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I risultati elettorali in Grecia non bastano, spaventano i livelli dei rendimenti spagnoli

La vittoria dei conservatori in Grecia non basta ai mercati, ancora preoccupati per il futuro del Paese e per la situazione ancora difficile in Spagna. La prima reazione al risultato elettorale era stata nettamente positiva e si e’ notata sulle Borse asiatiche, in Europa e sui futures americani. Poi pero’ dopo una seconda occhiata sono tornati i dubbi: il margine di vittoria e’ minimo – come per le ultime elezioni – e le trattative per il nuovo Governo potrebbero essere lunghe e difficili – di nuovo, come e’ accaduto dopo le ultime elezioni. C’e’ la percezione che ancora una volta verra’ rinviata una soluzione definitiva, dice Kenneth Polcari, Managing Director per ICAP Equities. Non c’e’ ancora un mandato in Grecia, il Paese finirà i soldi tra tre settimane e ha bisogno di una decisione immediata. Angela Merkel intanto da Los Cabos, Messico, dove e’ in corso il G20, dice che le condizioni del bailout alla Grecia non andrebbero riviste, contrariamente alla possibilità di garantire al Paese più tempo per aderire alle condizioni necessarie, indicate da alcuni ministri delle finanze europei.

Dal G20 gli operatori si aspettano tanti incontri, scambi di opinioni, ma le azioni decisive potrebbero arrivare dal summit europeo di fine mese, dice Kenny. Intanto potrebbero arrivare, se vedremo ancora i rendimenti dei titoli di Stato su livelli rischiosi, un intervento delle banche centrali – che erano pronte ad agire in caso di vittoria – scongiurata – della sinistra in Grecia. La Federal Reserve intanto questa settimana potrebbe decidere di estendere Operation Twist, l’alternativa più facile ad un eventuale terza fase di acquisto di bond dal mercato che andrebbe spiegata al Congresso… Il piano dara’ stabilita’ secondo Kenny anche se saranno cruciali gli sviluppi in Europa per garantire solidità qui negli Stati Uniti.

Venerdi’ lo S&P 500 aveva raggiunto la declining moving average a 50 giorni, e’ importante adesso capire se riuscirà a superare questa soglia nei prossimi giorni, se tornera’ una certa partecipazione sul mercato, dice Kenny. Che si aspetta un ritorno a 1300 e in particolare a 1295, la media a 200 giorni. Tutto dipendera’ dall’Europa. Sono tanti i dati economici in arrivo ma il mercato ha ignorato quelli più recenti per concentrarsi sulla crisi in Europa e sugli interventi delle banche centrali.

Buona settimana a tutti.

Manca direzione a Wall Street nel Facebook Friday

Debutto difficile per Facebook. Il titolo del social media si e’ ritrovato nel primo giorno di contrattazioni travolto da problemi tecnici e di esecuzione di ordini. Il titolo ha guadagnato oltre il 12% in apertura, partito al di sopra dei 42 dollari per poi ritracciare repentinamente e tornare al prezzo di collocamento di 38 dollari. E’ poi tornato a guadagnare e sembra che il motivo del ribasso sia stato l’interruzione di nuovi ordini di acquisto solo temporanea dovuta ai problemi tecnici per ora non completamente chiari.
Problemi che hanno pero’ intaccato l’entusiasmo per il Facebook Friday, per la seconda maggiore Opv statunitense di sempre che ha attirato la più’ ampia percentuale di investitori privati – quindi non istituzionali.
Della Opv di Facebook ho brevemente parlato con Peter Cardillo, Chief Market Economist per Rockwell Global Capital, che si aspettava un debutto nettamente più’ entusiasmante per il titolo.

Un debutto che arriva in una settimana difficile per l’azionario americano. Che ha gia’ perso mille miliardi di dollari nell’ultimo mese a causa di timori legati alla possibile uscita della Grecia dall’euro. E in settimana, dice Peter hanno pesato anche i dati economici deludenti come il Philly Fed che a sorpresa ha indicato una contrazione dell’attività’ manifatturiera.

Con Peter ho parlato anche della riunione del G8 di Camp David di questo fine settimana e delle previsioni per la prossima settimana. Troverete tutto nel video qui sotto.
Scappo al Nasdaq per seguire Facebook!

Jamie Dimon e il pugno nell’occhio del settore finanziario.

La conference call di Jamie Dimon ha sorpreso l’intera comunita’ finanziaria di Wall Street che per mesi ha cercato di contrastare la minaccia di regolamentazioni ferree del sistema finanziario e si ritrova adesso ad avere meno strumenti a disposizione per farlo.
Jp Morgan ha sbagliato, ha infranto il “Dimon rule”, come ha indicato il suo amministratore delegato. Un pugno nell’occhio secondo gli analisti, un errore gravissimo secondo Dimon. Un errore che e’ costato 2 miliardi di dollari e che avrà’ un impatto sui conti del gruppo nei prossimi trimestri. Niente rispetto alle ripercussioni nel breve – credibilità’ dell’intero settore finanziario – e nel lungo periodo – Volcker Rule in arrivo?

Peter Cardillo, Capo Economista per Rockwell Global Capital (e un veterano di Wall Street) quando ieri sera ha sentito la notizia si e’ sentito catapultato nel passato, tornato alle problematiche del 2008 – non a quei livelli ovviamente.
Una notizia che pero’ evidenzia molto bene i pericoli quotidiani delle grosse istituzioni che devono contrastare con difficoltà le turbolenze del mercato e che devono operare aggressivamente per gestire il rischio. Peter tuttavia rimpiange i suoi inizi a Wall Street – si parla di circa 48 anni fa – quando le banche erano banche e lasciavano i rischi alle società’ di brocheraggio. E quando i prodotti di alta finanza non erano ancora disponibili. Secondo Peter non torneremo di nuovo a quello scenario ma e’ vero che c’e’ bisogno di regole anche se – precisa – “non molte” perché rendono più’ difficile la crescita. Quindi il dibattito sulla validità del Volcker Rule va avanti. Un programma che recentemente aveva perso la sua popolarità (mai molto forte a Wall Street) e che adesso ha più possibilità’ di trovare supporto.
Le domande senza risposta sono tante. Quali saranno le ripercussioni sull’intero mercato della gestione del rischio? Quale il futuro per i CDS, e’ vero che andrebbero eliminati? In fondo se un gigante come JP Morgan non riesce a gestire questi prodotti chi sarà in grado di farlo?

Intanto l’andamento del mercato di oggi e’ stato solo in parte influenzato da JP Morgan. I finanziari sono ancora deboli, il titolo JPM perde ancora ma la spinta di telefonici e tecnologici aiuta i listini a rimanere in territorio positivo. E i dati economici di oggi hanno sorpreso su tutta la linea. La fiducia dei consumatori in maggio – secondo il rapporto preliminare dell’Universita’ del Michigan – e’ aumentata a sorpresa e fino ai massimi dal 2008 grazie ai ribassi dei prezzi della benzina.
Dati molto importanti secondo Peter perché il recupero della fiducia dei consumatori avrà’ potenzialmente un forte impatto sugli altri comparti dell’economia. Un fattore che secondo Peter potrebbe portare alla creazione questo mese di nuovi 200 mila posti di lavoro. La prossima settimana vedremo i dati sulle vendite al dettaglio che ci daranno le prime indicazioni sull’effetto reale del calo della benzina sulle spese per consumo. Il prezzo della benzina continua a scendere, siamo tornati in media sotto i 4 dollari il gallone e questo secondo i calcoli di Peter porterà’ a miliardi di dollari in più’ a disposizione nelle tasche degli americani. E un prezzo della benzina su questi livelli mentre ci avviciniamo alla stagione estiva negli Stati Uniti – in cui gli americani si mettono al volante – ci fa prevedere più’ viaggi in macchina e più spese per le famiglie in vacanza.

Cautela a Wall Street in attesa dei dati sull’occupazione

E’ l’ultima seduta della settimana e gli investitori si dimostrano molto cauti prima della pausa pasquale e in attesa dei dati sul mercato del lavoro. Fino a questa mattina il bilancio settimanale per lo S&P 500 era negativo, la peggiore settimana del 2012. Una settimana caratterizzata dal ritorno dei timori per la situazione in Europa e dalla conferma che la Federal Reserve e la Bce per ora non hanno intenzione di intervenire per stimolare ulteriormente l’economia e i mercati finanziari. Doveva succedere prima o poi, mi dice Doreen Mogavero, Presidente, Fondatrice e Amministratore Delegato del floor broker Mogavero Lee & Co. Che nota come la reazione dei mercati sia stata disciplinata e non innescata dal panico, forse perche’ tanti traders se lo aspettavano, almeno da Ben Bernanke. La Federal Reserve tuttavia ha solo indicato di non voler agire adesso ma secondo Doreen lo fara’ se necessario, ci sara’ sempre, e il mercato lo sa. Doreen vede piuttosto piu’ probabile un cambiamento di direzione da parte della Bce solo perche’ la situazione e’ nettamente differente nella zona euro. Doreen, come tante persone sul floor con cui ho parlato nelle scorse settimane, non vuole altri stimoli da parte della Fed. E’ vero, sara’ un recupero molto lento ma il mercato dovrebbe contrattare sui fondamentali e abituarsi prima possibile ad andare avanti senza gli stimoli esterni. E Doreen nota anche il paradosso delle reazioni del mercato: quando il Presidente della Fed dice che l’economia e’ in ripresa e non c’e’ bisogno di stimoli il mercato dovrebbe festeggiare…e una reazione al ribasso – come quella che abbiamo visto – ci dice che la paura regna ancora tra gli investitori.

Come sappiamo tutti domani saranno pubblicati i dati sul mercato del lavoro di marzo e non vedremo una reazione almeno per l’azionario americano. La vedremo sul mercato obbligazionario, in Europa e domenica in Asia. Gli investitori americani avranno un paio di giorni per digerire i numeri e per fare le proprie scelte lunedi’. Secondo Doreen non succedera’ molto. Le previsioni sono per una creazione di 205 mila nuovi posti di lavoro (Bloomberg News) e un tasso di disoccupazione stabile all’8,3%. Numeri che non cambiano molto la situazione secondo Doreen e per vedere una reazione del mercato dovremmo avere un miglioramento del mercato del lavoro molto piu’ deciso.

Con Doreen ho commentato anche i dati sulle vendite di marzo per le catene della grande distribuzione. Numeri davvero positivi, grazie alle temperature piu’ miti della media e alla Pasqua anticipata rispetto all’anno scorso. Doreen e’ molto scettica, e’ sorpresa dai dati positivi e non crede che continueranno ad essere cosi’ buoni nei prossimi mesi, con i rincari della benzina tipici dei mesi estivi e che si aggiungono a quelli riscontrati di recente. Dati tuttavia molto guardati soprattutto perche’ contano per circa il 40% degli utili dell’intero trimestre, secondo i calcoli degli analisti di Barclays.

Buona Pasqua a tutti – a lunedi’!

Investitori cauti a Wall Street nonostante il recupero dopo la peggiore seduta dell’anno

Tornano a guadagnare gli indici dopo la peggiore seduta del 2012 ma senza troppa convinzione. Secondo Gregory Keating, Managing Director per James E. Coffey Securities, non si e’ trattato di una correzione abbastanza ampia da attirare sul mercato gli investitori che aspettavano di rientrare sul mercato. E vedremo poca convinzione e volumi deboli almeno fino alla pubblicazione dei dati sul mercato del lavoro di febbraio, in arrivo venerdi’.
Ma Gregory avverte, troppe ancora le incertezze (Europa, Iran, elezioni presidenziali) per poter rientrare con convinzione sul mercato.

Attenzione ai livelli tecnici in un mercato dai bassi volumi e scarsa volatilita’

E’ vero, Wall Street guarda alla Grecia ma in una settimana cosi’ calma in termini di spunti importanti sia economici che societari l’attenzione degli investitori e’ puntata sui livelli tecnici. La volatilita’ resta bassa, i volumi (ancora) sottilissimi e come mi dice Gregory Keating, Managing Director per James E. Coffey Securities, sembra che gli investitori stiano aspettando (ormai da mesi) il momento giusto per tornare sul mercato.

Quindi i temi sul mercato sono sempre gli stessi delle ultime settimane: attenzione alle notizie sulla crisi in Europa e a quelle su tensioni geopolitiche con gli indici che nonostante tutto continuano a guadagnare ed estendono i rialzi gia’ del 7% da iniio anno, almeno per lo S&P 500.