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Wall Street in recupero dopo la peggiore settimana da agosto, in attesa della decisione del FOMC

Babbo Natale ci riprova, il Santa Claus rally potrebbe essere vicino se non addirittura già iniziato. I segnali di recupero dalla peggiore settimana dallo scorso agosto si sono notati già in fase di pre apertura con i futures sullo S&P 500 che in nottata avevano testato la media a 50 giorni di 1754, e poi trovato un supporto. Un fattore, mi dice Kenny Polcari, Direttore delle operazioni sul floor per O’Neil Securities, che ha agevolato l’apertura in netto rialzo per il listino, insieme anche alle aspettative per la riunione di due giorni della Federal Reserve che inizia domani e che scaturirà mercoledì con un comunicato. Non vedremo quindi tanti movimenti sul mercato fino a dopodomani con lo S&P 500 che resisterà per via del supporto trovato prima a 1754 e poi a 1775 (soglia testata in chiusura tante volte la settimana scorsa).
Il mercato sconta ormai una riduzione degli stimoli da parte della Federal Reserve ma la tempistica sarà ancora la chiave. Secondo Kenny non ci sarà questa settimana l’annuncio di un tapering, la Fed invece fornirà delle linee guida e indicazioni più precise su quali siano le condizioni per l’uscita dagli stimoli, su quanto ridurranno gli acquisti di bond e su come intendano valutare la reazione di mercati ed economia. Kenny dice che l’intervento non ci sarà in gennaio per via dell’entrata nel nuovo Presidente, non ci sarà in febbraio perché Janet Yellen sarà all’inizio del nuovo incarico, quindi marzo sembra la prima data disponibile per un taglio del QE3. Questa settimana allora avremo solo maggiore chiarezza dalla banca centrale americana. Anche se, sottolinea Kenny, Ben Bernanke e’ sempre stato piuttosto chiaro sulla necessita’ di dati economici solidi per poter ridurre gli stimoli. Sono stati gli analisti, gli economisti, i responsabili delle strategie e i diversi componenti della Federal Reserve a confondere le idee con i loro pareri discordanti. I dati sulla produzione industriale oggi mostrano che l’economia si sta muovendo verso la direzione giusta e probabilmente man mano che i numeri miglioreranno si troverà’ un condenso anche all’interno della banca centrale americana.
Intanto, si chiede Kenny, dopo tanti mesi di attesa che differenza fa per la Federal riserve aspettare ancora uno o due mesi prima di intervenire?

Il mercato intanto si prepara al rally di Babbo Natale. Un rally, che secondo Kenny potrebbe essere iniziato oggi, che pero’ non ci portera’ su nuovi massimi alla fine dell’anno. Non supereremo i 1811-1815 per lo S&P 500 secondo Kenny che non crede che sia possibile pensare a 1850 come invece auspicato da alcuni. Intanto i gestori, gli hedge funds, i mutual funds, sembrano muoversi adesso con maggiore fiducia e sfruttano i movimenti al ribasso come occasione per entrare – per restare – sul mercato, mi dice Kenny. Fiducia soprattutto per un 2014 positivo, e non solo per gli Stati Uniti ma anche per altre aree del mondo come Europa e Cina, e l’ingresso sul mercato e’ visto come un’opportunità.
Un 2014 che non sarà stellare come il 2013 perche’ il mercato ha corso troppo. Kenny calcola per il prossimo anno un aumento tra il 10% e il 12% per lo S&P 500, fiducioso nel ritorno di un mercato che contratta sui fondamentali una volta che la Fed avrà ritirato una buona parte degli stimoli.

Settimana decisiva per la direzione degli indici di Wall Street. Attesa per la riunione del FOMC

Inizia oggi una settimana densa di risultati trimestrali e (soprattutto) dati economici importanti e la direzione dei listini dipendera’ per la gran parte dall’esito della riunione del FOMC, da cui arrivera’ un annuncio mercoledi’. Tutti eventi che portano cautela tra gli investitori nella seduta di oggi – anche se, come nota Peter Cardillo, Chief Market Economist per Rockwell Global Capital, gia’ l’andamento della Borsa Usa di venerdi’ era stato determinato dalle preoccupazioni legate alle aspettative per questa settimana. I 1700 punti, che lo S&P 500 aveva provato a raggiungere la scorsa settimana, sono adesso piu’ lontani e il mercato potrebbe prendersi una pausa fino ai dati sul mercato del lavoro di venerdi’ e dopo il comunicato che seguira’ la riunione del FOMC, sottolinea Peter.
Concorda con Peter il Direttore delle operazioni sul floor per O’Neil Securities, Kenny Polcari, che si aspetta movimenti laterali nei prossimi giorni con gli operatori che si concentreranno molto su economia e Fed e meno sugli utili delle aziende – che innescheranno movimenti dei singoli titoli.
I primi numeri importanti saranno quelli sul Pil in arrivo mercoledi’, relativi alla prima rilevazione del secondo trimestre. Numeri che saranno calcolati diversamente, si torna al periodo pre 1929 e saranno inclusi diversamente i diritti di copyright e i capitali destinati a ricerca e sviluppo – saranno catalogati come investimenti e non come costi. Si tratta di un cambiamento deciso nel 2008 e frutto di un accordo internazionale che pero’ potrbbe confondere sulla vera direzione dell’economia. Le previsioni sono comunque per un rallentamento della crescita rispetto al primo trimestre ma grazie ai nuovi calcoli si trattera’ di un raffreddamento molto meno marcato. Vedremo quindi comunque un dato debole, sottolinea Kenny, e vedremo come sara’ interpretato dal mercato e come cambieranno le aspettative sul futuro del QE3.

Dalla Federal Reserve Kenny non si aspetta grandi novita’, pensa che Bernanke confermera’ quanto indicato (chiaramente) nel corso degli ultimi interventi, ovvero che non e’ in calendario per ora una riduzione degli stimoli. Tanti ancora gli economisti e i responsabili delle strategie che ipotizzano una riduzione del QE3 a partire da settembre ma Kenny (come Peter) non ci crede non si aspetta alcun cambiamento nel ritmo degli acquisti di bond fino all’inizio del 2014. Come abbiamo gia’ notato la settimana scorsa il sondaggio condotto da Bloomberg indica che il 50% (in aumento dal 44%) degli economisti interpellati si aspetta una riduzione da settembre. Secondo Kenny non e’ credibile e potrebbe trattarsi di una campagna per segnalare al mercato che succedera’ prima o poi e che c’e’ bisogno – adesso – di modificare le proprie posizioni per limitare i danni. E quindi, dice Kenny, puntare su titoli che pagano alti dividendi, titoli difensivi, per sopportare meglio l’impatto.
Secondo Kenny se Bernanke mercoledi’ confermera’ lo status quo, lo S&P 500 tentera’ nuovamente di raggiungere i 1700 punti, provera’ a testare il livello. Se tornera’ indietro il primo supporto da monitorare sara’ 1672 e se lo sfondera’ allora potrebbe andare a ricoprire il gap lasciato aperto l’11 luglio scorso a 1654. Tecnicamente avra’ bisogno di farlo, sottolinea Kenny, e lo S&P 500 ci provera’ prima di sperare con decisione i 1700.

Questa settimana aspettiamoci ancora grande fermento sul futuro successore di Ben Bernanke alla guida della Federal Reserve, soprattutto dopo che nel weekend il Presidente Barack Obama ha chiaramente dichiarato al New York Times che la ricerca e’ iniziata e che c’e’ gia’ una lista dei possibili candidati. Interessante, visto Ben Bernanke non ha ancora dichiarato ufficialmente la sua partenza. E’ un momento delicato per la Fed come sappiamo, vista la difficolta’ nella gestione e nell’eventuale uscita dalla lunga operazione di stimolo per l’economia. Kenny sottolinea che da una parte il mercato vedrebbe di buon occhio Janet Yellen perche’ garantirebbe continuita’ e dall’altra potrebbe apprezzare una direzione diversa, come quella di Larry Summers, visto che sono in tanti a Wall Street a non avere mai pienamente accettato il QE3. Per adesso e’ difficile fare previsioni e vedremo come il mercato contrastera’ l’incertezza fino all’arrivo dell’annuncio ufficiale del nome del nuovo Presidente della Federal Reserve.

L’effetto scadenze tecniche si fa sentire a Wall Street. La prossima settimana mercati alla prova

Giornata di scadenze tecniche a Wall Street e quindi difficile da valutare in termini di reale recupero o peggioramento delle perdite. Ieri come sappiamo e’ stata la peggiore seduta dell’anno – in realta’ la peggiore dal novembre del 2011 – per i listini con il Dow Jones che ha perso ben oltre 300 punti tornando al di sotto di livelli tecnici importanti, come accaduto anche allo S&P 500. Effetto Bernanke e Federal Reserve? Forse, ha indicato Peter Cardillo, Chief Market Economist per Rockwell Global Capital, ma i movimenti sono soprattutto da attribuire alle forti vendite di titoli di Stato americani da parte della banca centrale cinese che si e’ ritrovata sotto pressione per via del cash crunch che tormenta il Paese. La necessita’ di portare liquidita’ sul mercato ha spinto la Cina a vendere T-Bond e il decennale statunitense ha raggiunto rendimenti al 2,5% oggi e al 2,4% ieri. Fattore che ha provocato una fuga di investitori ed ha accelerato l’effetto delle scadenze tecniche di oggi (le quattro streghe).
Peter ricorda che ieri le flessioni marcate hanno riguardato tutti i mercati ovvero l’azionario, l’obbligazionario, le materie prime, quindi e’ difficile attribuire alle flessioni solo le parole di Bernanke. Considerato soprattutto che il mercato aveva reagito al comunicato della Fed e alla conferenza stampa di Bernanke gia’ nella giornata di mercoledi’ con delle perdite contenute.
Il mercato voleva chiarezza ed e’ arrivata, il processo di rallentamento degli stimoli iniziera’ presto. Bernanke ha fatto la cosa giusta secondo Peter, ha voluto preparare i mercati in anticipo. In realta’ lo aveva fatto gia’ indirettamente nelle ultime settimane attraverso il dibattito pubblico tra i vari esponenti della banca centrale sulla durata del QE3. Gli economisti gia’ avevano calcolato una possibile riduzione egli stimoli a partire dal prossimo autunno soprattutto dopo l’ultima ondata di dati economici che hanno confermato la fase di rafforzamento in corso e la ripresa dal periodo di rallentamento che durava da qualche mese. Dati che puntano, sottolinea Peter, ad una crescita economica al 2,5%-3% ovvero un’espansione robusta e ‘normale’. Quindi Peter pensa che il discorso di Bernanke sia stato valido ma che sia arrivato in un momento difficile in cui sul mercato hanno agito diverse forze (vedi le vendite di bond da parte della Cina). Bernanke, ricorda ancora Peter, ha cercato di convincere il mercato che il fine degli stimoli non e’ il supporto dei mercati finanziari. Ma il pericolo che proprio i mercati dirigeranno le decisioni della banca centrale e’ sempre presente. Anche se, dice Peter, una volta terminate le vendite di T-Bond da parte della Cina, l’obbligazionario americano tornera’ a concentrarsi sulla crescita economica e i rendimenti scenderanno di nuovo tra il 2% e il 2,25% con conseguente ritorno della calma sui mercati.
Intanto i movimenti di ieri hanno portato a danni tecnici importanti. Lo S&P 500 pero’ dovrebbe riuscire a rimanere sopra 1575 una volta finite le forti oscillazioni che derivano dalle scadenze tecniche. La seduta di oggi, proprio per via delle scadenze, non ci fornira’ segnali importanti sulla direzione del mercato. La vera prova per i mercati dal punto di vista tecnico sara’ la prossima settimana. Tanti i dati economici in arrivo, ricorda Peter, soprattutto il dato finale sul Pil del primo trimestre e l’indice di fiducia dei consumatori. Su quest’ultimo indicatore potrebbe aver inciso la volatilita’ dei mercati delle ultime due settimane.
Peter prevede un recupero per i listini, la prossima potrebbe essere una settimana di riflessione in cui i mercati si adegueranno all’idea di una riduzione a fine anno degli stimoli della Federal Reserve, Cina permettendo.

Wall Street spera in maggiore trasparenza dalla Fed sul futuro del QE3

Ci siamo, il FOMC ha iniziato la sua riunione di due giorni e le speculazioni sul mercato continuano in attesa della conferenza stampa di Ben Bernanke di domani. Un mercato, quello di oggi, che ignora i dati economici che arrivano da Stati Uniti, Europa e Cina, come sottolinea Mark Otto, Designated Market Maker per Knight Capital Americas. Al mercato non piace l’incertezza e la volatilita’ ha dominato nelle ultime due settimane. Da domani ritornera’ la calma sui mercati? Ben Bernanke riportera’ il sereno o alimentera’ le preoccupazioni degli investitori? Mark ricorda che le aspettative sono nella gran parte dei casi per una conferma del linguaggio utilizzato fino a questo momento dal FOMC, per poter lasciare tutte le opzioni sul tavolo in attesa di nuove indicazioni economiche.
Il sondaggio mensile del Wall Street Journal, condotto tra economisti del settore privato, mostra che le aspettative sono in media per un inizio delle riduzioni degli stimoli ad ottobre e per una fine del QE3 non prima del maggio del 2014 (quindi non sono per quella brusca interruzione temuta dal mercato). Dallo stesso sondaggio emerge che le previsioni per il Pil sono per un 2,3% per il 2013 e per un 2,8% per il prossimo anno. Stime meno ottimiste di quelle elaborate dalla Federal Reserve. Che per ora – almeno fino a domani – sono per una crescita al 2,6% quest’anno e al 3,2% nel 2014. Ma si tratta delle stime pubblicate in marzo che potrebbero essere ritoccate domani. E proprio a queste stime il mercato guardera’ con molta attenzione perche’ dai numeri dipendera’ la possibilita’ di un calo delle operazioni di acquisto di bond. Se le previsioni verranno confermate il mercato credera’ che la Fed sia pronta per diminuire gli stimoli a fine anno; se le previsioni saranno riviste al ribasso il mercato credera’ che la Fed manterra’ invariate le operazioni ancora per mesi. Piu’ trasparenza? Non proprio.

Mark mi ricorda che in media le aspettative sarebbero per una riduzione del QE3 da $85 miliardi mensili a $50 miliardi e si chiede in realta’ se forse non sarebbe piu’ saggio da parte della Federal Reserve iniziare a ridurre le operazioni gradualmente cominciando prima e abbassando il totale degli acquisti di soli $10 miliardi di dollari mensili alla volta per testare il mercato e adattarsi alle reazioni dello stesso.

Aspettiamoci intanto volatilita’ oggi e domani mattina. I livelli dello S&P 500 da monitorare secondo Mark: resistenze 1658 e 1669; supporti 1631, 1613, 1697 (media a 50 giorni).

Settimana volatile a Wall Street. Attesa per la riunione del FOMC, dettagli in arrivo?

Si e’ conclusa con un bilancio negativo una settimana molto volatile. E’ tornata l’incertezza sui mercati, alimentata dai dubbi sulla tempistica di un’eventuale riduzione delle operazioni di stimolo della Federal Reserve ma soprattutto, come mi dice Peter Cardillo, Chief Market Economist per Rockwell Global Capital, dai movimenti del mercato giapponese. Lo yen, il Nikkei hanno registrato movimenti pesantissimi, l’azionario e’ entrato in fase orso, ribassista, ovvero del 20% al di sotto dei massimi toccati in maggio. Peter nota pero’ come, volatilita’ a parte, i mercati azionari europei e statunitensi siano riusciti a reagire e a rispondere (vedi giovedì) ai dati economici positivi. Dati che hanno confermato che l’economia continua a crescere ad un ritmo abbastanza modesto che quindi non preoccupa la Federal Reserve.
Il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al ribasso le stime sulla crescita economica americana per il 2014 dal 3% al 2,7% ed esorta la Federal Reserve a gestire con cautela l’uscita dalle operazioni di stimoli. La debolezza della congiuntura in Cina ha potenzialmente un impatto globale e potrebbe quindi portare le banche centrali a non considerare per ora un allentamento delle operazioni di supporto. Per quanto riguarda l’economia USA, secondo Peter l’effetto dei tagli automatici alla spesa si notera’ ancora nei prossimi mesi ma non c’e’ il pericolo recessione a meno che non vedremo un crollo in Asia, evento che cambierebbe le dinamiche a livello globale. I dati di venerdi’ non sono stati poi cosi’ negativi, la produzione industriale e’ rimasta invariata, una conferma che il settore manifatturiero si muove in controtendenza rispetto ai settori immobiliare e dei servizi. La fiducia dei consumatori e’ scesa a sorpresa ma e’ ancora su livelli alti, non c’e’ stato un crollo, una perdita di 10-12 punti di colpo, sottolinea Peter.

La prossima settimana dopo la riunione del FOMC potremmo avere delle indicazioni in piu’ sul futuro del QE3. Secondo Peter la Federal Reserve confermera’ le attuali operazioni e potrebbe essere piu’ trasparente sul futuro. Non e’ da escludere, dice Peter, una mappa per spiegare quello che la banca centrale fara’ da qui alla fine dell’anno. Una mappa potrebbe senza dubbio stabilizzare, seppur momentaneamente, il mercato. Mercato che ha nonostante la volatilita’ non si e’ spostato molto dai massimi. Secondo Peter vedremo gli indici muoversi entro una banda tra l’1% e il 3% per tutta l’estate. Quando arrivera’ maggiore chiarezza dalla Federal Reserve il mercato si adeguera’ lentamente.

A Wall Street incertezza e volatilita’ in attesa di un segnale dalla Fed

La volatilita’ e l’incertezza sono tornate a dominare i mercati finanziari. Oggi gli indici di Borsa non riescono – seppur ci abbiano provato in apertura – ad invertire la tendenza e a tornare al rialzo dopo due sedute consecutive di flessioni. Il dollaro, che aveva mostrato segnali di rafforzamento prima dell’apertura, e’ tornato ad indebolirsi contro lo yen. E le speculazioni sul futuro del QE3 continuano. Il programma di acquisti di bond della Federal Reserve e’ destinato a diminuire, sottolinea Gregory Keating, Managing Director per James E. Coffey Securities, e fino a che non accadra’ aspettiamoci ancora tanta volatilita’ sui mercati. Una volatilita’ presente dallo scorso 22 maggio, quando il Presidente della Federal Reserve Ben Bernanke ha ipotizzato una futura riduzione degli stimoli. Da allora l’azionario mondiale ha perso 2.500 miliardi di dollari. Lo yen si e’ apprezzato di oltre il 7% dopo aver toccato il 22 maggio scorso i minimi di 4 anni e mezzo.

Secondo Gregory l’incertezza e’ data anche dalla situazione geopolitica – Turchia – e dai guadagni accumulati da inizio anno che spingono gli operatori a prese di profitto. Del resto il mese di giugno negli ultimi tre anni e’ stato un mese difficile per l’azionario.

Aspettiamoci movimenti laterali fino alla prossima settimana, fino alla riunione del FOMC, a meno che non avremo sorprese – sia negative che positive – dai dati economici in arrivo tra domani e venerdi’ (Sussidi di disoccupazione, vendite al dettaglio e poi l’indice di fiducia dei consumatori elaborato dall’Universita’ del Michigan).

Non bastano le operazioni societarie, l’azionario Usa si prende una pausa dopo i recenti guadagni

Pochi volumi e movimenti altalenanti oggi per gli indici di Borsa che hanno tentato di raggiungere nuovi massimi sostenuti dalle notizie relative ad operazioni societarie. Un tentativo fallito, prevale cautela dopo quattro settimane consecutive di guadagni per lo S&P 500. Un rally troppo veloce, concorda Kenneth Polcari, Direttore NY Floor per O’Nel Securities, a questo ritmo a fine anno gli indici raddoppieranno e chiaramente non e’ possibile. Secondo diversi analisti, responsabili delle strategie, economisti, i titoli azionari Usa sono ancora convenienti, l’economia e’ in via di miglioramento, non c’e’ ragione di pensare ad un ritracciamento. Ma sappiamo che il mercato non ci crede o quanto meno e’ confuso e cerca segnali piu’ chiari. La settimana scorsa, ad esempio, i dati economici negativi avevano innescato guadagni perche’ alimentano aspettative relative a nuovi interventi di stimolo della Fed. E, sottolinea Kenny,i dati invece positivi di venerdi’ hanno sostenuto i guadagni perche’ non si tratta di dati esageratamente superiori alle attese e quindi non bastano alla Federal Reserve per cambiare idea sul QE3… Confusione? Incertezza? Cautela? E la Federal Reserve non sembra aiutare. Diversi i membri della banca centrale americana che negli ultimi giorni hanno segnalato pubblicamente le proprie opinioni in termini di politica monetaria. Opinioni in qualche caso davvero discordanti come quella del presidente della Fed di Minneapolis, secondo cui bisognerebbe aumentare l’entita’ degli acquisti di bond, in netto contrasto con quella del Presidente della Fed di Dallas, Richard Fisher, secondo cui il QE3 andrebbe allentato al piu’ presto.
Questa settimana, povera di dati economici, avremo nuove informazioni dalla Federal Reserve: diversi gli interventi in calendario da parte di alcuni dei componenti della banca centrale ma soprattutto aspettiamo il discorso del Presidente Ben Bernanke al Congresso sullo stato dell’economia. Secondo Kenny le domande dei legislatori saranno probabilmente incentrate sull’efficacia del piano di acquisto di bond della Fed e sull’impatto reale degli stimoli sulla congiuntura americana…
Ed e’ vero, come ricorda Kenny, che le opinioni dei membri della Fed possono fornirci qualche dettaglio in piu’ sul dibattito in corso all’interno del FOMC, ma Ben Bernanke e’ l’unico in grado di segnalare quello che fara’ la Federal Reserve. Nelle ultime settimane Bernanke ha piu’ volte ribadito che nonostante l’economia stia mostrando segnali di recupero siamo ancora lontani dal ritmo di crescita auspicato dalla Fed – quindi aspettiamoci ancora il supporto da parte della stessa.

Seduta di guadagni a Wall Street, innescati dai commenti di David Tepper. Il rally continuera’, le valutazioni restano interessanti

David Tepper dimostra ancora una volta la sua influenza sul mercato. Il co-fondatore e gestore del’hedge fund Appaloosa Management dice pubblicamente quello che tanti operatori a Wall Street pensano gia’ da tempo: non bisogna temere un’interruzione delle operazioni di acquisto di bond da parte della Feredal Reserve.

Se la Fed non inizia a rallentare il ritmo degli aiuti entreremo in un mercato hyper-drive (pericoloso) scondo Tepper e, per garantire una crescita stabile (e non pericolosa), la Fed deve mollare la presa.
E’ vero che la banca centrale americana non ha indicato per ora l’intenzione di interrompere il QE3, nonostante il Wall Street Journal abbia riferito venerdi’ che un piano di uscita sarebbe gia’ pronto anche se niente e’ ancora deciso sulla tempistica – ancora al centro del dibattito tra i membri del FOMC. Il quotidiano ha citato il Presidente della Fed di Philadelphia Charles Plosser che oggi ha confermato la sua posizione: la Fed dovrebbe iniziare ad allentare le operazioni di stimolo al piu’ presto.

I commenti di David Tepper hanno sostenuto oggi in parte i listini, era gia’ successo in passato. Nel settembre del 2010, anche in quell’occasione nel corso di un’intervista rilasciata alla CNBC, Tepper aveva innescato quello che e’ stato definito poi il “Tepper Rally” dopo aver dichiarato che il programma di acquisto di bond della Fed avrebbe garantito un rafforzamento dell’azionario. E cosi’ e’ stato, con il Dow Jones e lo S&P 500 che da allora hanno guadagnato circa il 45% e toccato – solo la settimana scorsa – nuovi massimi assoluti.
Secondo David Tepper il rally continuera’ e ci sono ancora $400 miliardi nell’economia in cerca di una destinazione e l’azionario resta ancora il posto migliore per investire. L’hedge fund Appaloosa l’anno scorso ha garantito un ritorno del 30%. Tepper ha dichiarato di avere in portafoglio ancora Apple, che perfomera’ in linea con il mercato e dovrebbe rimanere un titolo solido se il prossimo prodotto che verra’ lanciato dal gruppo sara’ rivoluzionario. Tepper e’ ancora positivo sui bancari, Citigroup e’ il titolo che gode della maggiore percentuale in portafoglio.

Tepper non e’ il solo a pensare che l’azionario sia ancora interessante e che la valutazioni siano ancora molto basse. Il gestore ha utilizzato, per esprimere il suo punto di vista, un grafico elaborato dal blog Liberty Street Economics (sul sito della Federal Reserve di New York) sull’andamento dell’Equity Rick Premium (la differenza tra le aspettative di ritorni dall’azionario e dall’obbligazionario) che dimostra che i titoli azionari sono i piu’ economici degli ultimi 50 anni. Eccolo qui.

 

 

 

Il mercato Usa resiste grazie ai difensivi. Attesa debolezza per le prossime settimane

Il bilancio settimanale resta positivo, gli indici di Borsa americani hanno perso terreno venerdi’ recuperando pero’ sul finale degli scambi. Una conferma della tenacia del mercato azionario americano che resiste, determinato a continuare la sua fase di rialzi – grazie alla percezione di “bene rifugio” in questo momento problematico a livello globale. La forte flessione delle materie prime – petrolio sui minimi di 8 mesi, oro minimi dal luglio del 2011 – i dati economici – che mostrano consumi deludenti e consumatori preoccupati – non sono quindi bastati a deprimere il mercato. La spinta dei difensivi ha contrastato la debolezza dei titoli ciclici.
Ma e’ in vista una pausa di riflessione per il mercato, mi dice Peter Cardillo, Chief Market Economist per Rockwell Global Capital, che prevede una flessione tra il 6% e l’8% nel corso delle prossime tre settimane in reazione alla pubblicazione degli utili societari. Un movimento che sara’ provocato non solo dai numeri deboli (Peter si aspetta un calo medio dell’utile dell’1,5%) ma soprattutto dall’incertezza che sara’ manifestata dalle aziende a causa degli effetti dei tagli automatici alla spesa. L’effetto Sequestration, mi dice Peter, si e’ notato sui dati economici pubblicati nelle ultime settimane e su quelli di venerdi’. Che ci dicono che il consumatore americano e’ preoccupato di perdere il lavoro, di spendere soldi in previsione di un aumento delle tasse e di un incremento dei costi per la copertura sanitaria. E’ evidente, sottolinea Peter, che i dati di oggi, insieme a quelli sull’occupazione del venerdi’ precedente, ci ricordano che la crescita economica statunitense potrebbe essere nel trimestre in corso solo tra l’1% e l’1,5% e che quindi la Federal Reserve continuera’ con il suo QE3 almeno fino alla fine dell’anno.

La prossima settimana i dati economici saranno ancora al centro dell’attenzione degli investitori insieme ad altri eventi importanti. Peter guardera’ soprattutto al Beige Book della Federal Reserve, alla riunione dei ministri delle finanze in Europa, alle previsioni del Fmi sulla situazione economica globale e poi al vero inizio della stagione degli utili trimestrali statunitensi. Utili che come ci ha detto Peter innescheranno una fase di ribassi che sara’ pero’ graduale e non repentina e soprattutto necessaria dal punto di vista tecnico che creera’ nuove opportunita’ di ingresso per gli investitori che sono rimasti fuori fino a questo momento.

Dow Jones record per la quarta seduta e S&P 500 ad una manciata di punti dai massimi assoluti..

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E il Dow Jones e’ arrivato su livelli record, oggi per la quarta seduta consecutiva. Lo S&P 500 seguira’ a breve dato che siamo ad una manciata di punti dai massimi assoluti. Un risultato importante? Cambia qualcosa per gli investitori? Vuol dire che siamo vicini ad un boom economico? Andiamoci molto piano. I fondamentali, ed e’ il parere di analisti ed economisti, non giustificano i recenti rialzi e nonostante l’economia stia mostrando lenti ma costanti segnali di recupero non siamo ancora ad una decisa crescita. Peter Cardillo, Chief Market Economist per Rockwell Global Capital, ricorda che gli ingredienti principali di questa fase di rialzi sono ancora i tassi bassissimi, quindi gli interventi di Federal Reserve e altre banche centrali.
Peter invita a rimanere sul mercato anche con il raggiungimento dei massimi ma avverte di non dimenticare che una fase di ribassi e’ sempre vicina – e sarebbe salutare per il mercato.
Abbiamo chiuso la settimana con forti guadagni e la prossima settimana potremmo vedere gli indici salire ancora. Peter si aspetta per lo S&P 500 il raggiungimento di 1575-1585 gia’ entro i primi tre giorni della prossima settimana. Pochi i dati importanti in arrivo, fatta eccezione per quelli sulla produzione industruiale, le vendite al dettaglio e sulla fiducia dei consumatori. Ma, ricorda Peter, a spingere il mercato saranno le imminenti scadenze tecniche trimestrali (venerdi’). Solitamente se il mercato si trova in una fase di rialzi, la settimana di scadenze tecniche terminera’ con forti guadagni.
Una volta raggiunti gli obiettivi, secondo Peter, lo S&P 500 entrera’ in un periodo di stabilita’ e contrattera’ in un trading range tra il 2% e 3% per poi iniziare a scendere. In parte per motivi tecnici e in parte per la temuta mancanza di stimoli della Fed in caso di ripresa della crescita economica.
Secondo Peter infatti se i dati continueranno a migliorare e se le indicazioni sull’occupazione mostreranno ancora una certa forza la Federal Reserve potrebbe presto allentare le sue operazioni di stimolo ed alzare i tassi di interesse alla fine dell’anno.

I dati di oggi del resto mostrano un inatteso recupero del mercato del lavoro. Una creazione di 236 mila nuovi occupati e un calo del tasso di disoccupazione al 7,7%. La creazione di occupazione ha riguardato, ricorda Peter, tutti i settori principali – fatta eccezione per quello pubblico. Del resto gia’ l’indice Ism dei servizi, ampiamente superiore alle attese, aveva anticipato un aumento dell’occupazione. Ma i dati di oggi non sono un netto segnale di inizio della fase di recupero e di un boom di occupazione. Si tratta probabilmente di un movimento dei numeri pre-Sequestration, prima dello scatto dei tagli automatici alla spesa. Quindi potrebbe non durare a lungo a meno che il Congresso non trovi un accordo per intervenire sui tagli alla spesa e quindi riportare l’ottimismo tra le aziende del settore privato, necessario per poter ricominciare ad assumere nuovo personale.
Un settore in particolare rassicura gli economisti, si tratta di quello della costruzione edile che ha visto il maggior incremento di assunzioni in quasi sei anni. Una conferma della fase di ripresa del mercato immobiliare.
Ma c’e’ un’altra osservazione da fare. I numeri sull’occupazione davvero rispecchiano la realta’? Ancora milioni i disoccupati in cerca di un posto di lavoro, ancora tanti che hanno abbandonato la ricerca di un’occupazione. Peter ricorda inoltre che il recupero dei numeri e’ dato soprattutto dalle assunzioni temporanee e se l’economia dovesse rallentare a causa dei tagli automatici alla spesa questi nuovi occupati si ritroveranno di nuovo senza un lavoro.