La Federal Reserve continua ad inviare messaggi contrastanti. E questa volta direttamente dal Presidente della Federal Reserve Ben Bernanke che, durante la sua testimonianza davanti alla commissione economica congiunta del Congresso ha confermato la totale supervisione della banca centrale senza cambiamenti alla politica monetaria e durante la risposta ad una domanda dei legislatori ha indicato che nei prossimi mesi effettuera’ una revisione del ritmo degli acquisti di bond dal mercato.
Cosa e’ successo? Le dichiarazioni dei vari esponenti della Fed dei giorni scorsi sono servite a testare il mercato? Valutare le reazioni?
Il deputato repubblicano del Texas, Kevin Brady, ha chiesto a Bernanke: “allora, attuerete una politica monetaria piu’ restrittiva entro fine estate”? Bernanke, dopo aver tentennato per qualche secondo, ha risposto che dipendera’ dai dati economici, il ritmo di acquisto di bond potrebbe rallentare entro le prossime riunioni del FOMC.
Le dichiarazioni di Bernanke non stupiscono alcuni degli economisti che hanno predetto – e sono in diversi – che la Fed iniziera’ a diminuire l’entita’ degli acquisti di bond dal mercato a partire da settembre. Una diminuzione non vuol dire abbandonare gli stimoli e, come ha specificato anche Bernanke, gli acquisti possono sempre essere ritoccati al rialzo se necessario.
Il Presidente della Federal Reserve di New York, William Dudley, questa mattina aveva forse anticipato il messaggio di Bernanke. Nel corso di un’intervista rilasciata a Bloomberg News aveva indicato che potrebbero volerci alcuni mesi per stabilire il ritmo della ripresa economica e quindi valutare un possibile ritocco agli stimoli.
E dai verbali dell’ultima riunione della Fed – e qui nessuna sorpresa – diversi membri del FOMC si sono schierati a favore di una diminuzione del QE3 gia’ dal mese prossimo.
Ho parlato questa mattina, subito dopo l’inizio dell’intervento di Bernanke, con Gregory Keating, Managing Director per James E. Coffey Securities, che ha fatto notare che obiettivamente le condizioni economiche, seppur sulla carta, sono in miglioramento e la Federal Reserve dovra’ iniziare eventualmente a ridurre il ritmo degli aiuti. La politica monetaria della Federal Reserve resta l’unico elemento al momento in grado di influenzare la direzione dell’azionario, ricorda Greg, sia nel breve che nel lungo periodo. E’ un mercato che continua a correre ed e’ l’unico in grado di garantire buoni rendimenti al momento. Attenzione domani ai dati sui sussidi di disoccupazione e poi aspettiamoci tanta calma fino al rientro dal Memorial Day martedi’ prossimo.
Pochi volumi e movimenti altalenanti oggi per gli indici di Borsa che hanno tentato di raggiungere nuovi massimi sostenuti dalle notizie relative ad operazioni societarie. Un tentativo fallito, prevale cautela dopo quattro settimane consecutive di guadagni per lo S&P 500. Un rally troppo veloce, concorda Kenneth Polcari, Direttore NY Floor per O’Nel Securities, a questo ritmo a fine anno gli indici raddoppieranno e chiaramente non e’ possibile. Secondo diversi analisti, responsabili delle strategie, economisti, i titoli azionari Usa sono ancora convenienti, l’economia e’ in via di miglioramento, non c’e’ ragione di pensare ad un ritracciamento. Ma sappiamo che il mercato non ci crede o quanto meno e’ confuso e cerca segnali piu’ chiari. La settimana scorsa, ad esempio, i dati economici negativi avevano innescato guadagni perche’ alimentano aspettative relative a nuovi interventi di stimolo della Fed. E, sottolinea Kenny,i dati invece positivi di venerdi’ hanno sostenuto i guadagni perche’ non si tratta di dati esageratamente superiori alle attese e quindi non bastano alla Federal Reserve per cambiare idea sul QE3… Confusione? Incertezza? Cautela? E la Federal Reserve non sembra aiutare. Diversi i membri della banca centrale americana che negli ultimi giorni hanno segnalato pubblicamente le proprie opinioni in termini di politica monetaria. Opinioni in qualche caso davvero discordanti come quella del presidente della Fed di Minneapolis, secondo cui bisognerebbe aumentare l’entita’ degli acquisti di bond, in netto contrasto con quella del Presidente della Fed di Dallas, Richard Fisher, secondo cui il QE3 andrebbe allentato al piu’ presto.
Questa settimana, povera di dati economici, avremo nuove informazioni dalla Federal Reserve: diversi gli interventi in calendario da parte di alcuni dei componenti della banca centrale ma soprattutto aspettiamo il discorso del Presidente Ben Bernanke al Congresso sullo stato dell’economia. Secondo Kenny le domande dei legislatori saranno probabilmente incentrate sull’efficacia del piano di acquisto di bond della Fed e sull’impatto reale degli stimoli sulla congiuntura americana…
Ed e’ vero, come ricorda Kenny, che le opinioni dei membri della Fed possono fornirci qualche dettaglio in piu’ sul dibattito in corso all’interno del FOMC, ma Ben Bernanke e’ l’unico in grado di segnalare quello che fara’ la Federal Reserve. Nelle ultime settimane Bernanke ha piu’ volte ribadito che nonostante l’economia stia mostrando segnali di recupero siamo ancora lontani dal ritmo di crescita auspicato dalla Fed – quindi aspettiamoci ancora il supporto da parte della stessa.
Il trimestre si concludera’ su livelli record per la Borsa americana, seguira’ poi una leggera correzione tra fine aprile e inizio maggio. Sono ancora le previsioni di Peter Cardillo, Chief Market Economist per Rockwell Global Capital, che si aspetta per la prossima settimana una soluzione per Cipro e dati economici positivi. Fattori che insieme sosterranno un nuovo rally per i listini e porteranno finalmente lo S&P 500 a toccare i massimi di sempre, per ora solo sfiorati. La prossima settimana sara’ piu’ breve del solito (la Borsa Usa e’ chiusa Venerdi’ Santo) ma piena di dati economici importanti relativi al settore immobiliare, alla fiducia e al comparto manifatturiero. E poi la settimana successiva l’attenzione iniziera’ a spostarsi verso i risultati del primo trimestre per le aziende americane e le aspettative sono ancora per una crescita degli utili.
Ma torniamo brevemente alla settimana che si conclude oggi che vede un bilancio negativo. Secondo Peter la crisi a Cipro e la situazione politica italiana poco chiara non bastano a spiegare i movimenti degli indici delle ultime sedute non solo qui ma anche in Europa. L’incertezza e’ stata innescata dal mancato raggiungimento dei record da parte dello S&P 500 e le flessioni di ieri sono state provocate per la gran parte dal settore trasporti che ha ceduto dopo le indicazioni negative di FedEx. Peter e’ ottimista, ritiene che la crisi Cipro sia solo passeggera, che un piano di salvataggio ci sara’, seppur modificato, ed entro il fine settimana si arrivera’ ad una soluzione.
Alla base di questo mercato, ribadisce ancora una volta Peter, c’e’ sempre la Federal Reserve. Questa settimana Ben Bernanke ha rassicurato di nuovo i mercati, il QE3 continuera’ e nessun cambiamento in portafoglio e’ previsto per la banca centrale. La Fed non cambia la sua politica nonostante i dati economici siano in miglioramento, perche’ e’ preoccupata per gli effetti dei tagli automatici alla spesa che ancora non sono pienamente visibili nei dati pubblicati fino a questo momento.
Alla fine di una settimana cosi’ piena di eventi importanti il mercato azionario americano riesce a mettere a segno un bilancio positivo. I dati economici di oggi hanno sorpreso positivamente per la gran parte (ISM manifatturiero, fiducia consumatori e spese per consumo) e hanno controbilanciato l’effetto dei dati preoccupanti arrivati da Europa e Cina. Peter Cardillo, Chief Market Economist per Rockwell Global Capital, nota che l’unico dato che ha mitigato in parte l’ottimismo qui negli Stati Uniti e’ quello sui redditi personali che mostra chiaramente l’effetto della scadenza delle agevolazioni fiscali per le famiglie americane a partire dallo scorso gennaio. Ma non e’ oggi l’unico fattore che contribuisce alla cautela: Poco prima della mezzanotte di oggi entra in vigore il Sequestration, i tagli alla spesa da 85 miliardi di dollari.
E’ vero, in teoria i tagli automatici alla spesa scatteranno dalle 23:59 di questa sera ma in realta’ ci vorra’ del tempo per i vari dipartimenti del Governo per ridurre il proprio budget e in ogni caso se Congresso e Casa Bianca troveranno un accordo potranno intervenire in qualsiasi momento per annullarli. Quindi le eventuali conseguenze del Sequestration – se ci saranno – non si vedranno per mesi.
Peter ritiene che Congresso e Casa Bianca troveranno davvero presto un accordo, da domani verra’ a mancare la pressione politica e le parti interessate saranno forse piu’ aperte ad un compromesso. Se pero’ un accordo non ci sara’, Peter si aspetta conseguenze sui mercati e sull’economia con la crescita nel periodo in corso in calo fino all’1% e con un paio di trimestri di Pil negativo, un aumento della disoccupazione nel settore pubblico. E soprattutto, aggiunge Peter, tagli drastici al settore difesa si sentiranno anche su tutti gli altri settori dell’economia.
Wall Street guardera’ quindi ancora a Washington nelle prossime settimane in attesa di un accordo sui tagli alla spesa. E seguira’ ancora la situazione politica italiana in cerca di rassicurazioni. Wall Street vorrebbe una continuazione delle misure di austerity ma soprattutto una situazione politica di stabilita’ e quanto meno un Governo in grado di governare. Peter e’ ottimista, pensa che il buonsenso prendera’ il sopravvento e che l’Italia si mettera’ a lavoro in un momento cosi’ difficile per l’economia del Paese e confermera’ le misure di austerità. Vedremo.
Parlando della situazione nel brevissimo periodo, la prossima settimana secondo Peter il Dow Jones potrebbe sfiorare e forse superare i massimi di sempre. Dipendera’ molto dai dati economici, davvero tanti in calendario, oltre agli interventi di alcuni dei membri della Federal Reserve e al Beige Book della banca centrale americana. I dati piu’ attesi saranno naturalmente quelli sul mercato del lavoro. Peter si aspetta un tasso di disoccupazione invariato e un aumento dei 146/147 mila posti di lavoro.
Ben Bernanke questa settimana e’ riuscito a distogliere l’attenzione da situazioni difficili (Italia e Sequestration). A chi tocca la prossima settimana?
Intanto una lettura interessante per il fine settimana: i commenti di Goldman Sachs Asset Management sull’Italia. Vale la pena leggere l’articolo per intero e non soffermarsi solo sul “risultato entusiasmante”…
Buon fine settimana a tutti
Non sono bastate le operazioni societarie o i dati economici positivi. Gli investitori hanno scelto la prudenza questa settimana e, prima dell’arrivo delle indiscrezioni su Wal-Mart, non era ancora chiara la direzione dei listini. (Le vendite disastrose all’inizio di febbraio, descritte da uno dei dirigenti di Wal-Mart in una email ottenuta da Bloomberg News hanno spaventato oggi il mercato con il titolo della catena di grandi magazzini che ha pesato sul Dow Jones).
Le ragioni dietro alla cautela sono due, mi dice Peter Cardillo, Capo Economista per Rockwell Global Capital: siamo alla vigilia del lungo fine settimana (lunedi’ non si contratta per il President’s Day) e siamo a sole due settimane dal Sequestration – lo scatto automatico dei tagli alla spesa, in particolare alla difesa, che potrebbero incidere sull’attivita’ economica del Paese. Pare che il mercato quindi non stia scontando il raggiungimento di un accordo in Congresso diversamente da Peter che invece si aspetta un compromesso e che si riuscira’, come propongono anche i democratici al Senato, a rinviare gli scatti automatici fino al 2014. Sicuramente la questione dei tagli alla spesa pesera’ sui mercati fino alla fine di febbraio.
La settimana potrebbe concludersi con un bilancio negativo dopo sette guadagni consecutivi. Si tratterebbe tuttavia, secondo Peter, di movimenti poco marcati non significativi per un rovescio tecnico. I dati di oggi hanno sorpreso positivamente, almeno quelli sull’attivita’ manifatturiera – che hanno mostrato un ritorno all’espansione a sorpresa nell’area di New York – e quelli sulla fiducia dei consumatori - sui massimi di tre mesi. Numeri che confermano, dice Peter, che l’economia americana continua a crescere ad un ritmo moderato, intorno al 2%. E alla luce dei commenti del Presidente della Federal Reserve Ben Bernanke, sara’ importante leggere i dati in arrivo la prossima settimana insieme anche ai verbali dell’ultima riunione del FOMC. Questi ultimi potrebbero fornire ulteriori indicazioni sulle posizioni dei vari membri della Fed e sulle future mosse della banca centrale americana.
Nulla di fatto invece dal G20 secondo Peter, nel senso che l’eventualita’ di una guerra valutaria verra’ scongiurata. Peter ritiene che i timori per una guerra valutaria siano esagerati e invece si aspetta che al G20 si parli sempre meno di austerita’ e piu’ di misure per la crescita con conseguente estensione degli stimoli gia’ implementati, in grado di sostenere una ripresa globale. Nonostante i dati arrivati questa settimana dall’Europa abbiano riportato a galla la paura recessione.
Nel lungo periodo Peter prevede buoni guadagni per l’azionario. Il trimestre si concludera’ con forti rialzi, con lo S&P 500 a 1575-1585. Nei mesi di aprile e maggio vedremo uno storno tecnico del 5% per poi ricominciare a correre e finire il 2013 su livelli record. E’ troppo presto per dirlo? Staremo a vedere.
Il piano B proposto dai repubblicani ha fornito oggi una spinta al rialzo e sostiene lo S&P 500 che era partito questa mattina con movimenti incerti dopo i forti guadagni di ieri. Secondo quanto mi dice Kenny Polcari, Trader Indipendente sul floor del New York Stock Exchange, il mercato ieri ha celebrato in attesa di un accordo a Washington per evitare il Fiscal Cliff ma poi raggiunta la resistenza di breve termine per lo S&P 500 di 1340 abbiamo visto un lieve ritracciamento perche’ forse rialzi i sono stati eccessivi e non giustificati. Dopo l’annuncio del Piano B di Boehner questa mattina siamo tornati a correre. Cosa ci dice questo movimento? Per Kenny Polcari ci dice che il mercato aspetta un segnale per esplodere, una risposta chiara da Washington per poter iniziare a correre di nuovo. Ci sono pero’ pochi giorni alla fine dell’anno e sembra impossibile, anche in caso di accordo, poter arrivare a fine 2012 con un piano firmato ed effettivo. Piu’ probabile invece il raggiungimento di un accordo di principio che bastera’ forse al mercato per un rally di fine anno ma che poi, secondo Kenny, riportera’ la cautela e il senso di incertezza. Una sensazione che forse anche gli Stati Uniti, come accade in Europa, stiano rimandando le decisioni importanti, in questo caso su tasse e spesa pubblica. E non sarebbe senza dubbio positivo per le aziende che aspettano segnali chiari per capire quanto potranno spendere il prossimo anno. Le aziende che compongono lo S&P 500 pianificano di investire di meno il prossimo anno gia’ prima di sapere se cadremo o meno dal Fiscal Cliff. Una buona parte di Obamacare, il piano di copertura sanitaria promosso dal Presidente, sara’ effettivo dal 2013 e costera’ caro alle aziende (e ai privati) che quindi dovranno limitare altre spese, mi ricorda Kenny.
Il mercato insomma, come gia’ sappiamo, reagisce positivamente anche in questa situazione di incertezza, grazie al supporto della Federal Reserve, alla liquidita’ che la banca centrale americana continua a versare. L’economia americana resta ancora debole, il rischio recessione permane fino a che il nodo Fiscal Cliff non verra’ sciolto.
L’economia crescera’ nel 2013 ad un ritmo contenuto non solo qui negli Stati Uniti ma nel resto del mondo. Kenny ricorda che il recupero dell’Europa sara’ fondamentale per sostenere i mercati. I recenti commenti di Mario Draghi puntano ad una ripresa a partire dalla seconda meta’ del 2013. Si intravede la luce alla fine del tunnel?
L’effetto QE3 dura ancora oggi. La reazione si e’ notata su tutte le Borse mondiali e a Wall Street gli indici guadagnano seppur ad un ritmo piu’ contenuto rispetto all’ultima seduta.
Ho parlato a lungo della decisione di Ben Bernanke con tanti traders sul floor, con analisti e investitori e quasi tutti leggono nell’operazione, almeno in parte, una motivazione politica. E quasi tutti, perche’ lavorano sul mercato, sono contenti per il rally anche se preferirebbero vedere il mercato andare avanti da solo e adattarsi alla situazione mondiale.
Peter Cardillo, Capo Economista per Rockwell Global Capital, si aspettava un intervento di Ben Bernanke solo dopo le elezioni. E la tempistica non e’ stata pero’ l’unica sorpresa: si tratta di una forte dose di stimolo, di un programma aperto che non terminera’ fino a che il tasso di disoccupazione non scendera’. E Ben Bernanke nel corso della conferenza stampa ha indicato di non prevedere un tasso di disoccupazione sotto il 7% fino al 2014. Quindi, sottolinea Peter, il QE3 potrebbe andare avanti potenzialmente per ancora altri 2 o 3 anni. Operazione che favorira’ il mercato azionario, spingera’ le materie prime ma incrementera’ anche la possibilita’ di un’altra bolla speculativa su tutti i mercati. La spinta pero’ sara’ tale, dice Peter, da portare il Dow Jones verso i 15 mila punti entro la meta’ del 2013.
Lo S&P 500 invece non tocchera’ presto i 1.500 punti. Secondo Peter infatti vedremo presto una perdita tra il 2% e il 4% (e nel giro di due-tre giorni) per l’indice per due motivi: la difficile e delicata situazione geopolitica e la necessita’ per il mercato di prendersi una pausa dopo la lunga corsa. Una pausa che pero’ chiarira’ la posizione attuale e aprira’ la strada ad altri guadagni fino alla fine dell’anno. Guadagni che potrebbero essere sostenuti anche da un ritorno dei volumi, dato che i gestori di fondi, di Hede Funds, che sono rimasti a guardare ed hanno perso il rally dovranno rientrare se non vogliono chiudere l’anno con un bilancio negativo.
Buon fine settimana a tutti!
Io mi prendo una pausa di due settimane – finalmente. Tornero’ a Wall Street ad ottobre. A presto!
Ecco il QE3! La Federal Reserve ha annunciato una terza fase di acquisto di bond dal mercato per contrastare il rallentamento dell’economia, per abbassare i tassi di interesse a lunga scadenza, supportare il mercato dei mutui e stimolare la crescita. Si tratta dell’acquisto di obbligazioni garantite da mutui per 40 miliardi di dollari al mese. La Fed continuera’ anche Operation T wist e quindi comprera’ titoli per 85 mld al mese in totale.
L’operazione andra’ avanti fino a che non si noteranno significativi miglioramenti del mercato del lavoro, ha fatto sapere la Federal Reserve che tra un paio di mesi rivalutera’ la situazione e decidera’ se continuare o meno con gli acquisti.
Senza un intervento, ha indicato la Federal Reserve, la ripresa economica potrebbe non essere abbastanza solida da portare ad un miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro.
La Fed ha anche deciso di prolungare il periodo di tassi di interesse sui livelli attuali fino a meta’ 2015 e non piu’ fino a fine 2014.
Gli indici di borsa americani reagiscono con un rialzo. Bene soprattutto finanziari, materie prime. Tra i bancari interessante il guadagno di Bank of America – che possiede tante obbligazioni garantite da mutui che saranno acquistate dalla Fed.
I volumi restano anemici ma si e’ notato un piccolo aumento dopo l’arrivo della decisione della Fed.
Il mercato oramai scontava un QE3. Come mi dice Doreen Mogavero, Fondatrice, Presidente e Amministratore Delegato del floor broker Mogavero Lee & Co, la Federal Reserve ha fatto quello che doveva fare, considerate le preoccupanti indicazioni economiche. Ben Bernanke e’ stato creativo il piu’ possibile nella scelta delle obbligazioni da acquistare e nella durata – per ora sconosciuta – dell’operazione.
La scelta delle obbligazioni garantite a mutui non ha sorpreso molti economisti che hanno sottolineato come l’acquisto di Treasuries non ha in passato avuto grandi effetti.
Il rally dei listini durera’? Secondo Doreen si’ se vedremo dei risultati dal QE3. Se l’operazione non vara’ alcun impatto sull’economia e se non funzioneranno neanche gli eventuali ritocchi che Bernanke vorra’ effettuare, allora i listini torneranno indietro.
Il rally di oggi non deve pero’ far dimenticare che la situazione resta precaria, i numeri dell’economia non migliorano. L’andamento del mercato non e’ giustificato dai fondamentali da troppo tempo, i volumi restano bassi e una possibile notizia negativa rischia di affondare i listini.
Doreen ricorda che gli Hedge Funds in luglio hanno perso fondi per oltre 7 miliardi di dollari perche’ gli investitori non contenti dei ritorni sono usciti dal mercato..
Clima di attesa a Wall Street ancora oggi. Attesa per la decisione della Corte Costituzionale tedesca sull’ESM e attesa per l’annuncio della Federal Reserve alla fine della riunione di due giorni del Federal Open Market Committe che inizia domani. Intanto i listini resistono al rialzo, per effetto in parte della spinta delle materie prime. Sembra che il mercato abbia reagito alle dichiarazioni del Premier cinese Wen Jiabao dal World Economic Forum in Cina, come mi spiega Mark Otto, Designated Market Maker per Knight Capital Americas. Jiabao ha indicato che la Cina centrera’ gi obiettivi di crescita quest’anno (Pil al 7,5%) e che se necessario il Governo utilizzera’ i 100 miliardi di yuan del fondo di stabilita’ per supportare la crescita. Parole incoraggianti e che ricordano che la Cina ha a disposizione tanti strumenti per poter stimolare l’economia.
Il mercato come sappiamo oramai sconta un annuncio di QE3 da parte della Federal Reserve e quindi se Ben Bernanke non dovesse giovedi’ lanciare un’altra operazione di stimolo potremmo avere una reazione davvero negativa dei listini. Anche se in realta’ sono davvero pochi gli analisti che calcolano una possibilita’ di QE3 superiore al 75% – quindi non scontano del tutto un intervento in settembre ma piuttosto danno probabile un QE dopo le elezioni.
Questi i livelli dello S&P 500 da monitare secondo Mark Otto: resistenze 1433, 1435, 1445; supporti 1425, 1422, 1413 (media a 28 giorni, soglia critica). Il livello psicologico da non sfondare secondo Mark resta 1400 per lo S&P 500.
