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Dow Jones sui massimi di 5 anni dopo i dati sull’occupazione. In arrivo uno storno tecnico e poi verso livelli record a fine anno

La risposta del mercato ai dati sull’occupazione di settembre e’ chiara, i numeri hanno battuto le stime, almeno quelli relativi al tasso di disoccupazione – che e’ calato a sorpresa al 7,8%, i minimi da gennaio 2009 e sotto l’8% per la prima volta in oltre quattro anni.
Gli operatori e gli economisti stanno digerendo ed analizzando i dati completi ed emergono indicazioni senza dubbio positive anche se forse non sostenibili nel lungo periodo. E alcune componenti dei dati ricordano che la situazione e’ ancora difficile.
- Il tasso di partecipazione alla forza lavoro e’ aumentato al 63,6%, i dati di luglio e agosto sono stati rivisti al rialzo per un totale di 86 mila unita’. Buona notizia ma si tratta per la gran parte di posti di lavoro nel settore pubblico (Governo).
- Il calo del tasso di disoccupazione e’ dato dal forte aumento delle posizioni part-time (582 mila) e dei liberi professionisti (118 mila).

Anche Peter Cardillo, Capo Economista per Rockwell Global Capital, riconosce che l’aumento della partecipazione alla forza lavoro sia un fattore incoraggiante ma ricorda che la creazione di nuovi occupati di lavoro e’ ancora troppo lenta. E Peter conferma che l’aumento delle posizioni part-time, che ha aiutato il tasso di disoccupazione a scendere, non e’ raro all’inizio del quarto trimestre quando le aziende – soprattutto del settore dei servizi – si preparano per la stagione natalizia. Un fattore quindi che potrebbe avere un effetto solo temporaneo sui dati dell’occupazione.
E’ vero che, come mi dice Peter, i dati giunti nei giorni scorsi hanno mostrato un miglioramento anche per altri settori dell’economia. Il settore dei servizi ha registrato un’espansione maggiore del previsto (che si riflette anche sui dati del mercato del lavoro), come e’ accaduto anche per il comparto manifatturiero, e i dati sul mercato immobiliare puntano ad un miglioramento dell’attivita’. Quindi i dati in recupero nel terzo trimestre rispetto al secondo puntano verso una crescita al 2% nel periodo luglio-settembre dice Peter. Che prevede invece per il quarto trimestre un Pil all’1,5% dato che l’economia americana subira’ l’effetto del peggioramento della situazione congiunturale in Asia e in Europa – gia’ evidenziato dai dati pubblicati di recente.

I dati sull’occupazione di oggi hanno alzato un polverone ad un mese dalle elezioni presidenziali: un calo cosi’ marcato del tasso di disoccupazione potrebbe risultare nel guadagno di qualche punto per Obama nei sondaggi, sottolinea Peter, anche se forse solo temporaneo. I dati hanno meno ripercussioni invece sull’operato della Fed dato che la banca centrale e’ stata chiara: continuera’ con il QE3 fino a che il tasso di disoccupazione non scendera’ intorno al 6%.

Il mercato azionario continuera’ a salire, vedremo un ritracciamento tra il 2% e il 4% secondo Peter durante la stagione di trimestrali. Non perche’ gli utili delle aziende deluderanno le stime (gia’ ridotte dagli analisti) ma perche’ le societa’ americane forniranno previsioni caute e pessimistiche per i prossimi mesi. Si trattera’ per i listini solo di uno storno tecnico, aggiunge Peter, e gli indici raggiungeranno entro fine anno livelli record. Probabile il raggiungimento dei 1.500 per lo S&P 500 e non e’ da escludere per il Dow Jones quota 14.400.

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