattutto, sottolinea Peter, ancora agli stimoli che arrivano da Europa e Cina. Un movimento quindi che conferma che il mercato non si muove sui fondamentali ed e’ sostenuto ancora dagli stimoli. Non solo Cina ed Europa, anche qui negli Stati Uniti i tassi di interesse resteranno sui livelli attuali ancora fino al terzo o quarto trimestre e le indicazioni economiche giustificano le previsioni di Peter. Che resta convinto che l’economia crescerà ancora vicino al 2% nel trimestre attuale per poi accelerare nel terzo e nel quarto trimestre. La prossima settimana leggeremo l’ultima revisione del Pil del primo trimestre e Peter si aspetta una crescita all’1,75%, più lenta rispetto a quella calcolata in precedenza dal Governo e ancora modesta. In settimana avremo anche altri numeri importanti dall’economia, tra cui quelli sulle spese per consumo e i redditi personali, sulla fiducia dei consumatori, sul mercato immobiliare, e poi il comunicato che seguirà la riunione del FOMC. Peter si aspetta ancora un comunicato falco e una conferma che la Fed si prepara ad un cambiamento della politica monetaria che pero’ non avverrà in giugno ma verso la fine del 2015.

Indici entro una banda di oscillazione limitata e bassi volumi dopo l’arrivo dei conti societari

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Continua la stagione degli utili e gli indici sembrano muoversi ancora entro una banda di oscillazione molto limitata. Poca convinzione, nessun motivo per superare le resistenze e per scendere sotto il supporto, che corrisponde alla media a 50 giorni, sottolinea Kenneth Polcari, direttore delle operazioni sul floor per O’Neil Securities, che si aspettava di vedere maggiore volatilità e alti volumi in questa stagione di trimestrali, contrariamente a quanto accaduto. Secondo Kenny il recente movimento rientra in una fase di consolidamento e non e’ imminente invece una fase di correzione per i listini. Una correzione di solito e’ accompagnata da un movimento al ribasso netto e decisivo e da forti volumi di vendita, invece adesso notiamo poca volatilità e scarsi volumi. Gli utili fino a questo momento hanno, nell’80% dei casi, battuto le stime (deboli) degli analisti e le pressioni geopolitiche – da una parte il futuro della Grecia e dall’altra Iran e Arabia Saudita – tengono i mercati sulle spine.

Questa settimana e la prossima saranno dominate dagli utili societari, quindi gli investitori si concentreranno soprattutto su temi micro e meno su temi macro. Gia’ oggi i mercati non hanno di fatto reagito ai dati migliori del previsto sul mercato immobiliare, concentrati sui conti delle società.
Il fattore Grecia tuttavia continua a rubare parte dell’attenzione degli operatori. Kenny sottolinea che gli europei stanno perdendo fiducia nella Grecia e le ultime richieste mettono a rischio la credibilità del Paese. Un’uscita della Grecia dall’euro, ancora secondo Kenny, non e’ da escludere e sarebbe accolta tiepidamente dai mercati, già preparati allo scoppio di una crisi con gli investitori internazionali che hanno limitato l’esposizione al Paese o hanno fatto in modo di poter beneficiare dalla crisi. Kenny ritiene infatti che un’eventuale Grexit potrebbe innescare un rally per i mercati.

Lo S&P 500 contratta oggi circa a meta’ della banda di oscillazione tra il supporto di 2085 e la resistenza 2111 e secondo Kenny resterà in questa zona fino alla fine della settimana. La prossima settimana avremo indicazioni dalla Federal Reserve ma i risultati trimestrali domineranno ancora l’attenzione con il mercato che premierà o penalizzerà i titoli delle società che pubblicheranno i conti. Ci avviciniamo al mese di maggio e all’estate e, a meno che non avremo importanti eventi (ed e’ escluso un aumento dei tassi di interesse almeno fino all’autunno secondo Kenny) gli indici estenderanno questa fase di consolidamento, non c’e’ motivo di salire o scendere drammaticamente.

Rialzi a Wall Street in attesa della pioggia di trimestrali

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Wall Street si prepara ad una settimana densa di indicazioni trimestrali ed economiche importanti e gli indici sono in rialzo anche se sostenuti da volumi sottili.
Oggi in calendario nessun dato di rilievo e solo da domani inizieranno ad arrivare risultati trimestrali da banche, società tech e multinazionali. Il movimento dei listini di oggi e’ quindi l’estensione di quello della settimana scorsa, sottolinea Kenneth Polcari, direttore delle operazioni sul floor per O’Neil Securities, con le borse asiatiche in rialzo nonostante i dati negativi dall’economia cinese (accolti con favore perché alimentano ulteriormente le aspettative di operazioni di stimolo da parte della banca centrale) e le Borse europee contrastate.
E’ un mercato per traders, mi dice Kenny, tanti gestori non hanno cambiato idea sulla direzione del mercato e per questo stanno a guardare.
Secondo Kenny lo S&P 500 continuerà a salire ma per superare la resistenza 2111 – i massimi di sempre – avrà bisogno di indicazioni chiare dalla stagione di trimestrali. Kenny non esclude la possibilità di un mercato positivamente sorpreso dagli utili dato che non sarà poi così difficile superare le stime nettamente riviste al ribasso degli analisti. L’effetto dollaro forte sarà poi così determinante per le multinazionali? Kenny cita l’esempio di Alcoa, una multinazionale che ha operazioni in diversi Paesi e che ha quindi tratto beneficio dalla debolezza delle valute locali che ha quindi in parte compensato l’effetto del dollaro forte sui conti.

Oltre ai conti guarderemo all’economia dato che avremo tanti indicatori importanti in arrivo questa settimana. Il Beige Book non sarà una grossa sorpresa secondo Kenny e non fornirà informazioni non ancora in possesso dei mercati, almeno per quanto riguarda la tempistica di un intervento sul costo del denaro.

Poca importanza ha invece per ora – almeno per il mercato – l’inizio della campagna elettorale per le presidenziali del 2016 con l’ingresso in campo di diversi esponenti – democratici e repubblicani – nelle ultime settimane e soprattutto negli ultimi giorni. Kenny ricorda che le primarie potrebbero non interessare il mercato più di tanto che invece si concentrerà sui diversi programmi di politica economica dei candidati ufficiali repubblicani e democratici alla Casa Bianca prima di fare una scelta.

Secondo bilancio settimanale consecutivo per la Borsa Usa nonostante la volatilità innescata dalla Fed e dagli utili

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Per la prima volta in aprile il Dow Jones e’ tornato sopra i 18 mila punti, una settimana che si e’ conclusa con un bilancio positivo grazie in parte alla spinta del settore industriale, nonostante la volatilità provocata dalle indicazioni contrastanti dalla Federal Reserve e l’inizio debole della stagione degli utili. Le oscillazioni del dollaro ancora in primo piano con il dollar index in giornata che ha raggiunto i massimi di tre settimane e l’euro sceso brevemente sotto 1,06.
Il settore industriale ha contribuito ai guadagni dei listini e ha reagito al movimento del titolo General Electric, che ha toccato i massimi dal 2013, dopo che il conglomerato industriale ha annunciato la ristrutturazione della sua divisione finanziaria, che comprenderà la dismissione di alcune unita’, e un piano di riacquisto azionario da 50 miliardi di dollari. Più di 100 milioni di titoli GE sono passati di mano venerdì, volumi così alti sul titolo non si registravano dal 2013.
La tenuta del mercato azionario in settimana e’ dovuta per la gran parte alla stabilizzazione del prezzo del petrolio intorno ai $50 il barile, secondo Peter Cardillo, chief market economist per Rockwell Global Capital. Le notizie economiche continuano ad essere contrastanti e il mercato e’ in attesa delle indicazioni dalle trimestrali che, secondo Peter, mostreranno una flessione media dell’utile tra il 4% e il 6% che quindi porteranno pressione sui mercati. (Un pullback solo temporaneo secondo Peter che si aspetta un rally tra giugno e luglio)

Questa settimana i verbali dell’ultima riunione della Fed sono servite a preparare il mercato ad un cambiamento di politica monetaria anche se sono stati seguiti da diversi interventi pubblici di esponenti della banca centrale che hanno ancora una volta lanciato segnali misti sulla tempistica di un intervento sui tassi di interesse. Secondo Peter giugno non e’ più una possibilità, la Fed vorrà vedere i dati sul mercato del lavoro e sulle spese per consumo di maggio e giugno e con molta probabilità non agiranno prima di settembre. La Fed e’ pronta ad alzare i tassi anche con una crescita economica moderata tra il 2,25% e il 2,5%, aggiunge Peter che per’ si aspetta una ripresa del ritmo di crescita nella seconda meta’ dell’anno in parte grazie al rafforzamento della congiuntura in Europa. Fattore che porterà l’euro dollaro alla parità ancora secondo Peter.

In settimana i risultati trimestrali determineranno la direzione dei listini, soprattutto i numeri che arriveranno dal settore bancario, finanziario, tecnologia e trasporti. Tra le indicazioni economiche più attese il Beige Book, le vendite al dettaglio, i numeri dal settore immobiliare, il Philadelphia Fed, l’indice Empire di New York e il super indice.

Volatilità a Wall Street dopo i verbali della Fed, in attesa dei conti di Alcoa

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E’ tornata un po’ di volatilità a Wall Street dopo la pubblicazione dei verbali dell’ultima riunione del FOMC che hanno mostrato una Federal Reserve ancora divisa sulla tempistica di un aumento dei tassi di interesse, ancora prima della pubblicazione degli ultimi dati sul mercato del lavoro. Gli indici erano comunque deboli anche prima delle minute per via della pubblicazione dei dati deludenti sulle scorte di petrolio che hanno spinto il prezzo del greggio ancora al ribasso.

Dai verbali emerge che alcuni componenti del FOMC supportano un intervento sui tassi in giugno per via delle indicazioni positive dall’economia, altri invece temono che il calo dei prezzi energetici e l’apprezzamento del dollaro possano continuare a frenare l’inflazione – e quindi non prevedono un ritocco al costo del denaro fino alla fine dell’anno. Secondo due dei componenti del comitato invece la Fed non dovrebbe intervenire sui tassi fino al 2016. Gia’ ieri il Presidente della Fed di Minneapolis aveva nel corso di un intervento pubblico indicato che i tassi non dovrebbero salire fino alla primavera del 2016.
Il mercato sembra ormai scontare un intervento sul costo del denaro alla fine dell’anno e non più in giugno, sottolinea Kenny Polcari, direttore delle operazioni sul floor per O’Neil Securities, che si aspetta il primo aumento in novembre o dicembre.

Questa era a mercati chiusi inizia la stagione degli utili e come di consueto il gigante dell’alluminio Alcoa sarà il primo a pubblicare la trimestrale a mercati chiusi. Il mercato negli ultimi mesi e’ stato condizionato dalle aspettative poco rosse sui conti, in particolare ha reagito alle revisioni al ribasso delle stime annunciate dagli analisti per via dell’effetto del dollaro forte e del rallentamento economico a livello globale. Quindi già sconta una stagione debole, sottolinea Kenny, e se non avremo sorprese ulteriori potrà riprendere a correre. Tuttavia se i conti dovessero risultare peggiori delle attese vedremo una forte discesa, dice Kenny che pero’ non crede che la stagione degli utili sarà in grado di innescare una fase di correzione. Lo S&P 500 secondo Kenny resterà bloccato entro una banda di oscillazione limitata, tra la media a 50 giorni di 2070 e i 2100 punti. Non c’e’ motivo per salire sopra 2100 e non ci sono, per ora, ragioni per scendere sotto i 2070, almeno fino a che non avremo una chiara idea sull’intera stagione degli utili – e potrebbe non succedere ancora per oltre una settimana. In caso di utili – e previsioni – peggiori delle attese, lo S&P 500 rischierebbe di scendere sotto la media a 100 giorni (2045 punti).

Volatilita’ di fine trimestre a Wall Street, aprile sara’ condizionato dalle trimestrali

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Rialzi sostenuti oggi per gli indici di Borsa americani mentre ci avviciniamo alla fine del mese e del trimestre con gli investitori e i gestori che tirano le somme e si preparano alla stagione – incerta – degli utili. Anche se più breve sarà’ una settimana densa di indicazioni economiche importanti che scaturirà venerdì con i dati sul mercato del lavoro di marzo. Il mercato si aspetta ancora una creazione di occupazione superiore alle 200 mila unita’, sottolinea kenneth Polcari, direttore delle operazioni sul floor per O’Neil Securities, che quindi non crede che i dati saranno in grado di muovere drasticamente il mercato. Una reazione si noterà’ solo parzialmente lunedì anche se sarà evidente martedì quando torneranno a contrattare i mercati europei che saranno rimasti chiusi a pasquetta. Le prima indicazioni dal mercato del lavoro tuttavia arriveranno come sempre mercoledì dai dati di ADP relativi al settore privato.

Vedremo invece volatilità soprattutto domani, alla fine del trimestre, per via del window dressing e gli aggiustamenti in portafoglio da parte dei gestori, sottolinea Kenny, e poi mercoledì tornerà la cautela all’inizio di un mese solitamente positivo per l’azionario americano ma che questa volta potrebbe risentire di una stagione di trimestrali particolarmente debole per via del dollaro forte e della crescita lenta di alcuni settori economici. Kenny ritiene che un po’ di calma tornerà appena arriveranno i primi conti delle multinazionali e, a meno che non saranno nettamente peggiori delle attese degli analisti, i listini si stabilizzeranno. Se i conti saranno peggiori del previsto non potremmo vedere una fase di pullback ma e’ da escludere invece l’eventualità di una correzione, dato che una flessione del 10% dai massimi (quindi fino a 1900 per lo S&P 500) sarà evitata grazie ancora al continuo supporto delle banche centrali – ultima quella cinese che ha nelle ultime ore indicato la sua disponibilità ad intervenire, mi dice Kenny.
La Federal Reserve intanto venerdì ha contribuito a spingere i listini al rialzo alla fine delle contrattazioni. In realtà niente di nuovo e’ emerso dal discorso di Janet Yellen sulla politica monetaria anche se il Presidente della Fed ha utilizzato per la prima volta la parola “inconsequential” in riferimento ad un eventuale piccolo aumento dei tassi di interesse, che ha aperto la strada a diverse interpretazioni e senza dubbio a nuove conversazioni, nota Kenny.

Domani lo S&P 500 potrebbe provare a chiudere sui massimi prima del ritorno alla calma e alla cautela mercoledì e giovedì e poi al rientro la prossima settimana l’attenzione si spostera’ rapidamente dalla reazione ai dati sull’occupazione alla stagione degli utili. Alcoa questa volta sarà un primo buon indicatore dato che si tratta di una multinazionale, quindi vedremo l’effetto dollaro, opera nel mercato delle materie prime, quindi avremo indicazioni sulle conseguenze del rallentamento della domanda dalla Cina.

Ancora tanta cautela a Wall Street, in arrivo una correzione?

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Gli indici di Borsa americani sono riusciti ad interrompere la sequenza di ribassi che durava da quattro sedute e una spinta decisa e’ arrivata nelle ultime fasi di contrattazioni dalle indicazioni giunte dal Presidente della Federal Reserve. Nel corso di un intervento sulla politica monetaria Janet Yellen ha confermato ancora una volta che la Fed interverrà sul costo del denaro, alzerà i tassi interesse verso la fine dell’anno e ha sottolineato che l’aumento dell’inflazione core non e’ essenziale per intervenire.
Commenti che tuttavia non sono bastati ad allontanare la cautela che ha influenzato l’andamento della Borsa per l’intera settimana. Secondo Peter Cardillo, Chief Market Economist per Rockwell Global Capital, i movimenti degli ultimi giorni sono dovuti ad alcuni fattori ma sopratutto perché siamo in una fase di correzione che porterà lo S&P 500 a perdere ancora tra l’8% e il 10%, perdita che servirà a ridurre le valutazioni dal livello attuale e preparerà la strada al forte rally che vedremo tra il terzo e il quarto trimestre di quest’anno. Il nervosismo e’ legato anche alle aspettative per l’inizio della stagione degli utili che sarà nettamente influenzata dal rafforzamento del dollaro.
Il prezzo del petrolio nel corso della settimana e’ tornato a guadagnare terreno, seppur temporaneamente, in reazione alla crisi in medio oriente. Peter ritiene che il petrolio resterà tra i 40 e i 50 dollari il barile per altri cinque o sei mesi, e non scenderà’ fino a 30 o 15 dollari.

La prossima sarà una settimana abbreviata per i mercati considerata la chiusura per il venerdì Santo. Tuttavia sarà densa di indicazioni economiche importanti, inclusi i dati sul mercato del lavoro di marzo. Peter si aspetta una creazione di 257 mila nuovi posti di lavoro e un tasso di disoccupazione fermo al 5,5%. Quindi ancora una crescita di occupazione anche se senza un aumento dei salari, dice Peter. Fattore che quindi permetterà alla Fed di rimanere ferma fino al terzo o forse al quarto trimestre dell’anno.

Il dollaro determina ancora la direzione dell’azionario in attesa dei dati economici in arrivo in settimana

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E’ ancora una volta il dollaro a determinare la direzione dei listini di Borsa americani, che sfiorano i massimi all’inizio di una settimana povera di spunti, salvo qualche dato economico di rilievo.
La valuta statunitense oggi e’ tornata ad indebolirsi, il dollar index ha ceduto oltre l’1% e l’euro si e’ rafforzato fino sopra $1,08.
L’attenzione degli investitori e’ al momento rivolta verso l’Europa, in attesa di indicazioni sulla situazione Grecia, sottolinea Kenneth Polcari, direttore delle operazioni sul floor per O’Neil Securities, che aggiunge che il mercato non darà molto peso ai dati economici dei prossimi giorni – a meno che non deluderanno nettamente – dato che guarda già all’imminente stagione di trimestrali.
Gli analisti, come sappiamo, hanno già ridimensionato le previsioni sugli utili per effetto del dollaro forte. Se l’impatto del dollaro sui conti sarà superiore alle attese prepariamoci ad una netta correzione ma se l’impatto sarà meno marcato del previsto vedremo il mercato stabilizzarsi sugli attuali livelli, e non un rally. Fino a che non avremo chiarezza sull’impatto del dollaro quindi gli indici resteranno entro una banda di oscillazione limitata, con lo S&P 500 tra 2075 e 2115, secondo Kenny.

Oltre alla Grecia, gli investitori guarderanno anche ai diversi interventi pubblici dei membri della Federal Reserve, con il mercato che, concentrato sulla terminologia e sul messaggio della banca centrale, vuole leggere tra le righe. Kenny sottolinea che non c’e’ niente da comunicare al momento, e’ chiaro dopo la riunione della settimana scorsa che un aumento dei tassi in giugno e’ ormai escluso e che un possibile intervento in agosto-settembre, previsto dagli analisti, non e’ poi così scontato. I dati economici che arriverranno questa estate, l’impostazione dei mercati, l’andamento del dollaro, saranno tutti fattori che la Fed dovrà analizzare prima di prendere una decisione, prima di normalizzare la politica monetaria. E la reazione dei mercati, pronti o no, sarà determinante in un momento in cui il pericolo bolla riguarda diverse piazze mondiale, tutte stimolate dalla politica delle banche centrali, dato che l’economia globale non e’ ancora così solida da giustificare quei movimenti.
La prossima riunione importante della Fed e’ quella di giugno, da cui avremo qualche elemento in più sulla tempistica di un intervento. Nei prossimi mesi, se i dati economici si stabilizzeranno e mostreranno miglioramenti, allora riprenderà la conversazione sulla tempistica di un aumento del costo del denaro. Ma se il mercato non vedrà indicazioni di miglioramento dall’economia continuerà per la sua strada.

Grecia e inflazione USA al centro dell’attenzione dei mercati la prossima settimana

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Gli indici i Borsa americani hanno chiuso venerdì vicini a livelli record ed e’ stata una seduta in parte dominata dalle scadenze tecniche trimestrali che hanno portato volatilità sui mercati al termine di una settimana che ha visto i istinti muoversi alternativamente al ribasso e al rialzo.

Secondo Peter Cardillo, Chief Market Economist per Rockwell Global Capital, gli investitori hanno reagito alle notizie positive che sono arrivate dall’Europa con la Grecia che a giorni presenterà la lista di riforme. Il mercato poi riconosce che la Fed non alzerà a breve i tassi di interesse, probabilmente interverrà tra settembre e novembre, la possibilità di un ritocco a giugno sembra allontanarsi davvero e secondo Peter per due motivi fondamentali: non c’e’ minaccia di inflazione (piuttosto di parla di pericolo deflazione) e l’economia cresce intorno al 2,25% e la creazione di occupazione riguarda soprattutto il settore dei servizi, con bassi salari, quindi che non minacciano inflazione.
Tuttavia, secondo Peter, anche se il mercato non si aspetta un aumento dei tassi imminente non e’ da escludere una correzione tecnica nelle prossime settimane che pero’ porterà’ a buone opportunità’ per entrare sull’azionario dato che l’anno si chiuderà con un guadagno tra l’8% e il 10% dai massimi di venerdì.

L’attenzione e’ tornata a concentrarsi sul dollaro, in deprezzamento nei confronti delle altre principali valute. Venerdì il dollar index ha perso l’1,5% ed ha registrato il maggior calo settimanale dal 2011.
Peter ritiene che anche se la parita’ tra euro e dollaro e’ ancora in vista non arriverà poi così presto come si temeva solo qualche giorno fa, probabilmente a fine anno. Per adesso il dollaro ha raggiunto i massimi e nelle prossime sedute resterà entro un trading range limitato a meno che non avremo segnali di un rallentamento della ripresa in Europa. Il QE della BCE dovrebbe sostenere l’economia euro ma il recupero sarà lento e non repentino.

Il prezzo del petrolio e’ sceso in settimana sotto i $45 soprattutto, dice Peter, a causa delle nuove previsioni di Goldman Sachs che sono per un prezzo a $40 il barile. Peter pensa che resteremo sui livelli attuali ancora per un periodo fino a che non avremo un rallentamento della produzione o un intervento dell’OPEC. Peter non ritiene che scenderemo ancora, che arriveremo a $40, $30, o addirittura a $15, come ha ipotizzato il “Commodities King” Dennis Gartman – autore della newsletter Gartman Letter. Se dovesse succedere arriveremmo ad una recessione globale e Peter lo esclude.

La prossima settimana pochi i dati in calendario. Leggeremo i numeri sull’inflazione – osservati soprattutto dopo le ultime indicazioni della Fed – sul settore immobiliare, gli ordini di beni durevoli e l’ultima revisione del Pil del quarto trimestre – che Peter stima che sara’ al 2,3%. Sara’ quindi un mercato tecnico e le notizie più attese saranno quelle che arriveranno dalla Grecia.

La “pazienza” della Fed. Gli indici in rialzo in attesa del comunicato del FOMC

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La settimana si apre con rialzi sostenuti per la Borsa americana con gli indici in ripresa e il Dow Jones che avanza oltre 100 punti. I dati economici deboli arrivati questa mattina forse allontanano i timori di un aumento dei tassi a breve? E’ la teoria di Kenny Polcari, direttore delle operazioni sul floor per O’Neil Securities, che spera che mercoledì la Fed finalmente elimini dal comunicato, che segue la riunione del FOMC, la promessa di essere paziente prima di normalizzare la politica monetaria, perché pensa che il mercato sia troppo – e ingiustamente – concentrato su quella promessa. L’eliminazione o la conferma della parola “patient” non implica un aumento dei tassi di interesse a breve dato che la Fed ha più volte indicato che le decisioni di politica monetaria dipenderanno dai dati economici e gli ultimi non supportano un aumento del costo del denaro. L’occupazione forse e’ su livelli auspicati dalla Fed – anche se Kenny (e non solo lui) ha i suoi dubbi – ma l’inflazione e’ ancora lontana dagli obiettivi della banca centrale. Tuttavia il mercato sa che i tassi prima o poi inizieranno a salire e la continua segnalazione dell’intenzione di farlo da parte della Fed alimenta il nervosismo. Kenny ritiene che la Fed dovrebbe agire se vuole farlo ma parlarne per troppo a lungo senza agire provoca ansia tra gli investitori.

Aspettiamoci gli indici entro una banda di oscillazione limitata nei prossimi giorni, dice Kenny, con lo S&P probabilmente bloccato tra 2040 e 2065 almeno fino a che non arriveranno indicazioni mercoledì dalla Federal Reserve e da Janet Yellen. Kenny tuttavia non si aspetta grandi sorprese, solo l’eliminazione della parola “patient” e la conferma che la Fed continuerà a prendere decisioni basandosi sui dati economici.
Se invece Janet Yellen fornirà dettagli sulla tennistica di un intervento sui tassi vedremo un rally che porterà lo S&P 500 fino a 2100 ma che non durerà a lungo dato che gli operatori, dopo sei anni di stimoli e oltre 4 mila miliardi di dollari spesi – che non hanno portato l’economia ad arrivare agli obiettivi prefissati dalla Fed – si renderanno conto che non siamo ancora arrivati alla risoluzione del problema e torneranno a guardare con scetticismo all’azionario.