Ci siamo, il FOMC ha iniziato la sua riunione di due giorni e le speculazioni sul mercato continuano in attesa della conferenza stampa di Ben Bernanke di domani. Un mercato, quello di oggi, che ignora i dati economici che arrivano da Stati Uniti, Europa e Cina, come sottolinea Mark Otto, Designated Market Maker per Knight Capital Americas. Al mercato non piace l’incertezza e la volatilita’ ha dominato nelle ultime due settimane. Da domani ritornera’ la calma sui mercati? Ben Bernanke riportera’ il sereno o alimentera’ le preoccupazioni degli investitori? Mark ricorda che le aspettative sono nella gran parte dei casi per una conferma del linguaggio utilizzato fino a questo momento dal FOMC, per poter lasciare tutte le opzioni sul tavolo in attesa di nuove indicazioni economiche.
Il sondaggio mensile del Wall Street Journal, condotto tra economisti del settore privato, mostra che le aspettative sono in media per un inizio delle riduzioni degli stimoli ad ottobre e per una fine del QE3 non prima del maggio del 2014 (quindi non sono per quella brusca interruzione temuta dal mercato). Dallo stesso sondaggio emerge che le previsioni per il Pil sono per un 2,3% per il 2013 e per un 2,8% per il prossimo anno. Stime meno ottimiste di quelle elaborate dalla Federal Reserve. Che per ora – almeno fino a domani – sono per una crescita al 2,6% quest’anno e al 3,2% nel 2014. Ma si tratta delle stime pubblicate in marzo che potrebbero essere ritoccate domani. E proprio a queste stime il mercato guardera’ con molta attenzione perche’ dai numeri dipendera’ la possibilita’ di un calo delle operazioni di acquisto di bond. Se le previsioni verranno confermate il mercato credera’ che la Fed sia pronta per diminuire gli stimoli a fine anno; se le previsioni saranno riviste al ribasso il mercato credera’ che la Fed manterra’ invariate le operazioni ancora per mesi. Piu’ trasparenza? Non proprio.
Mark mi ricorda che in media le aspettative sarebbero per una riduzione del QE3 da $85 miliardi mensili a $50 miliardi e si chiede in realta’ se forse non sarebbe piu’ saggio da parte della Federal Reserve iniziare a ridurre le operazioni gradualmente cominciando prima e abbassando il totale degli acquisti di soli $10 miliardi di dollari mensili alla volta per testare il mercato e adattarsi alle reazioni dello stesso.
Aspettiamoci intanto volatilita’ oggi e domani mattina. I livelli dello S&P 500 da monitorare secondo Mark: resistenze 1658 e 1669; supporti 1631, 1613, 1697 (media a 50 giorni).
Si e’ conclusa con un bilancio negativo una settimana molto volatile. E’ tornata l’incertezza sui mercati, alimentata dai dubbi sulla tempistica di un’eventuale riduzione delle operazioni di stimolo della Federal Reserve ma soprattutto, come mi dice Peter Cardillo, Chief Market Economist per Rockwell Global Capital, dai movimenti del mercato giapponese. Lo yen, il Nikkei hanno registrato movimenti pesantissimi, l’azionario e’ entrato in fase orso, ribassista, ovvero del 20% al di sotto dei massimi toccati in maggio. Peter nota pero’ come, volatilita’ a parte, i mercati azionari europei e statunitensi siano riusciti a reagire e a rispondere (vedi giovedì) ai dati economici positivi. Dati che hanno confermato che l’economia continua a crescere ad un ritmo abbastanza modesto che quindi non preoccupa la Federal Reserve.
Il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al ribasso le stime sulla crescita economica americana per il 2014 dal 3% al 2,7% ed esorta la Federal Reserve a gestire con cautela l’uscita dalle operazioni di stimoli. La debolezza della congiuntura in Cina ha potenzialmente un impatto globale e potrebbe quindi portare le banche centrali a non considerare per ora un allentamento delle operazioni di supporto. Per quanto riguarda l’economia USA, secondo Peter l’effetto dei tagli automatici alla spesa si notera’ ancora nei prossimi mesi ma non c’e’ il pericolo recessione a meno che non vedremo un crollo in Asia, evento che cambierebbe le dinamiche a livello globale. I dati di venerdi’ non sono stati poi cosi’ negativi, la produzione industriale e’ rimasta invariata, una conferma che il settore manifatturiero si muove in controtendenza rispetto ai settori immobiliare e dei servizi. La fiducia dei consumatori e’ scesa a sorpresa ma e’ ancora su livelli alti, non c’e’ stato un crollo, una perdita di 10-12 punti di colpo, sottolinea Peter.
La prossima settimana dopo la riunione del FOMC potremmo avere delle indicazioni in piu’ sul futuro del QE3. Secondo Peter la Federal Reserve confermera’ le attuali operazioni e potrebbe essere piu’ trasparente sul futuro. Non e’ da escludere, dice Peter, una mappa per spiegare quello che la banca centrale fara’ da qui alla fine dell’anno. Una mappa potrebbe senza dubbio stabilizzare, seppur momentaneamente, il mercato. Mercato che ha nonostante la volatilita’ non si e’ spostato molto dai massimi. Secondo Peter vedremo gli indici muoversi entro una banda tra l’1% e il 3% per tutta l’estate. Quando arrivera’ maggiore chiarezza dalla Federal Reserve il mercato si adeguera’ lentamente.
La volatilita’ e l’incertezza sono tornate a dominare i mercati finanziari. Oggi gli indici di Borsa non riescono – seppur ci abbiano provato in apertura – ad invertire la tendenza e a tornare al rialzo dopo due sedute consecutive di flessioni. Il dollaro, che aveva mostrato segnali di rafforzamento prima dell’apertura, e’ tornato ad indebolirsi contro lo yen. E le speculazioni sul futuro del QE3 continuano. Il programma di acquisti di bond della Federal Reserve e’ destinato a diminuire, sottolinea Gregory Keating, Managing Director per James E. Coffey Securities, e fino a che non accadra’ aspettiamoci ancora tanta volatilita’ sui mercati. Una volatilita’ presente dallo scorso 22 maggio, quando il Presidente della Federal Reserve Ben Bernanke ha ipotizzato una futura riduzione degli stimoli. Da allora l’azionario mondiale ha perso 2.500 miliardi di dollari. Lo yen si e’ apprezzato di oltre il 7% dopo aver toccato il 22 maggio scorso i minimi di 4 anni e mezzo.
Secondo Gregory l’incertezza e’ data anche dalla situazione geopolitica – Turchia – e dai guadagni accumulati da inizio anno che spingono gli operatori a prese di profitto. Del resto il mese di giugno negli ultimi tre anni e’ stato un mese difficile per l’azionario.
Aspettiamoci movimenti laterali fino alla prossima settimana, fino alla riunione del FOMC, a meno che non avremo sorprese – sia negative che positive – dai dati economici in arrivo tra domani e venerdi’ (Sussidi di disoccupazione, vendite al dettaglio e poi l’indice di fiducia dei consumatori elaborato dall’Universita’ del Michigan).
Pochi volumi e movimenti altalenanti oggi per gli indici di Borsa che hanno tentato di raggiungere nuovi massimi sostenuti dalle notizie relative ad operazioni societarie. Un tentativo fallito, prevale cautela dopo quattro settimane consecutive di guadagni per lo S&P 500. Un rally troppo veloce, concorda Kenneth Polcari, Direttore NY Floor per O’Nel Securities, a questo ritmo a fine anno gli indici raddoppieranno e chiaramente non e’ possibile. Secondo diversi analisti, responsabili delle strategie, economisti, i titoli azionari Usa sono ancora convenienti, l’economia e’ in via di miglioramento, non c’e’ ragione di pensare ad un ritracciamento. Ma sappiamo che il mercato non ci crede o quanto meno e’ confuso e cerca segnali piu’ chiari. La settimana scorsa, ad esempio, i dati economici negativi avevano innescato guadagni perche’ alimentano aspettative relative a nuovi interventi di stimolo della Fed. E, sottolinea Kenny,i dati invece positivi di venerdi’ hanno sostenuto i guadagni perche’ non si tratta di dati esageratamente superiori alle attese e quindi non bastano alla Federal Reserve per cambiare idea sul QE3… Confusione? Incertezza? Cautela? E la Federal Reserve non sembra aiutare. Diversi i membri della banca centrale americana che negli ultimi giorni hanno segnalato pubblicamente le proprie opinioni in termini di politica monetaria. Opinioni in qualche caso davvero discordanti come quella del presidente della Fed di Minneapolis, secondo cui bisognerebbe aumentare l’entita’ degli acquisti di bond, in netto contrasto con quella del Presidente della Fed di Dallas, Richard Fisher, secondo cui il QE3 andrebbe allentato al piu’ presto.
Questa settimana, povera di dati economici, avremo nuove informazioni dalla Federal Reserve: diversi gli interventi in calendario da parte di alcuni dei componenti della banca centrale ma soprattutto aspettiamo il discorso del Presidente Ben Bernanke al Congresso sullo stato dell’economia. Secondo Kenny le domande dei legislatori saranno probabilmente incentrate sull’efficacia del piano di acquisto di bond della Fed e sull’impatto reale degli stimoli sulla congiuntura americana…
Ed e’ vero, come ricorda Kenny, che le opinioni dei membri della Fed possono fornirci qualche dettaglio in piu’ sul dibattito in corso all’interno del FOMC, ma Ben Bernanke e’ l’unico in grado di segnalare quello che fara’ la Federal Reserve. Nelle ultime settimane Bernanke ha piu’ volte ribadito che nonostante l’economia stia mostrando segnali di recupero siamo ancora lontani dal ritmo di crescita auspicato dalla Fed – quindi aspettiamoci ancora il supporto da parte della stessa.
David Tepper dimostra ancora una volta la sua influenza sul mercato. Il co-fondatore e gestore del’hedge fund Appaloosa Management dice pubblicamente quello che tanti operatori a Wall Street pensano gia’ da tempo: non bisogna temere un’interruzione delle operazioni di acquisto di bond da parte della Feredal Reserve.
Se la Fed non inizia a rallentare il ritmo degli aiuti entreremo in un mercato hyper-drive (pericoloso) scondo Tepper e, per garantire una crescita stabile (e non pericolosa), la Fed deve mollare la presa.
E’ vero che la banca centrale americana non ha indicato per ora l’intenzione di interrompere il QE3, nonostante il Wall Street Journal abbia riferito venerdi’ che un piano di uscita sarebbe gia’ pronto anche se niente e’ ancora deciso sulla tempistica – ancora al centro del dibattito tra i membri del FOMC. Il quotidiano ha citato il Presidente della Fed di Philadelphia Charles Plosser che oggi ha confermato la sua posizione: la Fed dovrebbe iniziare ad allentare le operazioni di stimolo al piu’ presto.
I commenti di David Tepper hanno sostenuto oggi in parte i listini, era gia’ successo in passato. Nel settembre del 2010, anche in quell’occasione nel corso di un’intervista rilasciata alla CNBC, Tepper aveva innescato quello che e’ stato definito poi il “Tepper Rally” dopo aver dichiarato che il programma di acquisto di bond della Fed avrebbe garantito un rafforzamento dell’azionario. E cosi’ e’ stato, con il Dow Jones e lo S&P 500 che da allora hanno guadagnato circa il 45% e toccato – solo la settimana scorsa – nuovi massimi assoluti.
Secondo David Tepper il rally continuera’ e ci sono ancora $400 miliardi nell’economia in cerca di una destinazione e l’azionario resta ancora il posto migliore per investire. L’hedge fund Appaloosa l’anno scorso ha garantito un ritorno del 30%. Tepper ha dichiarato di avere in portafoglio ancora Apple, che perfomera’ in linea con il mercato e dovrebbe rimanere un titolo solido se il prossimo prodotto che verra’ lanciato dal gruppo sara’ rivoluzionario. Tepper e’ ancora positivo sui bancari, Citigroup e’ il titolo che gode della maggiore percentuale in portafoglio.
Tepper non e’ il solo a pensare che l’azionario sia ancora interessante e che la valutazioni siano ancora molto basse. Il gestore ha utilizzato, per esprimere il suo punto di vista, un grafico elaborato dal blog Liberty Street Economics (sul sito della Federal Reserve di New York) sull’andamento dell’Equity Rick Premium (la differenza tra le aspettative di ritorni dall’azionario e dall’obbligazionario) che dimostra che i titoli azionari sono i piu’ economici degli ultimi 50 anni. Eccolo qui.
Il bilancio settimanale resta positivo, gli indici di Borsa americani hanno perso terreno venerdi’ recuperando pero’ sul finale degli scambi. Una conferma della tenacia del mercato azionario americano che resiste, determinato a continuare la sua fase di rialzi – grazie alla percezione di “bene rifugio” in questo momento problematico a livello globale. La forte flessione delle materie prime – petrolio sui minimi di 8 mesi, oro minimi dal luglio del 2011 – i dati economici – che mostrano consumi deludenti e consumatori preoccupati – non sono quindi bastati a deprimere il mercato. La spinta dei difensivi ha contrastato la debolezza dei titoli ciclici.
Ma e’ in vista una pausa di riflessione per il mercato, mi dice Peter Cardillo, Chief Market Economist per Rockwell Global Capital, che prevede una flessione tra il 6% e l’8% nel corso delle prossime tre settimane in reazione alla pubblicazione degli utili societari. Un movimento che sara’ provocato non solo dai numeri deboli (Peter si aspetta un calo medio dell’utile dell’1,5%) ma soprattutto dall’incertezza che sara’ manifestata dalle aziende a causa degli effetti dei tagli automatici alla spesa. L’effetto Sequestration, mi dice Peter, si e’ notato sui dati economici pubblicati nelle ultime settimane e su quelli di venerdi’. Che ci dicono che il consumatore americano e’ preoccupato di perdere il lavoro, di spendere soldi in previsione di un aumento delle tasse e di un incremento dei costi per la copertura sanitaria. E’ evidente, sottolinea Peter, che i dati di oggi, insieme a quelli sull’occupazione del venerdi’ precedente, ci ricordano che la crescita economica statunitense potrebbe essere nel trimestre in corso solo tra l’1% e l’1,5% e che quindi la Federal Reserve continuera’ con il suo QE3 almeno fino alla fine dell’anno.
La prossima settimana i dati economici saranno ancora al centro dell’attenzione degli investitori insieme ad altri eventi importanti. Peter guardera’ soprattutto al Beige Book della Federal Reserve, alla riunione dei ministri delle finanze in Europa, alle previsioni del Fmi sulla situazione economica globale e poi al vero inizio della stagione degli utili trimestrali statunitensi. Utili che come ci ha detto Peter innescheranno una fase di ribassi che sara’ pero’ graduale e non repentina e soprattutto necessaria dal punto di vista tecnico che creera’ nuove opportunita’ di ingresso per gli investitori che sono rimasti fuori fino a questo momento.
E il Dow Jones e’ arrivato su livelli record, oggi per la quarta seduta consecutiva. Lo S&P 500 seguira’ a breve dato che siamo ad una manciata di punti dai massimi assoluti. Un risultato importante? Cambia qualcosa per gli investitori? Vuol dire che siamo vicini ad un boom economico? Andiamoci molto piano. I fondamentali, ed e’ il parere di analisti ed economisti, non giustificano i recenti rialzi e nonostante l’economia stia mostrando lenti ma costanti segnali di recupero non siamo ancora ad una decisa crescita. Peter Cardillo, Chief Market Economist per Rockwell Global Capital, ricorda che gli ingredienti principali di questa fase di rialzi sono ancora i tassi bassissimi, quindi gli interventi di Federal Reserve e altre banche centrali.
Peter invita a rimanere sul mercato anche con il raggiungimento dei massimi ma avverte di non dimenticare che una fase di ribassi e’ sempre vicina – e sarebbe salutare per il mercato.
Abbiamo chiuso la settimana con forti guadagni e la prossima settimana potremmo vedere gli indici salire ancora. Peter si aspetta per lo S&P 500 il raggiungimento di 1575-1585 gia’ entro i primi tre giorni della prossima settimana. Pochi i dati importanti in arrivo, fatta eccezione per quelli sulla produzione industruiale, le vendite al dettaglio e sulla fiducia dei consumatori. Ma, ricorda Peter, a spingere il mercato saranno le imminenti scadenze tecniche trimestrali (venerdi’). Solitamente se il mercato si trova in una fase di rialzi, la settimana di scadenze tecniche terminera’ con forti guadagni.
Una volta raggiunti gli obiettivi, secondo Peter, lo S&P 500 entrera’ in un periodo di stabilita’ e contrattera’ in un trading range tra il 2% e 3% per poi iniziare a scendere. In parte per motivi tecnici e in parte per la temuta mancanza di stimoli della Fed in caso di ripresa della crescita economica.
Secondo Peter infatti se i dati continueranno a migliorare e se le indicazioni sull’occupazione mostreranno ancora una certa forza la Federal Reserve potrebbe presto allentare le sue operazioni di stimolo ed alzare i tassi di interesse alla fine dell’anno.
I dati di oggi del resto mostrano un inatteso recupero del mercato del lavoro. Una creazione di 236 mila nuovi occupati e un calo del tasso di disoccupazione al 7,7%. La creazione di occupazione ha riguardato, ricorda Peter, tutti i settori principali – fatta eccezione per quello pubblico. Del resto gia’ l’indice Ism dei servizi, ampiamente superiore alle attese, aveva anticipato un aumento dell’occupazione. Ma i dati di oggi non sono un netto segnale di inizio della fase di recupero e di un boom di occupazione. Si tratta probabilmente di un movimento dei numeri pre-Sequestration, prima dello scatto dei tagli automatici alla spesa. Quindi potrebbe non durare a lungo a meno che il Congresso non trovi un accordo per intervenire sui tagli alla spesa e quindi riportare l’ottimismo tra le aziende del settore privato, necessario per poter ricominciare ad assumere nuovo personale.
Un settore in particolare rassicura gli economisti, si tratta di quello della costruzione edile che ha visto il maggior incremento di assunzioni in quasi sei anni. Una conferma della fase di ripresa del mercato immobiliare.
Ma c’e’ un’altra osservazione da fare. I numeri sull’occupazione davvero rispecchiano la realta’? Ancora milioni i disoccupati in cerca di un posto di lavoro, ancora tanti che hanno abbandonato la ricerca di un’occupazione. Peter ricorda inoltre che il recupero dei numeri e’ dato soprattutto dalle assunzioni temporanee e se l’economia dovesse rallentare a causa dei tagli automatici alla spesa questi nuovi occupati si ritroveranno di nuovo senza un lavoro.
Gli indici continuano a guadagnare terreno, l’effetto Bernanke si fa sentire per la seconda seduta consecutiva. Il Presidente della Federal Reserve ha confermato oggi alla Camera quanto indicato ieri al Senato: pieno supporto alle operazioni di acquisto di bond, nessuna interruzione all’orizzonte. Wall Street oggi gode anche della spinta degli ultimi dati economici che confermano la ripresa del mercato immobiliare. Ma il mercato, spiega Kenneth Polcari, Director NY Floor per O’Neil Securities, resta nervoso nonostante negli ultimi due giorni abbia guadagnato terreno. Il ritorno dell’ansia e’ stato evidente lunedi’ in reazione all’esito elettorale in Italia che ha riportato a galla le paure per la stabilita’ dell’Europa e l’impatto sulla congiuntura globale. Il rischio Europa e’ tornato, il mercato sembra tranquillo ma non lo e’.
Il recupero delle ultime sedute come sappiamo e’ legato alla Federal Reserve. Nelle minute dell’ultima riunione del FOMC pubblicate la settimana scorsa in realta’, sottolinea Kenny, non e’ emerso niente di drammaticamente negativo. Gli esponenti della Fed hanno solo indicato che in marzo rivedranno il QE3 senza esprimere l’intenzione di interrompere il programma. La reazione alle minute, ancora secondo Kenny, e’ stata amplificata da un mercato ormai troppo automatizzato. Quando una notizia e’ percepita anche solo superficialmente come negativa, con un solo bottone si generano forti vendite e quindi movimenti esagerati dei listini. E’ quello che e’ successo lunedi’. Lo S&P 500 e’ arrivato a 1490-1487 e martedì, dopo il discorso di Bernanke alla Camera, gli indici hanno iniziato la fase di recupero che dura ancora oggi.
Movimenti che segnalano che il mercato non e’ preoccupato per l’imminente Sequestration? Tra 72 ore scattano i tagli automatici alla spesa e per ora non c’e’ alcun accordo per evitarli. Ma il mercato non ha dubbi, la Federal Reserve e’ sempre pronta a supportarlo e non c’e’ per ora il panico, ricorda Kenny. E’ ancora un mercato per trader professionisti, non si contratta sui fondamentali ma solo sugli stimoli delle banche centrali in giro per il mondo. L’economia non e’ ancora abbastanza forte.
Kenny non esclude cautela sui mercati fino a venerdi’ con lo S&P 500 intrappolato tra 1490 e 1510. Se l’indice dovesse avvicinarsi troppo a 1510 potremmo vedere dei ribassi perche’ la sensazione e’ che gli investitori vorranno aspettare, dopo il Sequestration, il prossimo “evento”, il raggiungimento del tetto del debito a meta’ marzo, per prendere delle decisioni. Troppi ancora i punti interrogativi (e ormai da troppo tempo!) che, insieme all’instabilita’ in Europa, freneranno l’azionario.
Ben Bernanke (insieme ai dati economici) aiuta gli indici di Wall Street a recuperare terreno dopo le flessioni di ieri. Il Presidente della Federal Reserve minimizza le indicazioni emerse dai verbali dell’ultima riunione e conferma il suo pieno supporto al QE3, operazione che rietiene efficace, con poca probabilita’ di creare una bolla e senza grandi rischi per l’inflazione. Bernanke ha detto quello che i trader volevano sentirsi dire, come sottolinea anche Mark Otto, Designated Market Maker per Knight Capital Americas, l’economia cresce ma ancora a singhiozzo, il mercato del lavoro migliora ma resta debole e le paure per le future mosse della Fed sono al momento ingiustificate. E Bernanke ha anche parlato di Italia. Una ipotetica svalutazione del debito italiano non avrebbe pesanti ripercussioni sulle istituzioni finanziarie statunitensi, l’esposizione e’ moderata. Ma, ha aggiunto Bernanke, le preoccupazioni per l’abilita’ del Paese di rimanere nell’euro avrebbero ampi, imprevedibili e preoccupanti effetti sui mercati globali, maggiori rispetto ad eventuali perdite legate al debito dell’Italia.
Il mercato non ama l’incertezza, lo sappiamo e lo abbiamo notato anche ieri. L’esito elettorale in Italia ha provocato non solo flessioni ma un aumento del 34% dell’indice Vix della “paura”, un barometro che riflette la visione dei trader, sottolinea Mark Otto. Il rally in atto dallo scorso novembre e’ stato in parte possibile grazie al minore rischio Europa (almeno quello percepito) e la necessita’ di ricalcolare adesso lo stesso rischio ha riportato a galla forte nervosismo.
L’Europa condizionera’ gli scambi almeno per questa settimana insieme all’imminente Sequestration. Ancora una volta sembra che il mercato sconti un accordo a Washington, seppur all’ultimo momento, per evitare i tagli automatici alla spesa. Mark mi ricorda che l’indice dei titoli del settore difesa elaborato da NYSEArca (DFI) potrebbe indicare che i tagli tanto temuti al comparto non ci saranno o saranno piu’ moderati.
Il Sequestration come sappiamo avrebbe importanti conseguenze per i mercati e, come Ben Bernanke ha ricordato questa mattina, se non sara’ evitato creera’, insieme alle recenti scadenze delle agevolazioni fiscali, dei rischi significativi per la ripresa economica.
Tanti analisti tecnici da mesi invocano una correzione per i listini. Attenzione in settimana ancora a Europa, Washington e ai tanti dati economici in arrivo. Mark individua per lo S&P 500: resistenze 1495,1505 e 1511; supporti 1465, 1451.
Tentano di recuperare un po’ del terreno perduto in settimana gli indici di Borsa americani anche se gli investitori stanno ancora digerendo i verbali dell’ultima riunione della Fed pubblicati ieri ed esaminando i possibili futuri scenari. E’ vero pero’ che oggi alcuni esponenti della stessa Federal Reserve cercano di placare i toni. Il Presidente della Fed di St.Louis James Bullard ha indicato che certe discussioni tra i membri del FOMC sono necessarie di tanto in tanto ed ha sottolineato che la politica della Fed restera’ accomodante e per lungo tempo. E Bloomberg News riferisce, citando una riunione a porte chiuse tra Ben Bernanke e alcuni investitori all’inizio di febbraio, che il Presidente della Federal Reserve ha indicato di non essere poi cosi’ tanto preoccupato per la creazione di una nuova bolla come conseguenza della sua politica monetaria ultra accomodante.
Intanto i verbali del FOMC pubblicati ieri hanno scombussolato il mercato, mi dice Peter Cardillo, Capo Economista per Rockwell Global Capital. Un mercato che cercava probabilmente una scusa per fare marcia indietro dopo i recenti guadagni. Gli indici erano arrivati, continua Peter, su livelli critici e bisognava decidere se superarli o tornare indietro. Ma il movimento del Vix, subito in calo dopo i verbali, aveva anticipato un pull back da parte dei listini.
Peter sottolinea che i tempi non sono maturi per un’interruzione del QE3. I dati economici continuano ad essere misti e indicano una crescita ancora troppo debole. La Federal Reserve non apportera’ alcun cambiamento al suo programma di stimolo fino a che avremo l’Europa in recessione e ancora poca chiarezza dai dati. Se la situazione dovesse migliorare sia in Usa che in Europa allora la Fed potrebbe decidere di interrompere gradualmente il QE3 o continuare ad acquistare bond a singhiozzo, su base bimestrale o trimestrale, suggerisce Peter, almeno fino a che non vedremo un calo sostanziale del tasso di disoccupazione.
La prossima settimana forse avremo qualche indicazione in piu’ dallo stesso Ben Bernanke che si rechera’ al Congresso per la sua testimonianza semestrale sullo stato dell’economia e sulla politica monetaria. Martedi’ la prima parte del suo intervento davanti alla Commissione Bancaria del Senato e aspettiamoci volatiita’ e molta cautela fino ad allora. Peter mi ricorda che saranno tanti i dati in arrivo la prossima settimana che riguarderanno un po’ tutti i comparti dell’economia: fiducia consumatori, la revisione del Pil del quarto trimestre 2012, dati sul settore manifatturiero, su consumi e redditi personali. Secondo Peter le indicazioni che avremo sosterranno la ripresa del rally ed entro venerdi’ avremo lo S&P 500 in chiusura a 1540. E alla fine di marzo arrivera’ a 1575-1585 (a meno che non riusciremo ad evitare il Sequestration).
Wall Street come l’Europa seguira’ con attenzione l’esito delle elezioni in Italia. Peter non si aspetta un terremoto sui mercati, non crede che torneremo al periodo pre-Monti. Peter non sottovaluta i voti di protesta ma ritiene che il sistema politico restera’ intatto, Monti non sara’ escluso, le misure di austerita’ non verranno limitate e forse si parlera’ anche di crescita. Il compito numero uno in questo momento e’ rassicurare l’Europa e il resto del mondo e dimostrare di essere credibili. E’ quello che vuole il mercato.



