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I dati sull’occupazione preoccupano Obama…e Bernanke?

La debolezza economica e’ stato senza dubbio il tema dominante della settimana. In due giorni abbiamo assistito all’intervento di ben tre banche centrali, al preavviso dal Fondo Monetario Internazionale di una revisione del Pil globale tra 10 giorni e abbiamo avuto la conferma che il mercato del lavoro negli Stati Uniti e’ ancora stagnante.
Ci si chiede adesso pero’ se i numeri di oggi siano abbastanza preoccupanti da spingere la Federal Reserve ad intervenire con un QE3 il mese prossimo. Non e’ garantito un effetto duraturo sui mercati e sull’economia. Inoltre e’ un anno elettorale e Bernanke potrebbe finire incastrato in una trappola politica.
Nessun presidente americano e’ stato mai rieletto con un tasso di disoccupazione più alto del 7,4% e in pochi mesi l’attuale 8,2% potrebbe non riuscire a scendere così repentinamente. Secondo Peter Cardillo, Capo Economista di Rockwell Global Capital, la situazione del mercato del lavoro costerà a Barack Obama la Casa Bianca – oggi l’amministrazione ha avuto delle difficoltà a trovare un lato positivo negli ultimi numeri sull’occupazione.

Le aziende americane, come del resto anche il mercato azionario, si trova intrappolato – come dice Peter Cardillo – nell’incertezza che deriva dalla crisi in Europa e dalle vicine elezioni presidenziali. Aziende che hanno la possibilità di assumere ma che non lo fanno fino a che non sarà più chiara la direzione futura del Paese. E investitori che hanno liquidità a disposizione ma non la impiegano. Mancano i volumi, i movimenti sono amplificati. Una chiara indicazione di incertezza, sottolinea Peter.

La prossima settimana vedremo proprio come e’ andata per le societa’ statunitensi nel secondo trimestre. Appare chiaro, dalle stime elaborate dagli analisti, che i numeri non saranno positivi. Le previsioni sono per un calo dell’utile dell’1,8% per le aziende che compongono lo S&P 500, la prima flessione anno su anno dal 2009, nonostante i ricavi siano attesi in aumento in media del 2,5%. I settori che subiranno di più: energetici (-16%) e materie prime (-12%). Del resto il prezzo del petrolio nel secondo trimestre ha subito una flessione del 18%.
Peter Cardillo stima un mercato ancora in un trading range limitato, tra il 2% e il 3% lo S&P 500, perche’ gia’ sconta ampiamente gli effetti del rallentamento degli utili.

Peggiore settimana dell’anno per lo S&P 500

E’ stata una settimana volatile, per ora la peggiore dal 2012 in termini di perdite per lo S&P 500, nonostante i rialzi delle ultime due giornate. Una settimana pero’ particolare, sottolinea Joseph Greco, Managing Director per Meridian Equity Partners, perche’ piu’ breve del solito per tanti mercati mondiali, perche’ le scuole sono rimaste chiuse e quindi in tanti si sono messi in viaggio (vedi meno volumi sul mercato). E quindi la volatilita’ e le flessioni marcate seguite da immediati rimbalzi che abbiamo notato questa settimana potrebbero non riproporsi nelle prossime, quando entreremo nel vivo della stagione di trimestrali e i volumi saranno piu’ alti.

Per adesso abbiamo notato risultati migliori delle attese ma le previsioni per il futuro che non hanno convinto molto e la reazione del mercato non tarda ad arrivare. La prossima settimana, dice Joseph, avremo un’idea piu’ chiara su cosa gli investitori vogliono tenere e cosa hanno invece intenzione di eliminare.
I risultati di JP Morgan e Wells Fargo sono importanti non solo perche’ sono i primi che arrivano dalle banche ma anche perche’ si tratta degli istitui bancari piu’ grandi e quindi fonriscono indicazioni su cosa aspettarci dal settore nei prossimi giorni.
JP Morgan ha eliminato parte dei rischi e ha mantenuto forti posizioni con una chiara direzione verso l’espansione. Il titolo e’ in calo perche’ ha gia’ guadagnato oltre il 30% da inizio anno. E Joseph Greco, considerati i forti guadagni non solo per JP Morgan ma per tutto il settore finanziario, ritiene che forse sia meglio prendersi una pausa e aspettare per capire se il rally per il comparto finanziario continuera’ o se sia arrivato alla fine.

Un altro tema dominante della settimana e’ stato l’intervento delle banche centrali. Si e’ parlato di un nuovo intervento di acquisto di bond da parte della Bce, la Cina potrebbe prepararsi ad aumentare i requisiti per le riserve bancarie per la terza volta e dalla Federal Reserve sono arrivate tante indicazioni su un nulla di fatto – per ora – dai diversi membri che hanno parlato pubblicamente negli ultimi giorni.
Una strategia, quella della Fed, che funziona per adesso secondo Joseph Greco. Ben Bernanke ha indicato dapprima che non ci sara’ una terza fase di acquisto di bond dal mercato per poi, solo due giorni dopo, accennare ad un QE3 nel corso di una lezione alla George Washington University. Il motivo secondo Joseph: la Fed non vuole che il mercato reagisca drammaticamente ad ogni minima indicazione, ha intenzione di prendere decisioni valide sul lungo termine e lasciare che il mercato faccia il proprio corso. L’economia sta crescendo ancora ad un ritmo inferiore rispetto al mercato e la Fed per questo ha bisogno di aprire e chiudere la porta piano piano. Una strategia che pero’ non potra’ continuare per sempre e il test arrivera’ alla fine dell’anno, ad elezioni terminate. Il mercato potrebbe crollare e quindi chiedere un altro stimolo oppure potra’ decidere di segnalare che ce la fara’ da solo. Gli effetti dell’Operation Twist, mi dice Joseph, sono stati gia’ scontati dal mercato (l’unico posto dove ha funzionato) e in giugno, quando scadra’ l’intera operazione, non ci saranno grosse sorprese sul mercato.

Buon fine settimana a tutti!