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Continua la discesa degli indici a Wall Street tra speculazioni e mancanza di certezze

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Ancora debolezza per l’azionario americano con la settimana che si apre in calo per gli indici. Ancora una volta sono le incertezze legate alla Grecia e le aspettative di un aumento a breve dei tassi di interesse negli Stati Uniti ad influenzare le decisioni degli operatori. O meglio, come sottolinea Kenny Polcari, direttore delle operazioni sul floor per O’Neil Securities, sono proprio questi i motivi della decisione degli investitori di stare fermi a guardare ed aspettare prima di rientrare. L’azionario tedesco in correzione, gli altri indici di riferimento europei sono in calo tra il 4% e il 7% dai massimi. E qui negli Stati Uniti la divergenza che si nota tra il movimento del Dow Jones Industrial e il Dow Jones Transport e’ fonte di preoccupazione (per la teoria del Dow). Tuttavia, secondo Kenny, i movimenti non sono accompagnati da volumi esplosivi, una prova della poca decisione e delle attese di maggiore chiarezza da parte degli operatori.

I dati del mercato del lavoro nettamente migliori delle attese non bastano secondo Kenny a giustificare un intervento della Fed sui tassi prima del previsto visto che altri indicatori economici continuano a mostrare debolezza. Tuttavia le speculazioni su un imminente incremento del costo del denaro circolano sui mercati e Kenny fa riferimento anche ad alcune relative ad un ritocco già questo mese per sorprendere i mercati – mercati che non vogliono essere sorpresi pero’ soprattutto quando si parla di tassi di interesse. Kenny prevede piuttosto un cambiamento nel linguaggio della Federal Reserve ma solo per preparare ad un aumento dei tassi che arriverà probabilmente in novembre o dicembre. Un aumento che non dovrebbe sorprendere e nemmeno turbare troppo i mercati dato che anche un ritocco di 25 punti base lascerebbe il livello dei tassi su minimi storici.
E’ vero che Janet Yellen, anche se non si consulta con entita’ esterne alla Fed prima di prendere decisioni, e’ consapevole delle conseguenze che un aumento dei tassi avrebbe su altri mercati globali. E il recente monito del FMI e’ rilevante dato che le preoccupazioni di Christine Lagarde sono per la difficile situazione Grecia e per il rischio volatilità legato a tassi USA più alti, sottolinea Kenny. Che ritiene che Janet Yellen potrà, dopo i dati solidi sul mercato del lavoro, cambiare la terminologia e preparare i mercati di tutto il mondo ad un aumento dei tassi.

Lo S&P 500 intanto, dopo avere rotto i supporti di breve, e’ sceso oggi sotto la media a 100 giorni di 2085. Kenny ritiene che in caso di conferma di questa rottura le vendite continueranno fino alla media a 200 giorni di 2050.Un movimento ancora lontano da una correzione ma che si uniforma a quanto sta accadendo sui mercati europei e che ha senso fino a che non avremo risposte dalla Grecia che permetteranno di spostare l’attenzione di nuovo sui dati economici, sottolinea Kenny.

Wall Street si prepara ad un’altra settimana, in attesa di certezze e stabilita’

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E’ stata una settimana volatile per la Borsa americana ancora una volta influenzata dall’incertezza legata al futuro della Grecia e alla direzione dei tassi di interesse. I dati sul mercato del lavoro hanno nettamente sorpreso economisti ed operatori e spingeranno probabilmente la Federal Reserve ad agire sui tassi di interesse probabilmente in settembre, secondo Peter Cardillo, Chief Market Economist per Rockwell Global Capital. Peter ricorda come gli ultimi dati sull’occupazione mostrino non solo un aumento superiore alle attese dei nuovi occupati ma che riguarda quasi tutti i settori dalla costruzione edile, ai servizi al manifatturiero. E poi, fattore molto osservato dalla Federal Reserve, un aumento dei salari che mostra quindi una potenziale accelerazione dell’inflazione.
Peter nota come ormai l’emergenza sia passata per l’economia americana che non ha quindi più bisogno di stimoli dato che sta tornando a crescere – Peter si aspetta per il secondo trimestre un’espansione intorno al 2% e poi una crescita vicina al 3% nel terzo e quarto trimestre. Peter quindi prevede un ritocco ai tassi di interesse da parte della Fed dello 0,25% in settembre puramente simbolico, per inviare un messaggio positivo ai mercati, a cui seguiranno interventi molto meno aggressivi. La banca centrale americana risponderà quindi così alle preoccupazioni del Fondo Monetario Internazionale – che teme per la situazione instabile in Europa ed e’ preoccupata per la contrazione economica Usa riscontrata ad inizio anno.

Il mercato obbligazionario ha ancora influenzato le decisioni degli operatori in settimana. Nel corso della sua lunga esperienza a Wall Street Peter ha sempre riscontrato una reazione negativa dell’azionario in un periodo di aumenti dei rendimenti obbligazionari e questa settimana quindi non fa eccezione. Se la settimana prossima i dati economici mostreranno ancora forza – soprattutto quelli sulle vendite al dettaglio – il decennale potrebbe arrivare sopra il 2,5%, sottolinea Peter, e forse innescare quella fase di correzione dell’azionario tanto attesa e in grado di dare agli investitori occasione di entrare sul mercato. Il primo test per lo S&P 500 sara’ 2075 e una rottura potrebbe portare a 2045-2048. Secondo Peter l’eventuale sfondamento di questo livello porterebbe verso una correzione.

E’ ancora la Grecia a determinare la direzione dei mercati, almeno nel breve

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Prima seduta di giugno, un mese che potrebbe rivelarsi molto simile a quello precedente, determinato da Grecia, Bce e aspettative sui tassi di interesse. Fattori costanti per i mercati come mi dice Kenneth Polcari, direttore delle operazioni sul floor per O’Neil Securities, che sottolinea come la volatilità sia rimasta contenuta nel mese di maggio con gli indici in movimento entro una banda di oscillazione limitata. La Grecia determinerà la direzione dell’azionario americano almeno nel breve periodo, fino all’arrivo di una decisione tra pochi giorni. A questo punto sono in tanti a pensare che la Grecia raggiungerà un compromesso all’ultimo momento ed evitera’ il default. Ma un’eventuale uscita dall’euro non sarebbe devastante per l’Europa, sottolinea Kenny che si aspetta una reazione negativa dei mercati ma che creerà buone opportunità per i gestori che aspettano da tempo di entrare, che hanno atteso un evento straordinario prima di tornare a comprare.

Giugno sara’ anche caratterizzato da tanti dati economici in grado di fornire nuove indicazioni sul futuro dei tassi di interesse. Questa settimana in particolare sara’ densa di indicazioni importanti, le più attese quelle sul mercato del lavoro. Secondo Kenny i dati non saranno estremamente sorprendenti, forse leggermente inferiori rispetto alle previsioni del consenso. Un’idea più chiara su come saranno i numeri l’avremo mercoledì dopo la pubblicazione dei dati sull’occupazione del settore privato di ADP.
Il consenso e’ per tassi invariati a questo punto fino alla fine dell’anno, con variabili importanti da considerare come il default della Grecia. Il ruolo della Fed potrebbe essere quello di calmare i mercati in caso di crisi e la banca centrale americana non vuole ritrovarsi ad alzare il costo del denaro troppo presto, sottolinea Kenny. Che trova interessante il recente monito del Vice presidente della Fed Stanley Fischer, preoccupato per il lento ritmo di crescita economica statunitense e ancora per la stabilita’ del sistema finanziario.

Il supporto di breve per lo S&P 500 resta 2100, soglia più volte testata nelle ultime settimane e, se scenderemo al di sotto, potremmo arrivare molto velocemente a 2048 che corrisponde ad un -2% dai livelli attuali, non e’ la fine del mondo secondo Kenny. Se invece l’indice riuscirà ancora a confermare i 2100 vorrà dire che gli operatori non sono poi così preoccupati per la situazione in Grecia o per il livello dei tassi di interesse e restano quindi sul mercato. La resistenza di breve per lo S&P 500 e’ su 2125-2130 e fino a che non avremo maggiore chiarezza sulla situazione Grecia non ci sono motivi per superare questi livelli.

Non c’é alternativa – e l’azionario americano resiste vicino ai record

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Dopo i record raggiunti nelle ultime sedute oggi gli indici oscillano intorno alla parità, in parte per effetto dell’aumento dei rendimenti dell’obbligazionario e dell’apprezzamento del dollaro. L’Europa resta ancora al centro dell’attenzione degli operatori, secondo Kenneth Polcari, direttore delle operazioni sul floor per O’Neil Securities, che ritiene che il mercato inizia ad aspettarsi il peggio dalla situazione Grecia. E in caso di default e uscita della Grecia dall’euro, ancora secondo Kenny, vedremo una forte reazione al ribasso a cui seguirà una forte ondata di acquisti dato che non incomberanno più i dubbi e le incertezze legati alla situazione.

Intanto gli indici continuano a salire, record per tre sedute di seguito per Dow Jones e S&P 500. Ieri una reazione in parte alle indicazioni arrivate dal presidente della Fed di Chicago Charles Evans che ha parlato ancora della necessita’ di lasciare i tassi di interesse bassi. E’ importante soprattutto adesso per la Fed, la Bce e le altre banche centrali, continuare a parlare di stimoli di supporto, alla luce di quello che sta succedendo in Grecia, sottolinea Kenny, che fa riferimento anche alla recente decisione della Bce di incrementare gli stimoli in un periodo solitamente lento per i mercati europei, quindi suscettibili a forte oscillazioni.
Qui negli Stati Uniti, a parte i dati positivi pubblicati oggi sul settore immobiliare, i recenti numeri hanno confermato una fase di rallentamento in corso che porta ancora Kenny a pensare che un aumento dei tassi di interesse in giugno o agosto sia da escludere. Gli investitori si aspettano un intervento sul costo del denaro alla fine dell’anno e qualcuno esclude addirittura un ritocco ai tassi prima del 2016. In ogni caso le aspettative sono tutte per un nulla ddi fatto ancora per mesi e questo supporta l’azionario, ricorda Kenny.
Dalla Fed arriveranno in settimana diverse indicazioni. Domani le minute dell’ultima riunione del FOMC confermeranno che la banca centrale monitora i dati economici per decidere sulle future mosse. Venerdì Janet Yellen invece non dirà niente di nuovo e quindi differente da quello che la Fed ha comunicato nelle recenti settimane, dice Kenny – anche se forse i dati particolarmente deboli potrebbero spingere il presidente della Fed almeno a riconoscere la fase di rallentamento.

Tecnicamente lo S&P 500 negli ultimi giorni ha testato quota 2130, vedremo se riuscirà a superare questa soglia a fine seduta. Kenny non si aspetta che i dati di questa mattina inneschino una fase di ulteriore rialzo, si aspetta invece che gli indici restino fermi sui livelli attuali per un periodo. Lo S&P 500 contratta 18 volte le stime sugli utili, al di sopra della media di 15-16 volte, quindi siamo di fronte ad un mercato sopravvalutato – come ha recentemente notato anche Janet Yellen. Kenny conferma quello che e’ diventato il tormentone a Wall Street: non c’e’ alternativa all’azionario americano e continueremo a salire.

Dow e S&P 500 su livelli record anche regna la cautela in attesa del discorso di Janet Yellen di venerdì

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Vediamo un’apertura di settimana piuttosto cauta a Wall Street, pochi gli spunti economici in calendario, soprattutto dati sul mercato immobiliare e il discorso del Presidente della Federal Reserve Janet Yellen di venerdì a Providence, Rhode Island. Domenica la camera di commercio di Providence ha annunciato la presenza di Yellen all’evento annuale durante la quale si presentano le previsioni per l’economia. Goldman Sachs nota che sono da osservare soprattutto eventuali commenti sull’ inflazione e sull’attuale situazione economica, alla luce dei dati deludenti sul Pil del primo trimestre. Non sono invece previste domande durante l’evento.
Venerdi’ abbiamo visto gli indici vicini alla parita’, alla fine di una settimana di buoni guadagni. Dal punto di vista tecnico il mercato azionario continua a rafforzarsi, sottolinea Peter Cardillo, Chief Market Economist per Rockwell Global Capital, che non esclude il raggiungimento per lo S&P 500 di quota 2125-2135. il motivo e’ sempre lo stesso, dice Peter: non c’e’ alternativa, soprattutto in un momento di volatilità’ per l’obbligazionario che spaventa gli investitori. Peter tuttavia ritiene ancora che una correzione per l’azionario arriverà, anche se e’ difficile prevedere una tempistica.

I dati economici continuano a mostrare una certa debolezza e le previsioni di Peter per il trimestre in corso sono per un Pil sotto il 2%, tra l’1,5% e l’1,75%, a cui seguirà un recupero nel terzo e quarto trimestre. Tuttavia un rallentamento nel secondo trimestre potrebbe spingere la Federal Reserve a non cambiare politica monetaria fino a fine anno. Peter si aspetta ancora un possibile aumento dei tassi di interesse in settembre anche se, se la crescita dovesse risultare sotto il 3% e se l’inflazione sarà ancora bassa, la banca centrale potrebbe decidere di aspettare visto l’effetto del rallentato economico globale sulla congiuntura USA.

Jack Reed and Greater Providence Chamber of Commerce officials announced Sunday that Yellen will be speaking at the Chamber’s annual Economic Outlook Luncheon on May 22. As Goldman notes, “We will look in particular for commentary on the inflation outlook and the current assessment of the growth outlook in light of disappointing Q1 data. There will not be Q&A.”

Ancora effetto bond a Wall Street ma gli indici si allontanano dai minimi

 

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Gli indici di Borsa americani restano in marginale ribasso e recuperano quindi dai minimi di seduta. L’azionario sia ieri che oggi e’ stato ampiamente influenzato dal mercato obbligazionario ed e’ proprio il ridimensionamento dei rendimenti dei titoli di Stato americani dai massimi di sei mesi ad agevolare il recupero dei listini.
Lo S&P 500 ha più volte testato questa mattina il supporto di breve termine, che corrisponde alla media a 50 giorni, a quota 2080, ed e’ riuscito a conservare il livello da cui ha poi rimbalzato, come nota Kenneth Polcari, direttore delle operazioni sul floor per O’Neil Securities.
I titoli di Stato americani hanno subito l’influenza del movimento dei bund tedeschi, sotto pressione nelle ultime settimane per ragioni che alcuni attribuiscono alle aspettative di un aumento dell’inflazione nella zona euro, che avrebbe ormai toccato i minimi. Diversi investitori rifiutano di acquistare bond fino a che la fase di ribassi sarà completata anche se gli alti rendimenti hanno attirato oggi i gestori in cerca di occasioni. Tuttavia Goldman Sachs avverte che i titoli di stato a lunga scadenza non sono un buon investimento mentre PIMCO ad aprile ha incrementato l’esposizione ai T-bond per il suo Total Return Fund.

Gli indici americani intanto continuano a muoversi entro una banda di oscillazione limitata e rispettano quindi le resistenze e i supporti. Secondo Kenny nel breve l’unico fattore in grado di condizionare il movimento degli indici sara’ il futuro della Grecia, dato che la stagione degli utili e’ terminata e non avremo ulteriori indicazioni dalle aziende USA fino a luglio. Kenny non si aspetta un default tecnico della Grecia, prevede un accordo all’ultimo momento sulle riforme ma sottolinea che fino a che non avremo una conferma noteremo ancora nervosismo e tensione sui mercati.

In settimana i numeri più attesi sono quelli sulle vendite al dettaglio, monitorati con attenzione soprattutto da chi non crede che i numeri sul mercato del lavoro siano poi così positivi. per questo nelle prossime settimane investitori ed analisti saranno in cerca di indicazioni sull’occupazione nei vari dati economici in arrivo, con la speranza che nel rapporto sull’occupazione di maggio non vedremo una revisione al ribasso dei numeri di aprile.

Con Kenny ho parlato anche di un tema che sta dominando la conversazione qui a Wall Street: l’esito elettorale in Gran Bretagna. Secondo quanto riferisce Politico, alcuni dirigenti di Wall Street notano come le politiche anti banche e contro i ricchi del partito laburista abbiano contribuito alla sconfitta di Ed Miliband in Gran Bretagna e potrebbero risultare nocive anche ai canditati alle elezioni presidenziali qui negli Stati Uniti. Kenny, come tanti altri che lavorano a Wall Street, spera che la campagna che negli ultimi 6-7 anni ha avuto un impatto sull’attività finanziaria, arrivi presto ad una fine. E’ necessario un cambiamento di direzione, la regolamentazione del sistema finanziario si e’ rivelata troppo restrittiva e Wall Street non riesce più ad operare come una volta, nota ancora Kenny. Wall Street e’ una parte integrante non solo dell’economia locale newyorchese ma anche dell’intera economia americana e, come ben sappiamo, ha delle ripercussioni – e spesso non solo negative – sull’intera economia globale.

Cresce l’attesa per i dati sull’occupazione; l’aumento dei rendimenti obbligazionari e le parole di Yellen allontanano gli investitori

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Dopo una partenza al rialzo gli indici di Borsa americani sono passati quasi subito in territorio negativo e restano sotto pressione. Pressione innescata in parte dai movimenti dei rendimenti dei titoli di Stato e in parte dai commenti giunti questa mattina dal Presidente della Federal Reserve Janet Yellen. Come nota Kenneth Polcari, direttore delle operazioni sul floor per O’Neil Securities, le affermazioni di Janet Yellen sulle valutazioni piuttosto alte del mercato azionario rispecchiano quelle che circolano da anni sui mercati statunitensi, e non solo, manipolati dalle operazioni delle banche centrali. E la Fed, dopo anni di stimoli, sta cercando la soluzione migliore per uscire da questa fase di politica monetaria senza creare una reazione eccessiva sui mercati. In particolare Janet Yellen teme un terremoto sui mercati quando annuncerà un aumento dei tassi e per questo cerca di prevenirlo parlandone con largo anticipo, nota Kenny.
Una Federal Reserve che potrebbe dover rivedere i propri programmi se l’economia continuera’ a mostrare segnali di debolezza. I numeri di ieri sulla bilancia commerciale hanno spinto diversi economisti a rivedere le previsioni sul Pil del primo trimestre che, dopo la seconda rilevazione prevista per fine maggio, potrebbe evidenziare una contrazione dello 0,3% dal +0,2% emerso dalla prima rilevazione. Non e’ una grossa sorpresa per Kenny che sottolinea come pero’ alimenti ulteriormente la frustrazione sui mercati, con un’economia che dopo sette anni di stimoli per miliardi di dollari resta anemica.
E se le speranze erano tutte sui numeri dell’occupazione di aprile, i dati di ADP di questa mattina, nettamente peggiori delle attese, hanno fatto tornare un po’ di cautela. Kenny ritiene che le previsioni per i dati sul mercato del lavoro di venerdì siano troppo ottimistiche – arrivano fino ad una creazione di 325 mila posti. Kenny non prevede un numero di molto superiore alle 200 mila unita’ e se dovesse essere addirittura inferiore creerà tensione sui mercati – seppur non abbastanza da provocare uno scossone.
E’ vero pero’ che e’ sempre più difficile prevedere la reazione dei mercati ai dati economici e non e’ sempre facile capire la dinamica “bad news-good news o good news-bad news” in anticipo. Kenny nota che ci stiamo avvicinando al periodo estivo e quindi ad un periodo di calma sui mercati e non si aspetta un forte movimento al ribasso ma piuttosto una discesa molto lenta dato che non ci sono motivi per continuare a salire. Lo S&P 500 recentemente ha rintracciato dopo aver toccato diverse volte la resistenza di 2100-2115 (e’ accaduto anche questa mattina). Il primo supporto da monitorare e’ la media a 50 giorni a quota 2090, il successivo e’ 2070 (la media a 100 giorni) e poi 2060-2065 che rappresenta lo scenario più pessimistico secondo Kenny.

Tensioni geopolitiche, utili e aspettative Fed spingono gli indici a Wall Street

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Tensioni geopolitiche (Iran), utili trimestrali (Apple) e le aspettative per la riunione di due giorni del FOMC (che si conclude domani) muovono i mercati e permettono ai listini azionari di recuperare terreno dopo una partenza al ribasso.
Un movimento probabilmente che non durerà a lungo dato che sia la settimana scorsa che ieri lo S&P 500 non e’ riuscito a rompere i massimi intraday di 2125, sottolinea Kenneth Polcari, direttore delle operazioni sul floor per O’Neil Securities. Gli investitori quindi digeriscono le ultime indicazioni trimestrali, confortati dalla flessione media dell’utile delle aziende USA adesso stimata intorno al 2,5% e non più’ al 4,6% a cui il mercato era stato preparato dagli analisti. Le vendite secondo Kenny continueranno a concentrarsi su settore che hanno fatto meglio da inizio anno, come la biotecnologia – che ha registrato un guadagno da gennaio tra il 18% e il 19%. Quando torna tra gli investitori l’ansia legata alla politica monetaria della Fed le vendite tendono a concentrarsi proprio sui settore che hanno performato meglio, ricorda Kenny. Che non si aspetta dal comunicato del FOMC di domani, che seguirà’ la riunione di due giorni, niente di nuovo e sicuramente nessun riferimento ad un aumento del costo del denaro in giugno, come invece speculano alcuni. Una previsione impossibile da formulare da parte della banca centrale americana dato che da qui a giugno saranno ancora tanti i numeri importanti in arrivo dall’economia.
Gli interventi delle banche centrali in Europa in Asia – e qui negli USA – garantisce ancora una presenza da parte degli investitori, in cerca di yield, sull’azionario globale.

Gli utili trimestrali domineranno sul mercato azionario ancora questa settimana e la prossima. Poi l’attenzione si sposterà di nuovo sull’economia e sulle tensioni geopolitiche, sottolinea Kenny. In particolare sulla Grecia che si ritroverà a decidere se lasciare l’Europa o trovare una soluzione in grado di soddisfare l’Europa stessa.

 

Gli utili spingono Nasdaq e S&P 500 su livelli record, una correzione in arrivo in maggio?

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Chiusura record per S&P 500 e Nasdaq alla fine di una settimana densa di indicazioni trimestrali importanti che hanno influenzato l’andamento dei listini – in particolare hanno pesato venerdì sul Dow Jones, che per l’intera seduta ha avuto difficoltà a rimenare in territorio positivo. Un andamento quindi a due velocità per gli indici dovuto, come sottolinea Peter Cardillo, Chief Market Economist per Rockwell Global Capital, al fatto che sono di più le società industriali rispetto a quelle tecnologiche a non aver centrato le stime sul fatturato e ad aver comunicato previsioni deboli per il resto dell’anno. La stagione degli utili fino ad adesso si e’ dimostrata piuttosto debole, aggiunge Peter, e quindi non giustifica le valutazioni attuali del mercato. Per questo motivo la tanto attesa correzione arriverà presto, forse in maggio, una conferma del vecchio detto di Wall Street “sell in May and go away”.

Il movimento che ha portato il Nasdaq su livelli record, e quindi a superare i massimi toccati 15 anni fa, e’ legato in parte all’andamento degli utili ma soprattutto, sottolinea Peter, ancora agli stimoli che arrivano da Europa e Cina. Un movimento quindi che conferma che il mercato non si muove sui fondamentali ed e’ sostenuto ancora dagli stimoli. Non solo Cina ed Europa, anche qui negli Stati Uniti i tassi di interesse resteranno sui livelli attuali ancora fino al terzo o quarto trimestre e le indicazioni economiche giustificano le previsioni di Peter. Che resta convinto che l’economia crescerà ancora vicino al 2% nel trimestre attuale per poi accelerare nel terzo e nel quarto trimestre. La prossima settimana leggeremo l’ultima revisione del Pil del primo trimestre e Peter si aspetta una crescita all’1,75%, più lenta rispetto a quella calcolata in precedenza dal Governo e ancora modesta. In settimana avremo anche altri numeri importanti dall’economia, tra cui quelli sulle spese per consumo e i redditi personali, sulla fiducia dei consumatori, sul mercato immobiliare, e poi il comunicato che seguirà la riunione del FOMC. Peter si aspetta ancora un comunicato falco e una conferma che la Fed si prepara ad un cambiamento della politica monetaria che pero’ non avverrà in giugno ma verso la fine del 2015.

Indici entro una banda di oscillazione limitata e bassi volumi dopo l’arrivo dei conti societari

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Continua la stagione degli utili e gli indici sembrano muoversi ancora entro una banda di oscillazione molto limitata. Poca convinzione, nessun motivo per superare le resistenze e per scendere sotto il supporto, che corrisponde alla media a 50 giorni, sottolinea Kenneth Polcari, direttore delle operazioni sul floor per O’Neil Securities, che si aspettava di vedere maggiore volatilità e alti volumi in questa stagione di trimestrali, contrariamente a quanto accaduto. Secondo Kenny il recente movimento rientra in una fase di consolidamento e non e’ imminente invece una fase di correzione per i listini. Una correzione di solito e’ accompagnata da un movimento al ribasso netto e decisivo e da forti volumi di vendita, invece adesso notiamo poca volatilità e scarsi volumi. Gli utili fino a questo momento hanno, nell’80% dei casi, battuto le stime (deboli) degli analisti e le pressioni geopolitiche – da una parte il futuro della Grecia e dall’altra Iran e Arabia Saudita – tengono i mercati sulle spine.

Questa settimana e la prossima saranno dominate dagli utili societari, quindi gli investitori si concentreranno soprattutto su temi micro e meno su temi macro. Gia’ oggi i mercati non hanno di fatto reagito ai dati migliori del previsto sul mercato immobiliare, concentrati sui conti delle società.
Il fattore Grecia tuttavia continua a rubare parte dell’attenzione degli operatori. Kenny sottolinea che gli europei stanno perdendo fiducia nella Grecia e le ultime richieste mettono a rischio la credibilità del Paese. Un’uscita della Grecia dall’euro, ancora secondo Kenny, non e’ da escludere e sarebbe accolta tiepidamente dai mercati, già preparati allo scoppio di una crisi con gli investitori internazionali che hanno limitato l’esposizione al Paese o hanno fatto in modo di poter beneficiare dalla crisi. Kenny ritiene infatti che un’eventuale Grexit potrebbe innescare un rally per i mercati.

Lo S&P 500 contratta oggi circa a meta’ della banda di oscillazione tra il supporto di 2085 e la resistenza 2111 e secondo Kenny resterà in questa zona fino alla fine della settimana. La prossima settimana avremo indicazioni dalla Federal Reserve ma i risultati trimestrali domineranno ancora l’attenzione con il mercato che premierà o penalizzerà i titoli delle società che pubblicheranno i conti. Ci avviciniamo al mese di maggio e all’estate e, a meno che non avremo importanti eventi (ed e’ escluso un aumento dei tassi di interesse almeno fino all’autunno secondo Kenny) gli indici estenderanno questa fase di consolidamento, non c’e’ motivo di salire o scendere drammaticamente.